Mercato dell’arte 2025, un inizio in sordina
Non è che il 2025 del mercato dell’arte fosse iniziato sotto ai migliori auspici: nel 2024 le vendite erano calate del 12%, dopo essersi contratte del 3% nel 2023 (Art Basel and Ubs Global Art Market Report). Né le cose erano sembrate migliorare nel primo semestre dell’anno, quando le vendite di Christie’s, Sotheby’s e Phillips erano calate del 6% rispetto all’analogo periodo dell’anno precedente, con un brivido: Sotheby’s (poi rivelatasi casa record dell’anno) aveva mancato di vendere a maggio, a New York, la monumentale scultura anni ’50 di Alberto Giacometti, Grand tête mince, valutata 70 milioni di dollari (cinque i motivi del flop).

Alberto Giacometti, Grand tête mince
La musica è cambiata decisamente nella seconda parte dell’anno, in autunno. New York si è imposta con una serie di vendite ultramilionarie, con transazioni sopra i 10 e 100 milioni di dollari. Citando i dati di Pi-eX e Christine Bourron, le vendite delle tre principali case d’asta sono complessivamente cresciuti del 15%.
La fiammata e il decollo
All’interno del mercato dell’arte, l’incertezza geopolitica che ha caratterizzato l’anno si è intrecciata con un cambiamento demografico dei collezionisti: la ricchezza della generazione dei boomer (1946-1964) ha iniziato a trasferirsi a eredi o coniugi — in gran parte donne — portando sulla scena compratori sempre più giovani e più donne. La “bomba” arriva con la vendita mozzafiato del Ritratto di Elisabeth Lederer (1914-16) di Gustav Klimt per 236 milioni di dollari, il prezzo più alto mai raggiunto in asta per un’opera d’arte moderna.

Diversi osservatori ravvisano la scintilla che ha fatto ripartire il mercato nell’asta della collezione surrealista di Pauline Karpidas, da Sotheby’s Londra a settembre, capace di realizzare 59 milioni di sterline.
A fine anno, l’Hippopotame Bar in rame di François-Xavier Lalanne, pièce unique, ha stabilito un record di 31,4 milioni di dollari, sia per l’artista sia per qualsiasi oggetto di design mai venduto in asta. La rivalutazione è stata impressionante, considerando la stima iniziale di 7-9 milioni. Anche la durata dei rilanci è stata eccezionale: 26 minuti. «Questo era l’‘icona assoluta’ dell’artista», afferma Jodi Pollack, presidente e corresponsabile mondiale per il design del XX secolo di Sotheby’s.

A favorire la ripresa, le stime scese a livelli più realistici: si è così favorita la magia tipica delle vendite in asta, aumentando la percentuale di opere vendute. Il crescente ricorso a garanzie di terzi — utilizzate dalle case d’asta per assicurare le vendite e ridurre i propri rischi — ha contribuito a far scendere i tassi di invenduto. Pi-eX rileva che, a novembre a New York, erano al 4% in valore: uno dei livelli più bassi di sempre.
Gallerie in chiusura, apertura, e nuove fiere (l’ascesa del Medio Oriente)
Dopo oltre 30 anni ha chiuso la Blum Gallery (per un totale di circa 50 dipendenti e una sessantina di artisti in rappresentanza). In seguito, hanno chiuso altre realtà (a New York, Venus Over Manhattan e Clearing Gallery) decretando per molti l’inizio della fine del modello tradizionale di galleria. Ma per diversi osservatori, non si è trattato che dell’alba di un nuovo modo di intermediare l’arte.
Thaddaeus Ropac ha aperto una nuova galleria a Milano. L’Italia è oggi il paese con l’Iva più favorevole per il commercio di opere d’arte rispetto al resto d’Europa (5%). Anche a Londra alcuni galleristi storici hanno aperto nuovi spazi. Gli Stati Uniti restano — e resteranno — la piazza migliore per vendere l’arte blue chip, ma il 2025 si ricorderà per l’ascesa è del Medio Oriente, che sarà anche la stella del 2026.
Art Basel Qatar debutterà a febbraio e Frieze ad Abu Dhabi novembre. Intanto Sotheby’s — partecipata dal fondo sovrano di Abu Dhabi, ADQ — ha organizzato a dicembre la sua prima “Collectors Week” nella capitale emiratina, organizzando la sua prima asta di beni di lusso in loco, incamerando 133,4 milioni di dollari, fra cui i 2,8 milioni della borsa Hermès Birkin Voyageur appartenuta all’attrice Jane Birkin (la seconda borsa più cara di sempre) e gli 8,8 milioni del diamante da 31,68 carati Desert Rose.

La borsa Hermès Birkin Voyageur, venduta ad Abu Dhabi per 2,8 milioni di dollari

Il diamante Desert Rose, venduto ad Abu Dhabi per 8,8 milioni
A dicembre lo Zayed National Museum ha aperto ad Abu Dhabi in un edificio firmato Foster + Partners, mentre il Guggenheim progettato da Frank Gehry aprirà sull’isola di Saadiyat nel 2026. In Qatar, l’imponente Art Mill Museum aprirà nel 2032. L’ultima edizione di Frieze — realizzata in partnership con il Department of Culture and Tourism di Abu Dhabi (DCT) — segna la crescita delle collaborazioni a tutti i livelli.

