I quadri più famosi
Quali sono i “quadri famosi”, quanto costano o quanto costerebbero, se fossero in vendita? Ne abbiamo selezionati alcuni, giocando ad attribuirvi una quotazione “realistica”, sulla base dei parametri attualmente in voga nel mercato dell’arte.
Nascita di Venere (1482-1485) – Sandro Botticelli

Le onde d’oro delle chiome, la pelle eburnea, l’espressione del volto fra il pudico e il sensuale: è la Venere di Botticelli, uno dei simboli inequivocabili dell’Italia. Nota come “Nascita di Venere”, la composizione raffigura più precisamente l’approdo sull’isola di Cipro della dea dell’amore e della bellezza, nata dalla spuma del mare e sospinta dai venti Zefiro e, forse, Aura. In piedi sopra la valva di una conchiglia, la dea appare pura e perfetta come ne fosse la perla. L’accoglie una giovane donna, forse la Primavera, che le porge un manto cosparso di fiori. Alla stagione primaverile rimandano anche le rose portate dai venti.
È molto probabile che il committente dell’opera sia un Medici, sebbene non si abbiano notizie del dipinto prima del 1550, quando Giorgio Vasari lo descrive nella villa medicea di Castello. Avvalora questa ipotesi anche la presenza degli alberi di aranci, emblema mediceo per l’assonanza fra il nome della famiglia e quello con cui queste piante erano note, ‘mala medica’.
Anche la coppia dei Venti che vola abbracciata è una citazione da un’opera antica, una gemma di età ellenistica posseduta da Lorenzo il Magnifico.
Quanto costa la Venere di Botticelli?
Il grado di preziosità commerciale di un Botticelli è inversamente proporzionale al suo grado di religiosità. In tal senso, il valore della Venere potrebbe sfiorare il miliardo di euro. Negli ultimi anni, alcuni quadri non famosi di Botticelli hanno avuto passaggi in asta: il Ritratto di giovane uomo (92,1 milioni di dollari da Sotheby’s il 28 gennaio 2021); l’Uomo dei dolori (45,4 milioni di dollari da Sotheby’s il 27 gennaio 2022). Infine, nel 2024, una Vergine e Bambino in trono ha incassato 9,96 milioni di sterline.
Tempera su tela di lino (172,5 × 278,5 cm). Conservato presso la Galleria degli Uffizi in Firenze.
La Gioconda (primi 15 anni del Cinquecento circa) – Leonardo Da Vinci.

Forse il primo dipinto che viene in mente fra i “quadri famosi” impressi nell’immaginario collettivo dell’umanità è senza dubbio il Ritratto di Monna Lisa del Giocondo di Leonardo Da Vinci (1452-1519), noto semplicemente come La Gioconda, terminato fra il 1503 e il 1506, anche se alcuni propendono per il periodo 1510-1515. La nobildonna ritratta sulla tavola a olio è tal Monna Lisa Gherardini, moglie del mercante fiorentino Francesco del Giocondo (l’identificazione fu di Giorgio Vasari), anche se molte sono state le supposizioni sulla vera identità del soggetto, in quella che resta una delle opere più enigmatiche dell’intera storia dell’arte. Secondo alcuni Da Vinci fuse nel volto i lineamenti di Lisa Gherardini e quelli del suo allievo prediletto, Salaì (Gian Giacomo Caprotti, 1480).
Con la sua posa a mezzobusto, la Gioconda pone una sorta di distanza psicologica fra sé e chi guarda, sorridendogli in maniera beffarda. Ma più del sorriso forse rapiscono gli occhi, che seguono l’osservatore qualunque sia il suo punto di osservazione. Leonardo portò con sé il ritratto quando si trasferì in Francia. Si ritiene che il genio toscano abbia venduto al francese re Francesco I (1494-1547) l’opera per 4000 scudi, che erano allora l’equivalente del suo stipendio di due anni.
Quanto costa La Gioconda?
Al di là del suo costo storico, quanto potrebbe costare oggi La Gioconda? Una guida nella determinazione del suo prezzo potrebbe offrirla il suo valore di assicurazione: i 100 milioni di dollari del 1962 (per un prestito negli Usa) equivalenti a un miliardo di dollari odierni. Tenendo conto del prezzo di aggiudicazione del Salvator Mundiattribuito a Leonardo (450 milioni di dollari nel 2017), la stima sembra coerente. In realtà, altre ipotesi collocano il prezzo della Gioconda fra 1 e 2 miliardi di euro. Nel 2020, la provocazione: alcuni studiosi e analisti francesi parlarono di 50 miliardi.
Olio su tavola di pioppo (77 × 53 cm). È conservata presso il Musée du Louvre a Parigi.
L’Ultima Cena (1494-1498 circa) – Leonardo Da Vinci

Sempre di Leonardo Da Vinci, L’Ultima Cena o Cenacolo è considerato il dipinto murale più importante al mondo. Lo storico dell’arte (e architetto, e pittore) Giorgio Vasari (1511-1574) lo descriveva come «cosa bellissima e maravigliosa». È forse la testimonianza più completa dell’ingegno multiforme di Leonardo, della sua perenne volontà di sperimentare, della sua inesauribile curiosità. Nel periodo in cui lavora al dipinto, Leonardo è impegnato a studiare la luce, il suono, il movimento, ma anche le emozioni umane e la loro resa in pittura. Nel Cenacolo è evidente l’attenzione di Leonardo per la raffigurazione di quelli che lui stesso chiamava i “moti dell’animo”.
Non è un affresco – tecnica che richiedeva una rapidità d’azione invisa a Leonardo – ma una pittura a secco, con pigmenti stesi su uno strato preparatorio di colore bianco. Questa particolare tecnica rende la pittura molto più vulnerabile e fragile. Lo sa bene chi deve prendersi cura dell’opera, per la conservazione della quale si sono resi necessari numerosi di interventi di restauro fin dai primi anni dopo la sua ultimazione (l’ultimo si è concluso nel 1999).
Quanto costerebbe L’Ultima Cena?
Parte del Patrimonio UNESCO, invendibile, ha un valore superiore a qualsiasi opera di Leonardo. Tenendo conto di quanto di è scritto per la Gioconda, “il limite è il cielo”.
Dipinto parietale a secco su intonaco (460×880 cm). Ammirabile presso il refettorio di Santa Maria delle Grazie in Milano.
Canestra di frutta (1595-1596 circa) – Michelangelo Merisi da Caravaggio

Unica natura morta del suo autore giunta fino a noi, la Canestra di frutta di Caravaggio (1571-1610) è probabilmente la fondatrice del suo genere, nonché uno dei simboli indiscussi dell’Italia. Fino all’introduzione dell’euro, campeggiava sulla banconota delle 100.000 lire. È considerato uno dei primi dipinti del genere della natura morta, genere che si affermò solo negli anni della Controriforma (metà XV – metà XVII). La volle fortissimamente il Cardinal Federigo Borromeo:
con quest’opera il Merisi senza indecisione alcuna un interesse per il soggetto inanimato, non più periferico e complementare alla figura umana, ma protagonista. Per molti storici dell’arte la Canestra segna l’inizio dell’arte moderna.
Quanto costerebbe la canestra di frutta se fosse in vendita?
Forse ci si può riferire al seguente Bacco. È vero che nel 2026 lo Stato italiano ha acquistato per 30 milioni di euro il ritratto di Monsignor Maffeo Barberini (il futuro Papa Urbano VIII). Ma non si tratta di un’opera-simbolo come la Canestra e il Bacchino.
Olio su tela, 60,8 cm x 47 cm. È conservata presso la Pinacoteca Ambrosiana di Milano.
Bacco (1596-1598) – Michelangelo Merisi da Caravaggio

Fra i quadri più famosi di tutti i tempi non si può non annoverare il “Bacchino” di Michelangelo Merisi detto il Caravaggio. A leggerlo oggi pare assurdo, ma questa delizia giacque a lungo dimenticato e abbandonato nei depositi degli Uffizi. Lo riscoprirono e identificarono agli inizi del XX secolo gli studiosi Roberto Longhi e Matteo Marangoni. Risale alla produzione giovanile dell’artista, ma mostra già una padronanza tecnica notevole. Ricorre il tema della natura morta, di cui il Merisi precursore, e quello dell’autoritratto. La tela oscilla tra rappresentazione naturalista e allegoria, a sottolineare il trascorrere del tempo e l’evanescenza dei piaceri terreni. Bacco appartiene al periodo romano di Caravaggio, quando l’artista era al servizio del cardinale Francesco Maria Bourbon del Monte Santa Maria, suo protettore e mecenate. Probabilmente il cardinale fu primo committente della tela, essendo un grande appassionato del tema dionisiaco (il nome greco di Bacco era Dioniso).
Quanto costerebbe il Bacco di Caravaggio, se fosse in vendita?
Siamo nell’intorno delle opere inestimabili. Tuttavia, qualcuno dice più di 200 milioni di euro. Il riferimento si lega alla cessione privata, nel 2019, di una versione del dipinto Giuditta e Oloferne attribuita al Merisi, per cui si parlò di una cifra compresa fra i 100 e i 170 milioni di dollari (nel 2026 sarebbero 130-221 milioni).
Olio su tela (95×85 cm). Conservato presso la Galleria degli Uffizi in Firenze.
Bacio (Der Kuss; 1907-1908) – Gustav Klimt

Questo dipinto – simbolo della Secessione Viennese – è un tripudio di sensualità e luce. Gustav Klimt (1862-1918) pone al centro di un luogo astratto, etereo, due amanti che si abbandonano a un bacio intenso. La donna è abbandonata nell’abbraccio, con gli occhi chiusi in una posizione estatica; l’uomo stringe invece la testa dell’amata con delicatezza, protendendosi verso di lei in segno protettivo e di affetto. I due innamorati, avvolti in lunghe tuniche mosaicate che ne celano i corpi, sono inginocchiati su un piccolo rettangolo erboso, che richiama un giardino segreto.
Il Bacio trascende le antitesi tra sesso maschile e sesso femminile, evidenti nel dipinto. Le mani dell’uomo sono nodose e affusolate, mentre la pelle di lei è diafana. Le vesti di lui sono adorne di elementi geometrici verticali e spigolosi, nelle tonalità del nero, del grigio e del bianco, quelle della donna invece presentano variopinte forme circolari e spiraliformi. Eppure, il bacio è fusione.
Quanto costerebbe il Bacio di Klimt se fosse messo in vendita?
Appartiene ai quadri famosi del tutto inestimabili, ma qualcuno lo valuta nella “forchetta” dei 400-800 milioni di dollari. Il più costoso dipinto di Klimt passato in asta è stato venduto nel novembre 2025 da Sotheby’s New York: è il ritratto di Elisabeth Lederer (1914–1916). Ha raggiunto la quotazione di 236,4 milioni di dollari.
Olio su tela (180 cm x 180 cm). Conservata presso la Österreichische Galerie Belvedere di Vienna.
L’Urlo (1893)

Fra i quadri più famosi, non può non esserci questo dipinto, talmente iconico da diventare una emoticon. Quanti altri possono annoverare questo onore? Lo spunto del quadro è autobiografico. È lo stesso Edward Munch (1863-1944) a descrivere in una pagina di diario, le circostanze che portarono alla genesi de L’urlo: «Una sera camminavo lungo un viottolo in collina nei pressi di Kristiania – con due compagni. Era il periodo in cui la vita aveva ridotto a brandelli la mia anima. Il sole calava – si era immerso fiammeggiando sotto l’orizzonte. Sembrava una spada infuocata di sangue che tagliava la volta celeste.
Il cielo era di sangue – sezionato in strisce di fuoco – le pareti rocciose infondevano un blu profondo al fiordo – scolorandolo in azzurro freddo, giallo e rosso – Esplodeva il rosso sanguinante – lungo il sentiero e il corrimano – mentre i miei amici assumevano un pallore luminescente – ho avvertito un grande urlo ho udito, realmente, un grande urlo – i colori della natura – mandavano in pezzi le sue linee – le linee e i colori risuonavano vibrando – queste oscillazioni della vita non solo costringevano i miei occhi a oscillare ma imprimevano altrettante oscillazioni alle orecchie – perché io realmente ho udito quell’urlo – e poi ho dipinto il quadro L’urlo». Munch avrebbe poi rielaborato questo ricordo sotto forma di poema.
Quanto costerebbe l’Urlo di Munch, se fosse in vendita?
L’unica versione in mani private de L’Urlo (il pastello del 1895) è stata venduta nel 2012 da Sotheby’s per 119,9 milioni di dollari. Aggiornando il prezzo per l’inflazione, oggi il suo valore sarebbe di circa 180 milioni di dollari.
Esistono quattro versioni principali dell’opera. Questa, la prima, è una tempera e pastello su cartone (91 cm × 73,5 cm). Museo Nazionale di Oslo.
Ninfee (ciclo di circa 250 dipinti, dal 1897-1899 al 1926) – Claude Monet

Fra le immagini-icona della storia dell’arte senza dubbio c’è quella delle ninfee di Claude Monet (1940-1926). Non un unico dipinto, ma un tema ricorrente, quasi ossessivo, nella sua produzione. La serie, perché di questo si tratta, ammonta a circa 250 pezzi, che l’artista creò dal 1896-1897 e fino all’anno della sua morte. Sono disseminati nei più importanti musei di tutto il mondo, in primo luogo francesi, come il celebre Marmottan, che ne custodisce il nucleo più corposo, il Musée de l’Orangerie, dove vi troneggia la monumentale installazione lunga 91 metri, o il Musée d’Orsay.
Sono questi – i dipinti del ciclo de Le Ninfee di Monet – fra i quadri famosi più costosi e venduti in assoluto: continuano a battere se stessi con sempre nuovi record, a suon di decine di milioni di dollari. Al momento, il più costoso (quasi 85 milioni di dollari da Christie’s nel 2018) è quello della fu collezione di Peggy e David Rockefeller, Nymphéas en fleur del 1914-1917, testimonianza preziosa dell’ultima e più ambiziosa fase della produzione di Monet. Dipinta nel pieno della prima guerra mondiale, l’opera restituisce la vitalità rigogliosa ed espressiva del giardino acquatico di Giverny. Le linee, come quella dell’orizzonte, sono qui molto sfumate: sul finire della sua vita, l’opera dell’artista si avvicina sempre più alle vette dell’astrazione, e il successivo Espressionismo astratto gliene sarà debitore.
Dimensioni varie. Opere custodite in numerosi musei e collezioni private.
Guernica (1937) – Pablo Picasso

È la più nota opera di Pablo Picasso (1881-1973), e una delle più significative dell’intero XX secolo. Dipinta nel pieno della guerra civile spagnola, in seguito al bombardamento terroristico italo-tedesco della cittadina basca di Guernica, il 26 aprile 1937. Il drammatico evento accese una immediata scintilla creativa in Picasso, che portò a compimento l’opera in un solo mese. La fece poi esporre nel padiglione spagnolo dell’esposizione universale di Parigi (maggio-novembre 1937). Guernica fece poi il giro del mondo, tanto acclamata quanto disprezzata per la sua estetica. Una sua copia di trova anche alle Nazioni Unite. A commissionarla, fu Nelson Rockefeller.
“Avete fatto voi questo orrore, maestro?”
“No, lo avete fatto voi”
Tempera su tela (349,3 cm x 776,6 cm). Conservato al Museo Nacional Centro de Arte Reina Sofía, Madrid.
Quale sarebbe il prezzo di Guernica?
Famosissimo tra i quadri famosi, il suo valore assicurativo o collezionabile si aggirerebbe tra i 500 milioni e il miliardo di dollari. Il dipinto più costoso mai venduto in asta di del genio malagueño è Les Femmes d’Alger (Version ‘O’), 179,36 milioni di dollari da Christie’s New York l’11 maggio 2015 (adeguando la cifra per l’inflazione, oggi sarebbero 252 milioni di dollari).
Articolo in aggiornamento, originariamente pubblicato il 21 giugno 2026

