Ubs, effetto Credit Suisse: rosso da 785 milioni, ma sale la raccolta

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Primo bilancio trimestrale in rosso per Ubs in sei anni. La maxi-acquisizione di Credit Suisse pesa per 2 miliardi. Sergio Ermotti: “Forti afflussi nel wealth management”

Si calcola una perdita netta di 785 milioni di dollari nel terzo trimestre dell’anno, a fronte dei 444 milioni attesi dagli analisti

L’attività di wealth management di Credit Suisse registra, per la prima volta in un anno e mezzo, un saldo positivo di 3 miliardi

Ubs incassa il suo primo bilancio trimestrale in rosso in quasi sei anni, complice la maxi-acquisizione di Credit Suisse. Si parla di una perdita netta di 785 milioni di dollari nel terzo trimestre dell’anno (a fronte dei 444 milioni attesi dagli analisti). I costi legati all’operazione sostenuti dal colosso svizzero ammontano infatti a 2 miliardi di dollari. L’utile ante imposte depurato dalle spese di integrazione si attesta sugli 844 milioni. “Andiamo avanti a passo sostenuto”, rassicura il ceo Sergio Ermotti. “I clienti hanno continuato a porre fiducia in noi contribuendo con forti afflussi nel wealth management e nelle nostre filiali in Svizzera”, aggiunge. Dichiarandosi ottimista sul futuro. “Stiamo costruendo una versione ancora più solida e sicura di Ubs, che a marzo è stata chiamata a stabilizzare il sistema finanziario e di cui tutti gli stakeholder devono essere orgogliosi”.

L’attività di gestione patrimoniale di Credit Suisse registra, per la prima volta in un anno e mezzo, un saldo positivo di 3 miliardi di dollari. Ubs global wealth management totalizza nello stesso periodo una raccolta netta di 18 miliardi di dollari, la seconda più alta su base trimestrale da oltre 10 anni. I ricavi totali del settore wealth management aumentano del 21% a 5.810 milioni di dollari, crescita principalmente legata al consolidamento dei ricavi dell’ormai ex rivale elvetica. Le spese operative sono salite del 44% a 4.801 milioni di dollari, soprattutto a causa del consolidamento delle spese di Credit Suisse, dei costi legati all’integrazione, di effetti valutari sfavorevoli, dell’aumento dei compensi variabili dei consulenti finanziari e dell’incremento delle spese tecnologiche, fanno sapere dall’istituto in una nota. Escludendo le spese legate all’integrazione, pari a 431 milioni di dollari, le spese operative ammontano a 4.370 milioni, mentre il rapporto costi-ricavi si attesta sull’82,6%. La raccolta netta risulta pari, in definitiva, a 22 miliardi di dollari.

“Le banche centrali hanno sospeso i rialzi dei tassi di interesse, ma permangono incertezze sul livello appropriato dei tassi che consentirà all’inflazione di convergere verso i loro obiettivi”, spiega Ubs. “Di conseguenza, le prospettive per la crescita economica, la valutazione degli asset e la volatilità dei mercati restano difficili da prevedere”, si legge nel comunicato stampa. L’istituto svizzero osserva inoltre come le tensioni geopolitiche in corso (tra cui i conflitti in Medio Oriente e in Ucraina) continuino a offuscare le prospettive macroeconomiche; insieme alla tipica stagionalità, avverte Ubs, potrebbero influenzare l’attività dei clienti istituzionali e del wealth management negli ultimi tre mesi dell’anno. “Prevediamo che i clienti continueranno a spostare liquidità dai depositi verso prodotti a più alto rendimento”, scrive la banca. “Mentre continuiamo ad attuare la nostra strategia, i nostri piani di crescita e di integrazione, la nostra attenzione rimane rivolta a compensare alcune di queste sfide in corso, aiutando i clienti a gestire rischi e opportunità, guadagnando quote di portafoglio e riducendo attivamente i nostri costi non-core”.

Sotto pressione intanto i dirigenti di Ubs che si occupano di gestione patrimoniale, impegnati a trattenere i grandi clienti di entrambe le banche, specie in Medio Oriente. Come ricordato dal Financial Times, il neo colosso del wealth management ha recentemente concesso una linea di credito da 9 miliardi di dollari all’ex primo ministro del Qatar, lo sceicco Hamad bin Jassim bin Jaber al-Thani, cliente a lungo termine sia di Ubs che di Credit Suisse. Guardando all’Italia, dallo scorso 11 settembre Giovanni Ronca (ex dirigente di Unicredit e Telecom Italia) ha assunto la responsabilità delle operazioni di wealth management combinate di Ubs e Credit Suisse. Le ultime indiscrezioni di stampa danno invece in uscita Paolo Federici, responsabile del wealth di Ubs Italia, tra la fine del 2023 e l’inizio del 2024.

di Rita Annunziata

Responsabile dell’Osservatorio sul wealth management al femminile di We Wealth. Giornalista professionista, è laureata in Politiche europee e internazionali. Precedentemente videoreporter per Class Editori e ricercatrice per il Centro di ricerca sulle mafie e la corruzione dell’Università Suor Orsola Benincasa. Collabora anche con La Repubblica.

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