Il 2023 sarà l’anno delle obbligazioni, sì ma quando e per quali?

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Il 2023 dovrebbe essere un anno propizio per le obbligazioni, soprattutto quelle di tipo investment grade e i titoli di Stato a elevata qualità. Parola di Janus Henderson Investors, che indica anche il momento più adatto per acquistarle

Esiste una pianta in Indonesia, l’aro gigante, che per vederlo fiorire si deve aspettare anche 20 anni. Un momento così propizio potrebbe essere raggiunto per le obbligazioni proprio nel 2023. In particolare, nella prima metà dell’anno. Ne sono convinti gli esperti di Janus Henderson Investors, guardando alle condizioni che si stanno creando sul fronte macro e dei mercati.

“Riteniamo che le obbligazioni investment grade a elevata qualità, in particolare i titoli di Stato, raggiungano tali condizioni ideali all’inizio del 2023, quando una convergenza tra rendimenti interessanti e il punto di inflessione della politica dei tassi darà la possibilità di ottenere forti rendimenti”, affermano Jenna Barnard e John Pattullo, entrambi Co-Head of Global Bonds di Janus Henderson Investors.

Il momento giusto

Innanzitutto, nel 2023 si dovrebbero registrare rendimenti interessanti per l’obbligazionario. Già negli ultimi mesi si è assistito a un aumento dei rendimenti, soprattutto nel tratto breve, cioè per i bond a breve scadenza. “Ciò offre agli investitori la rara opportunità di ottenere un reddito più elevato con obbligazioni a scadenza più breve rispetto a quelle a scadenza più lunga, essendo al contempo esposti a un minor rischio di tasso d’interesse”.
Nel 2023, però, non si registreranno solo livelli di reddito interessanti per le obbligazioni. Secondo la casa di gestione americana, infatti, l’anno nuovo rappresenterà anche un punto di svolta per il ciclo dei tassi, poiché le banche centrali modificheranno la loro politica a fronte di un calo dell’inflazione e dell’arrivo della recessione economica.

Negli Stati Uniti si sta assistendo già da alcuni mesi a un rallentamento dell’inflazione (al 7,1% dal 9,1% toccato a giugno) e anche nell’Eurozona i prezzi hanno iniziato a sgonfiarsi (a dicembre l’inflazione si è attestata al 9,2% dal 10,1% precedente). Intanto, sul fronte crescita sono giunti alcuni segnali di raffreddamento, con il mercato immobiliare d’Oltreoceano che sta già risentendo dell’aumento dei tassi da parte della Federal Reserve e l’attività terziaria (indice ISM servizi) che a dicembre si è contratta per la prima volta dal 2020, in linea con il settore manifatturiero. Senza contare l’ondata di licenziamenti in arrivo da alcuni colossi, come Amazon e Twitter, che potrebbe compromettere lo stato di salute del mercato del lavoro a stelle e strisce. “E’ solo una questione di tempo – e probabilmente ciò avverrà all’inizio del 2023 – prima che i dati sugli occupati non agricoli si allineino ad altre statistiche sull’occupazione in base alle quali le aziende stanno licenziando”. Infatti, secondo il Leading Economic Index (LEI) del Conference Board, un indicatore altamente affidabile in materia di occupazione fin dagli anni ‘60, i numeri degli occupati diversi dal settore agricolo sono destinati a calare.

Di fronte a questo scenario, la politica monetaria della Federal Reserve potrebbe cambiare. “A nostro avviso la Fed si preoccuperà e taglierà i tassi quando cominceranno a emergere dati negativi sugli occupati non agricoli – e questo potrebbe avvenire già nella prima metà del 2023”.

I titoli obbligazionari da privilegiare

Se le cose staranno così, c’è da aspettarsi una politica più restrittiva da parte delle banche centrali, che a sua volta favorirebbe, secondo Janus Henderson Investors, le obbligazioni con rating più elevato, in particolare quelle sovrane, in quanto gli investitori privilegerebbero asset meno rischiosi. “A nostro avviso, siamo semplicemente in presenza di troppi dati che avvalorano la tesi secondo cui siamo prossimi a una situazione in cui i titoli sovrani e le obbligazioni societarie di tipo investment grade presenteranno solide performance nel 2023”.

La qualità, dunque, sarebbe da privilegiare nella scelta dei titoli obbligazionari, mentre per quanto riguarda la durata, i due esperti suggeriscono di posizionarsi maggiormente sul tratto corto, ma non in maniera assoluta. “Sebbene apprezziamo le obbligazioni a breve scadenza, il fatto di detenere solo obbligazioni di quest’ultimo tipo potrebbe comportare un costo opportunità, rappresentato dalla potenziale rinuncia a plusvalenze superiori derivanti dalla detenzione di obbligazioni a più lunga scadenza a fronte del calo dei tassi da parte delle banche centrali”.

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