Le opere d’arte più costose del 2026 – Tutti i prezzi sono in dollari
Tre delle seguenti cinque opere provengono dalla stessa collezione. Basterebbe ciò per affermare – una volta di più – che il mercato dell’arte, in vetta, non cerca che provenienza, qualità, eccezionalità. Ma sono i capolavori a parlare da soli.
Joan Miro, Portrait de Madame K., 53,5 milioni (Christie’s)

Il 1924 fu un anno di svolta per Joan Mirò (1893-1983), che abbandonò il realismo per votarsi al surrealismo. Portrait de Madame K. risale proprio a quell’anno cruciale, e come tutte le opere che costituiscono una pietra miliare nella biografia di un artista, ambitissime, ha sovrastato le altre in termini di quotazione. Composizione monocromatica di simboli, forme e silhouette diverse, questa tela proviene dalla leggendaria collezione del patron di Vogue e Condé Nast S.I. Newhouse (1927-2017), che tanta parte ha in questa classifica. Il magnate la comprò nel 2001, sempre da Christie’s, dove è stato aggiudicato per 53,5 milioni di dollari.
Mark Rothko, Brown and Blacks in Reds, 85,8 milioni (Sotheby’s)

Per pochi giorni nel maggio 2026, con 85,8 milioni di dollari, è stata questa l’opera più cara in asta pubblica del suo autore, Mark Rothko (1903-1970), che realizzò Brown and Blacks in Reds nel 1957. Rothko ne utilizzò la superficie (alta oltre due metri) per esplorare la profondità di diverse tonalità di rosso e nero. L’opera apparteneva alla collezione dell’ex banchiere di investimento Robert Mnuchin (1933-2025), padre del già segretario del Tesoro di Trump. Fu solo dopo il pensionamento in Goldman Sachs nel 1990, che Mnuchin si dedicò al mercato dell’arte. La sua collezione da sola lo scorso maggio da Sotheby’s ha fruttato un lordo di 433,1 milioni di dollari.
Mark Rothko, No. 15 (Two Greens and Red Stripe), 98,4 milioni (Christie’s)

A pochi giorni di distanza dal precedente, quest’opera riscrive la storia dei record: No. 15 (Two Greens and Red Stripe) del 1964 è infatti il nuovo massimo personale di Mark Rothko. Anch’essa alta oltre due metri, proviene dalla collezione di Agnes Gund (1938-2025), presidente emerita del MoMA. La collezionista e filantropa acquistò questa tela dai toni scuri direttamente dall’artista, nel 1967, esponendola poi in salotto. La quotazione contribuisce direttamente a riaccendere il mercato di Rothko, che fino a qualche anno fa scontava quotazioni stagnanti, quando non in deciso ribasso (fonte: Artprice).
Constantin Brâncuși, Danaïde, 107,6 milioni (Christie’s)

Fra le opere d’arte più costose del 2026 c’è, fatto non frequentissimo, una scultura. Brancusi (1876-1957) realizzò questa scultura in bronzo con foglia d’oro e patina nera intorno al 1913, ispirandosi alla giovane artista ungherese Margit Pogany. L’opera è una delle sei versioni a costei dedicate, nonché l’unica dorata ancora in mani private. Il suo titolo richiama il mito greco, secondo il quale le cinquanta figlie del re Danao, le Danaidi, ricevettero l’ordine di uccidere i propri mariti durante la prima notte di nozze. Proviene anch’essa dalla collezione di S.I. Newhouse, e si è giovata di un video di presentazione con Nicole Kidman (e di una garanzia pre asta). L’aggiudicazione di 107,6 milioni di dollari stabilisce un nuovo record per l’artista.
Jackson Pollock, Number 7A, 181,2 milioni (Christie’s), al numero uno fra le opere più costose del 2026

Monumentale, immenso, un autentico pezzo da museo. A partire dal prezzo: 181,2 milioni di dollari. Eppure, è rimasto in mani private. Anche questo lotto, al numero uno fra le opere più costose del 2026 fin qui, proviene dalla collezione personale di S.I. Newhouse. Largo oltre tre metri e realizzato con pittura a olio e smalto, questo dipinto del 1948 entra così nel novero delle opere più costose mai passate in asta pubblica, superando nettamente anche il precedente record di Jack Pollock (1912-1956). Con oltre 60 rilanci, Number 7A è rimasto il più grande drip painting ancora in mani private.

