AI, nearshoring – la rilocalizzazione delle attività produttive – insieme a un incremento dell’attività di M&A, sono tra i fattori che stanno riportando sotto i riflettori le small cap. A supportare l’interesse per l’asset class c’è anche una storia di lungo periodo: negli Stati Uniti, nell’ultimo secolo, le società a piccola capitalizzazione hanno sovraperformato le large cap di circa 1,5 punti percentuali all’anno.
Un universo che, secondo i dati di Janus Henderson Investors, oggi conta oltre 3.800 società a livello globale e che, secondo i gestori, può offrire opportunità di crescita e diversificazione del portafoglio nelle diverse geografie, soprattutto in un’ottica di lungo periodo.
Small cap: i falsi miti su rischio e tassi
Prima di entrare nel merito delle opportunità delle small cap, gli esperti di Janus Henderson sottolineano la presenza di alcuni falsi miti legati a questa asset class.
Il primo riguarda il pregiudizio secondo cui investire nelle small cap comporterebbe necessariamente rischi maggiori. “È vero, sono cicliche”, osserva Nick Sheridan, portfolio manager di Janus Henderson Investors. Nel lungo periodo, però, secondo il gestore, le small cap globali tendono a crescere più rapidamente delle large cap e proprio la loro minore liquidità può generare opportunità nelle fasi di vendita, permettendo di beneficiare sia della crescita operativa sia di una possibile espansione dei multipli.
Il secondo è legato al contesto macroeconomico più o meno favorevole. Molti investitori pensano inoltre che le small cap abbiano bisogno di tassi particolarmente bassi per prosperare. Secondo Jonathan Coleman, portfolio manager di Janus Henderson Investors, “la storia ci dice esattamente il contrario”. Due dei periodi più favorevoli alle small cap nella storia recente sono stati infatti gli anni Settanta, segnati dalla stagflazione, e la prima decade degli anni Duemila: entrambi caratterizzati da tassi più elevati.
C’è anche un altro elemento che sta sostenendo l’interesse per le small cap, ovvero le valutazioni relative che, secondo gli esperti, appaiono oggi interessanti rispetto alle società a maggiore capitalizzazione. Un elemento che si affianca al maggiore potenziale di crescita individuato dai gestori e alle opportunità che stanno emergendo in diverse aree geografiche.
Small cap globali: dove si concentrano le opportunità
Guardando alla distribuzione geografica, infatti, negli Stati Uniti le small cap hanno tradizionalmente mostrato ritmi di crescita più elevati rispetto ad altre aree, ma le opportunità individuate dai gestori non si limitano al mercato americano.
In Europa, per esempio, uno dei principali driver è rappresentato dall’aumento della spesa per la difesa, mentre nel Regno Unito l’attenzione si concentra soprattutto sulle valutazioni. In Giappone e in altre aree dell’Asia entra invece in gioco la solidità dei bilanci, mentre per l’Australia un fattore rilevante è rappresentato dalla domanda proveniente dalla Cina. “Credo che ovunque ci si trovi, le small cap abbiano i loro fattori di attrattiva”, sintetizza Sheridan.
Small cap Usa: AI e selezione dei titoli al centro
In particolare, tra le opportunità individuate sul mercato statunitense rientra anche l’espansione degli investimenti legati all’intelligenza artificiale. Più che sui grandi nomi della tecnologia, l’interesse si concentra sulle aziende che forniscono infrastrutture, componenti e servizi necessari alla costruzione dei data center: i cosiddetti “picks and shovels” dell’AI, che possono intercettare indirettamente la crescente spesa in CapEx delle Mag 7.
Sul fronte politico, invece, Coleman tende a ridimensionare il possibile impatto delle elezioni di midterm di novembre sulle small cap statunitensi. Più che cercare di anticipare gli effetti delle dinamiche elettorali, l’attenzione resta sulle società in grado di crescere in contesti economici differenti e di generare valore attraverso investimenti interni e operazioni di M&A. La politica resta quindi un elemento da monitorare, ma non necessariamente il principale fattore in grado di determinare le prospettive di rendimento dell’asset class.
Guardare oltre la volatilità
Le opportunità individuate dai gestori cambiano quindi a seconda delle geografie e dei settori, ma il filo conduttore resta l’orizzonte di lungo periodo. Per Sheridan, infatti, uno degli aspetti da non perdere di vista è il potere dell’interesse composto: più a lungo si resta investiti, maggiore può diventare l’effetto della capitalizzazione dei rendimenti. Coleman invita invece a non lasciarsi condizionare eccessivamente dalla variabilità e dagli alti e bassi del mercato.
In un universo ciclico e meno liquido come quello delle small cap, la volatilità può quindi rappresentare non soltanto un elemento di rischio, ma anche una fonte di opportunità per chi mantiene un approccio selettivo e uno sguardo di lungo periodo.

