Un’Istituzione finanziaria al servizio della Chiesa
La Banca del Vaticano, più formalmente conosciuta come Istituto per le Opere di Religione, resta un’istituzione finanziaria unica nel panorama internazionale. Non nasce come banca commerciale aperta al pubblico, ma come ente al servizio della Chiesa cattolica, con il compito di custodire e amministrare beni destinati a opere di religione o di carità. È questa finalità a distinguerla da qualunque altro operatore finanziario e a spiegare perché il suo ruolo continui a suscitare interesse ben oltre i confini vaticani. Lo IOR si presenta oggi come l’unico ente autorizzato a svolgere professionalmente attività finanziaria nello Stato della Città del Vaticano e come l’unico ente finanziario che destina i propri utili a opere di religione o di carità.
Negli ultimi anni il suo profilo pubblico si è spostato sempre di più verso i temi della trasparenza, della vigilanza e della conformità alle regole internazionali. A confermarlo sono sia il nuovo Statuto entrato in vigore nel 2023 sia la comunicazione più recente dell’Istituto, che insiste su governance, controlli, bilanci pubblici e investimenti coerenti con la Dottrina Sociale della Chiesa. Nel 2026 lo IOR ha inoltre ribadito di servire oltre 12.000 clienti in più di 110 Paesi, tutti appartenenti alla Chiesa cattolica o operanti al suo servizio.
Cos’è la Banca del Vaticano (IOR)
Definizione e scopo dell’Istituto per le Opere di Religione
L’Istituto per le Opere di Religione è un ente con personalità giuridica canonica pubblica, disciplinato dallo Statuto approvato nel 2023. Il suo scopo, indicato all’articolo 2 dello Statuto, è provvedere alla custodia e all’amministrazione dei beni mobili ed immobili ad esso trasferiti o affidati da persone fisiche o giuridiche e destinati ad opere di religione o di carità. Si tratta quindi di una missione molto precisa, che colloca lo IOR dentro una dimensione ecclesiale e non dentro il normale mercato bancario rivolto al pubblico indistinto.
Nel linguaggio comune continua a essere definito banca del Vaticano, ma la sua natura resta diversa da quella di una banca commerciale tradizionale. Lo IOR fornisce servizi finanziari e di pagamento a soggetti ammessi secondo criteri rigorosi e dichiara di offrire solo investimenti coerenti con la fede cattolica, destinando i propri utili a opere di religione o di carità. Questa impostazione non è solo identitaria, ma viene oggi presentata come parte integrante del suo posizionamento istituzionale.
Dove si trova e qual è la sua funzione principale
Lo IOR ha sede esclusivamente nello Stato della Città del Vaticano e non ha filiali né succursali in altri Paesi. Questa caratteristica, richiamata sia dallo Statuto sia dalle FAQ ufficiali, aiuta a capire che non si tratta di una banca diffusa sul territorio, ma di un’istituzione concentrata dentro un perimetro preciso, strettamente connesso alla Santa Sede e alla sua missione.
La sua funzione principale è sostenere, attraverso servizi finanziari e di pagamento, le articolazioni della Chiesa cattolica nel mondo. Lo IOR si definisce infatti l’unico ente finanziario al servizio della Chiesa cattolica nel mondo e l’unico ente autorizzato a svolgere professionalmente attività finanziaria nello Stato della Città del Vaticano. La sua attività non è dunque orientata alla clientela retail, ma a un sistema di soggetti istituzionali, religiosi e personali che operano in rapporto con la Chiesa.
Differenza tra banca e istituto finanziario vaticano
Pur svolgendo attività finanziarie e di pagamento, lo IOR non coincide con la nozione comune di banca commerciale. Non è aperto al pubblico generalista, non persegue una logica di profitto per azionisti e opera all’interno di una missione statutaria che lega la gestione dei beni a finalità religiose e caritative. È proprio questa impostazione a spiegare perché, anche quando viene chiamato banca del Vaticano, sia più corretto definirlo un istituto finanziario vaticano con una funzione specifica.
Un’altra distinzione importante riguarda il rapporto con l’APSA. Nelle FAQ ufficiali, lo IOR chiarisce che è l’unico ente vaticano autorizzato dall’Autorità di Supervisione ed Informazione Finanziaria a svolgere attività finanziaria, mentre l’APSA ha lo scopo di amministrare i beni della Santa Sede e fornire i fondi necessari al funzionamento della Curia Romana. Le due realtà appartengono quindi allo stesso ecosistema, ma svolgono funzioni diverse.
Storia e origini dell’Istituto per le Opere di Religione
Le radici dell’IOR e la fondazione del 1942
Le radici dello IOR precedono la sua fondazione ufficiale. Già nel 1887 Papa Leone XIII istituì la Commissione Cardinalizia ad pias causas, creata per amministrare beni, lasciti e opere pie destinati alla Santa Sede. Nel 1904 Papa Pio X ne cambiò il nome in Commissione Cardinalizia per le Opere di Religione, segnando una continuità istituzionale che sarebbe poi confluita nello IOR moderno.
L’Istituto per le Opere di Religione fu poi istituito ufficialmente il 27 giugno 1942 da Papa Pio XII. La sua nascita rispondeva alla necessità di dotare la Santa Sede di uno strumento più adeguato alla gestione dei beni destinati a finalità religiose e caritative, in un contesto internazionale complesso segnato dalla guerra. Da allora lo IOR è diventato uno dei nodi più delicati e simbolici dell’assetto economico vaticano, proprio perché incrocia missione ecclesiale, amministrazione patrimoniale e servizi finanziari.
Evoluzione e riforme nel tempo
Nel corso dei decenni lo IOR ha conosciuto più fasi di riforma. Un passaggio importante risale al 1990, quando Giovanni Paolo II approvò un nuovo Statuto che definiva scopo e governance dell’Istituto. Negli anni successivi, soprattutto dopo le controversie che ne hanno segnato la reputazione, il processo di revisione si è intensificato.
Con Benedetto XVI il percorso di adeguamento alle regole antiriciclaggio e di vigilanza prudenziale ha ricevuto un’accelerazione decisiva. Papa Francesco ha poi proseguito questo cammino con il nuovo Statuto entrato in vigore il 7 marzo 2023, che ha confermato l’impianto dell’Istituto, semplificato la struttura di governo e ribadito l’allineamento ai migliori standard normativi in materia di prevenzione del riciclaggio e del finanziamento del terrorismo. La comunicazione più recente dello IOR insiste proprio su questa traiettoria: un ente che rivendica di aver trasformato governance, controlli interni e cultura organizzativa nel corso dell’ultimo decennio.
Struttura e organi di governo dell’IOR
Commissione Cardinalizia di Vigilanza
La Commissione Cardinalizia di Vigilanza è l’organo che sovrintende alla fedeltà dello IOR alle norme statutarie e alla sua missione. Lo Statuto prevede che sia composta da cinque cardinali nominati dal Pontefice per un mandato di cinque anni, rinnovabile una sola volta. Tra i suoi compiti rientrano la vigilanza sull’Istituto, la nomina del Consiglio di Sovrintendenza e l’approvazione di passaggi essenziali della governance.
Sul piano delle nomine, l’aggiornamento più rilevante è del 2 febbraio 2026: la Commissione ha annunciato la nomina del cardinale Giuseppe Petrocchi a nuovo presidente, dopo l’uscita del cardinale Christoph Schönborn per limiti di età. Nello stesso comunicato lo IOR ha dato conto anche dell’ingresso del cardinale Ángel Fernández Artime come nuovo membro della Commissione. È un passaggio importante perché segnala continuità nel processo di riforma, ma anche un aggiornamento concreto degli equilibri al vertice.
Consiglio di Sovrintendenza e Direzione Generale
Il Consiglio di Sovrintendenza è l’organo di indirizzo strategico e politico dello IOR. È composto da sette membri di riconosciuta esperienza economico-finanziaria e di provata affidabilità, nominati dalla Commissione Cardinalizia. Il Rapporto Annuale 2024 indica come componenti Jean-Baptiste Douville de Franssu, Javier Marín Romano, Georg Freiherr von Boeselager, Bernard Brenninkmeijer, Lord Michael Hintze, François Pauly e Sheila Uriarte Tan.
Nel 2026 è stato annunciato anche il passaggio di testimone alla presidenza del Consiglio: François Pauly, già membro del Consiglio dal 2024, è stato nominato prossimo presidente e succederà a Jean-Baptiste Douville de Franssu dopo l’approvazione dei risultati finanziari 2025, prevista per il 28 aprile 2026. La Direzione Generale, che secondo il nuovo Statuto è un organo monocratico, continua a fare capo a Gian Franco Mammì, direttore generale dell’Istituto.
Il ruolo del Prelato e degli organi di controllo
Il Prelato è una figura peculiare della governance dello IOR. Ha la funzione di assistere in loco amministratori e dipendenti affinché operino secondo i principi dell’etica cattolica e in coerenza con la missione dell’Istituto. Sul sito ufficiale dello IOR il ruolo è attualmente ricondotto a monsignor Battista Mario Salvatore Ricca.
Accanto agli organi di governo, l’Istituto si struttura anche attraverso funzioni di controllo interno e controllo esterno. Il Rapporto Annuale 2024 richiama esplicitamente Internal Audit, Compliance e Risk Management come pilastri del sistema dei controlli interni, oltre alla revisione legale dei conti affidata a un revisore esterno. Sul fronte della vigilanza esterna, lo IOR ribadisce di essere sottoposto all’Autorità di Supervisione ed Informazione Finanziaria dello Stato della Città del Vaticano.
Funzioni e servizi offerti dalla Banca del Vaticano
Gestione di conti e depositi
Lo IOR offre servizi di conto corrente e di gestione dei depositi alla clientela ammessa secondo i requisiti previsti. Sul sito ufficiale il conto corrente IOR viene descritto come un conto multivaluta, utilizzabile in dieci valute diverse e destinato a consentire pagamenti in tutto il mondo. Questo conferma la natura operativa dell’Istituto, che non si limita alla custodia patrimoniale ma fornisce anche strumenti finanziari concreti alla propria clientela.
Dal punto di vista dei numeri, il dato più aggiornato è quello del Bilancio 2024: l’Istituto ha comunicato una raccolta complessiva della clientela pari a 5,7 miliardi di euro, con un patrimonio netto di 731,9 milioni di euro. Nel marzo 2026 lo IOR ha inoltre ribadito di servire oltre 12.000 clienti in più di 110 Paesi. Sono elementi che aiutano a misurare la dimensione attuale dell’Istituto, pur restando dentro un perimetro molto selettivo.
Investimenti e gestione patrimoniale
Lo IOR continua a presentare i servizi di investimento come una delle sue aree più caratterizzanti. Sul sito ufficiale distingue tra gestioni patrimoniali mobiliari, servizi amministrati e consulenza, tutti costruiti all’interno di un processo che deve essere coerente con la Dottrina Sociale della Chiesa. L’Istituto sottolinea di offrire solo investimenti coerenti con la fede cattolica e di applicare criteri etici lungo tutto il processo di selezione degli strumenti finanziari.
L’aggiornamento più recente in questo ambito è del 10 febbraio 2026, quando lo IOR ha annunciato il lancio di due nuovi benchmark azionari sviluppati con Morningstar Indexes: il Morningstar IOR Eurozone Catholic Principles e il Morningstar IOR US Catholic Principles. L’Istituto li ha presentati come indici pienamente conformi ai principi dell’etica cattolica e destinati a diventare un riferimento per gli investimenti cattolici nel mondo. È un passaggio che rafforza la centralità del tema etico nel posizionamento finanziario dello IOR.
Servizi finanziari: bonifici, carte e pagamenti
Accanto agli investimenti, lo IOR offre servizi di pagamento strutturati. Il sito ufficiale indica la possibilità di disporre bonifici in Europa attraverso il circuito SEPA e nel resto del mondo tramite SWIFT, anche attraverso l’internet banking. Viene inoltre confermata l’offerta di strumenti di monetica, con carte diverse a seconda delle esigenze della clientela.
Negli ultimi anni l’Istituto ha rafforzato anche la dimensione digitale dei propri servizi. Oggi mette a disposizione IOR Portal per l’internet banking, una app dedicata per l’accesso e l’autorizzazione delle operazioni e strumenti di firma elettronica. Questa evoluzione accompagna la trasformazione più ampia della banca del Vaticano: meno percepita come struttura chiusa e opaca, più impegnata a presentarsi come operatore finanziario moderno per i soggetti che può legittimamente servire.
Attività creditizia e servizi interni alla Città del Vaticano
Lo IOR non si presenta come una banca di credito tradizionale orientata alla concessione generalizzata di prestiti al pubblico. La sua operatività resta legata ai servizi finanziari, di pagamento e di investimento rivolti alla propria clientela ammessa, nonché a esigenze specifiche riconducibili alla vita economica dello Stato della Città del Vaticano e della Chiesa cattolica.
Nel quadro attuale, il dato più rilevante non è tanto l’ampliamento delle attività creditizie in senso tradizionale, quanto il consolidamento della funzione di servizio. Lo IOR continua a definirsi un ente specializzato, al servizio della Chiesa cattolica nel mondo, con strumenti che vanno dal conto corrente ai bonifici, dalla consulenza agli investimenti coerenti con la fede cattolica. È questa specializzazione, più che un’attività bancaria generalista, a definirne oggi il profilo.
Chi può essere cliente dell’IOR
Enti e istituzioni religiose ammesse
L’accesso ai servizi dello IOR resta rigorosamente riservato a una clientela specifica. Le FAQ ufficiali chiariscono che l’Istituto accetta come clienti solo persone giuridiche o fisiche che fanno parte della Chiesa cattolica o che sono al servizio della stessa, a condizione che soddisfino i requisiti previsti dai regolamenti vigenti. È questo il criterio di fondo che delimita il perimetro dei rapporti dell’Istituto.
Tra i soggetti serviti rientrano, in termini generali, enti della Santa Sede e dello Stato della Città del Vaticano, istituti religiosi, diocesi, altri enti con personalità giuridica canonica o civile vaticana, membri del clero, religiosi, dipendenti e pensionati vaticani. Nel 2026 lo IOR ha dichiarato di servire oltre 12.000 clienti in più di 110 Paesi, confermando la dimensione globale della propria base clienti pur all’interno di regole di ammissione molto selettive.
Criteri di accesso e chiusura dei conti non autorizzati
I criteri di accesso allo IOR sono oggi strettamente collegati alle regole di adeguata verifica, conformità e antiriciclaggio. Le FAQ dell’Istituto spiegano che l’aspirante cliente deve innanzitutto chiedere un appuntamento con un consulente, che fornisce assistenza per la presentazione della richiesta agli uffici competenti; solo dopo un parere positivo si può procedere con l’apertura del conto.
Questo sistema si inserisce nel più ampio percorso di revisione dei rapporti e di chiusura dei conti non coerenti con i criteri di ammissibilità, avviato negli anni scorsi per allineare l’Istituto agli standard internazionali. Lo IOR continua a presentare questo processo come parte integrante della propria trasformazione: meno discrezionalità, più selettività e più coerenza con la missione istituzionale e con le norme di vigilanza prudenziale e antiriciclaggio applicabili nello Stato della Città del Vaticano.
Scandali e controversie nella storia dell’IOR
Il caso Banco Ambrosiano e altri episodi giudiziari
La storia dello IOR resta segnata da vicende che hanno inciso profondamente sulla sua reputazione pubblica. Il caso più noto è quello del Banco Ambrosiano negli anni Ottanta, che trasformò la banca del Vaticano in uno dei simboli più controversi dell’intreccio tra finanza, potere e opacità. Quella stagione ha lasciato un’impronta duratura sull’immaginario collettivo e continua ancora oggi a influenzare il modo in cui l’Istituto viene percepito.
Altri episodi giudiziari e controversie hanno alimentato per anni dubbi sulla qualità dei controlli e sulla trasparenza delle operazioni. Per questo, anche se lo IOR negli ultimi anni ha insistito sulla propria trasformazione, il passato resta una parte inevitabile del racconto. È proprio dalla necessità di superare quella lunga stagione di opacità che si comprende la centralità assunta oggi dai temi della vigilanza, della compliance e dei bilanci pubblici.
Le accuse di riciclaggio e le indagini internazionali
Nel tempo lo IOR è stato coinvolto in accuse di riciclaggio e in indagini che hanno messo in luce debolezze nei sistemi di controllo. Tra i casi più citati resta quello di monsignor Nunzio Scarano, esploso nel 2013, che contribuì a riaccendere l’attenzione internazionale sul tema dell’utilizzo dei conti IOR e sulla necessità di verifiche più stringenti.
Proprio queste pressioni, interne ed esterne, hanno spinto il Vaticano a intensificare il percorso di adeguamento agli standard internazionali. Nelle proprie comunicazioni più recenti lo IOR sottolinea che i presidi antiriciclaggio e di contrasto al finanziamento del terrorismo sono oggi verificati da auditor interni ed esterni, dall’Autorità di Vigilanza vaticana e dal Moneyval, e rivendica il riconoscimento ricevuto da quest’ultimo organismo sul piano della conformità.
Riforme e trasparenza della Banca del Vaticano
Pubblicazione dei bilanci e adesione agli standard internazionali
Uno dei segnali più concreti del cambiamento dello IOR è la pubblicazione regolare dei rapporti annuali, avviata nel 2013 e proseguita negli anni successivi. Il Bilancio 2024, pubblicato l’11 giugno 2025, ha comunicato un utile netto di 32,8 milioni di euro, in crescita del 7% rispetto al 2023, una raccolta complessiva di 5,7 miliardi di euro, un patrimonio netto di 731,9 milioni di euro e un Tier 1 ratio pari al 69,43%. Il comunicato sottolinea anche che il bilancio ha ricevuto una relazione senza rilievi da parte di Forvis Mazars S.p.A.
Sul piano normativo, lo IOR ribadisce di essere soggetto alla disciplina in materia di vigilanza prudenziale e antiriciclaggio e di operare in un quadro allineato a quello europeo in virtù della Convenzione Monetaria del 2009 tra Santa Sede/Stato della Città del Vaticano e Unione europea. L’Istituto insiste inoltre sulla presenza di un sistema di controlli interni strutturato e su una vigilanza esterna affidata all’ASIF. È dentro questa cornice che oggi cerca di collocare il proprio percorso di trasparenza.
Il ruolo dell’IOR oggi
Un’Istituzione finanziaria al servizio della Chiesa e della trasparenza
Oggi lo IOR si presenta come un’istituzione finanziaria che ha cercato di lasciarsi alle spalle la fase più controversa della propria storia senza rinunciare alla sua specificità. La missione resta quella indicata dallo Statuto: custodire e amministrare beni destinati a opere di religione o di carità. Ma a questa missione si accompagna ormai una comunicazione molto più esplicita sui temi della governance, della conformità normativa, dei controlli e della coerenza etica degli investimenti.
I dati più recenti aiutano a leggere questa nuova fase: oltre 12.000 clienti in più di 110 Paesi, utili destinati a opere di religione o di carità, risultati economici 2024 in crescita e una struttura di governo aggiornata nel 2026 sia nella Commissione Cardinalizia sia nel Consiglio di Sovrintendenza. Lo IOR continua a rimanere un soggetto osservato con grande attenzione, ma oggi prova a definirsi meno come luogo del mistero e più come istituzione finanziaria specializzata al servizio della Chiesa universale.

