BigTech in rally, ma la corsa proseguirà solo per alcune. È arrivato il momento di maturare

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Il megatrend dell’innovazione rimane intatto e continuerà a sostenere la crescita delle aziende tech, ma non in modo uniforme. Ecco perché, secondo Janus Henderson Investors, sarà sempre più importante per queste aziende trovare un equilibrio tra costi e profittabilità. Un aspetto di cui anche gli investitori dovranno tenere conto

I vincitori della pandemia. Così i titoli big tech erano stati soprannominati ai tempi del Covid, visto il balzo impressionante compiuto tra il 2020 e il 2021 quando, in pieno lockdown, l’utilizzo di piattaforme e nuove tecnologie era l’unico modo per rimanere in contatto. L’elevata inflazione e la conseguente stretta monetaria che hanno caratterizzato il 2022 hanno frenato la corsa delle grandi aziende tecnologiche, la quale sembra però ora aver ripreso vigore. Da gennaio, infatti, le sette big tech statunitensi (Apple, Microsoft, Alphabet, Amazon, Tesla, Netflix e Nvidia), hanno registrato un rendimento complessivo del 34% a fine aprile.

Oltre all’entusiasmo, tuttavia, il rally del settore ha scatenato tra gli investitori anche la paura, dal momento che escludendo i grandi nomi, il resto dell’indice MSCI USA ha performato un magro il 3%. Se fino a un paio di anni fa gli investitori erano infatti più che disposti a tollerare livelli di costi e capex più alti davanti alla promessa di rendimenti incredibili nel lungo termine, questo non sembra più essere il caso. La domanda che gli investitori si stanno ponendo è se se e le aziende tech siano cresciute troppo in fretta rispetto ai loro mercati di riferimento e non siano percià più così attraenti come in passato.

È arrivato il momento di maturare

Per capire come si è arrivati all’attuale situazione in cui le Big Tech hanno dovuto rallentare i propri ritmi e ricercare un nuovo equilibrio (basti pensare al mega licenziamento messo in atto da Amazon, che in meno di un anno ha lasciato a casa 27.000 lavoratori) occorre tornare indietro a quando esse hanno mosso i loro primi passi.

Le BigTech sono nate come startup innovative che cercavano di conquistarsi uno spazio nel mercato, che spesso si è sviluppato proprio con e grazie ad esse. Nella fase inziale di sviluppo queste società sono state grado, infatti, di investire sfruttando il ciclo economico senza doversi eccessivamente preoccupare dei venti contrari del mercato. Questo perché gli investitori hanno riconosciuto il ruolo fondamentale che le nuove tecnologie avrebbero svolto nella digitalizzazione dell’economia globale. Ruolo la cui immensa portata si è resa chiara in meno di un decennio.

Successivamente, negli anni della pandemia, per sostenere la domanda diverse aziende leader del settore hanno aumentato aggressivamente la loro capacità produttiva attraverso assunzioni e investimenti di capitale. Tuttavia, quando la domanda si è ridotta per effetto del venir meno dell’emergenza pandemica, molte di esse si sono ritrovate con una struttura operativa molto più vasta di quanto richiesto dalle nuove condizioni del mercato.

Il settore della tecnologia ha quindi perso il suo appeal? Secondo Denny Fish, Portfolio Manager di Janus Henderson Investors non sembra questo essere il caso “I trend secolari che guidano il settore delle nuove tecnologie sono ancora forti e il comparto rimane al centro degli investimenti. Tuttavia, con il maturare dei mercati finali, le aziende dovranno bilanciare gli investimenti futuri con la redditività”.

Insomma, ora che il rush è finito, è arrivato il momento di maturare anche per le aziende del segmento tech. Cosa significa questo in concreto? “Che esse dovranno essere gestite sulla base di parametri tradizionali, come l’espansione di margini e la generazione di flussi, dimostrando la loro capacità di aumentare la redditività”, risponde l’esperto.

Questo non significa che investire a lungo termine non sia più importante. Piuttosto, in base alle dinamiche specifiche del settore, le aziende dovranno bilanciare gli investimenti per la crescita futura con la redditività a breve termine.

In futuro, “riteniamo che un’allocazione oculata del capitale, una posizione di mercato dominante e la capacità di generare un ritmo di crescita degli utili superiore a quello del mercato in generale saranno fattori cruciali nel determinare quali titoli tecnologici saranno più performanti”, aggiunge l’esperto di Janus Henderson.

Consigli per gli investitori

Il processo di maturazione che sta interessando il settore tech non deve allarmare gli investitori, in quanto si tratta di uno sviluppo positivo e naturale nel ciclo di vita di aziende stabili e che funzionano. “Data la sua capacità di stimolare la produttività, riteniamo che il settore tecnologico aumenterà la sua quota di utili societari aggregati nel prossimo decennio. Ciò implica una crescita continua e quindi investimenti”, suggerisce Fish.

La palla però dovrà anche passare per le mani dei manager: gli investitori, infatti, si aspettano che redditività e restituzione di valore agli azionisti diventino la nuova priorità delle aziende tech. “E i primi segnali che arrivano sono già positivi, con molte società tecnologiche che hanno deciso di sfruttare le loro scorte di liquidità per pagare dividendi e riacquistare azioni”, conclude l’esperto.

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