Amoako Boafo, stella nascente dell'arte contemporanea africana

Alice Trioschi
Alice Trioschi
9.11.2023
Tempo di lettura: 3'
Entrato informalmente nella scuderia di Gagosian a marzo di quest'anno (nonostante sia già rappresentato anche dalle gallerie Roberts Projects di Los Angeles e Mariane Ibrahim di Chicago), il ghanese Amoako Boafo è passato in pochi anni dal vendere i propri quadri ad Accra per 100 dollari a tela ad entrare nel gotha degli artisti di arte contemporanea africana, vedendo le sue opere aggiudicate all'asta per milioni di dollari

Entrato informalmente nella scuderia di Gagosian a marzo di quest'anno (nonostante sia già rappresentato anche dalle gallerie Roberts Projects di Los Angeles e Mariane Ibrahim di Chicago), il ghanese Amoako Boafo è passato in pochi anni dal vendere i propri quadri ad Accra per 100 dollari a tela (supportando così la propria famiglia d'origine) ad entrare nel gotha degli artisti di arte contemporanea africana, vedendo le sue opere aggiudicate all'asta per milioni di dollari (anche se Boafo si è detto più volte contrario all'incontrollata crescita dei prezzi dei propri quadri nel mercato secondario dell'arte). 



Amoako Boafo, Bella Sontez, 2019. Oil on paper, 28 x 22 in.
Courtesy of Private Collection and Roberts Projects, Los Angeles via the Denver Art Museum.


Amoako Boafo, dal Ghana a Schiele 

Nato nel 1984 ad Accra, Amoako si è appassionato alla pittura sin da bambino, pur non immaginando di diventare un artista di professione (poiché, come da lui stesso spiegato, l'infrastruttura artistica in Ghana è sempre mancata). Dopo essersi mantenuto alcuni anni come giocatore di tennis semi-professionista, un amico di famiglia lo ha iscritto al Ghanatta College of Art and Design, da cui Boafo si è laureato nel 2008 vincendo il premio come miglior ritrattista dell'anno. Nel 2014 si trasferisce a Vienna con l'artista austriaca Sunanda Mesquita (poi diventata sua moglie e fondatrice di WE DEY, uno spazio artistico autogestito che si è focalizzato per un decennio su artisti LGBTQ, donne e di colore), iscrivendosi all'Akademie der bildenden Künste. Qui Amoako inizia la sua vera e propria ricerca artistica, facendosi influenzare soprattutto dall'artista espressionista viennese Egon Schiele (che ha "insegnato" a Boafo a ritrarre i soggetti in modo più "libero"). Decide di realizzare grandi ritratti di persone di colore incontrate a Vienna, focalizzandosi non solo sulla zona del torso e del viso, ma anche sulla texture dei quadri e sull'energia scambiata con la persona ritratta (aspetto per l'artista imprescindibile alla buona riuscita di un dipinto e alla propria soddisfazione personale). Abbandona i pennelli e inizia a dipingere direttamente con le mani, avvicinandosi ancora di più all'effetto dato da Schiele ai propri quadri (ad esempio alla pelle dei soggetti ritratti, resa sempre con mille sfaccettature), ma sviluppando anche uno stile preciso (con sfondo monocromatico e colori forti). 



Amoako Boafo, RedCollar, 2021. Oil on canvas, 84 x 108 in.
Pamela Hornik Collection via the Denver Art Museum.


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Il successo internazionale (anche grazie a Instagram)

Nel 2017 viene notato anche sul suolo austriaco, vincendo il Walter Koschatzky Art Award per un artista under 35. La vera svolta però avviene nel 2018, quando la pagina Instagram dell'artista viene scoperta dal già conosciuto Kehinde Wiley (che aveva appena realizzato il ritratto del presidente americano Barack Obama). Wiley scrive subito a Boafo per acquistare uno dei suoi quadri e informa le quattro gallerie che lo rappresentano della scoperta. Una delle quattro, Roberts Projects, offre ad Amoako di esporre le proprie opere senza averle mai viste (organizzando la mostra Amoako Boafo: I See Me). Con una quotazione di 10.000 dollari a pezzo, la mostra fa sold out entro il secondo giorno e viene ritenuta un successo. Da quel momento, la strada è stata tutta in discesa. Nel 2019 Roberts Projects porta Boafo a Frieze Los Angeles, dove l'artista conosce il suo primo importante collezionista: il produttore televisivo e musicale Larner (che si accorda direttamente con Amoako per comprare 10 delle sue grandi tele a 25.000 dollari l'una). Tramite Shariat (prima investment banker di Deutsche Bank, poi private art dealer e artist manager), l'artista incontra a Vienna anche i collezionisti Don e Mera Rubell, che gli propongono di diventare il successivo artist-in-residence della Rubell Family Collection (nonostante l'iniziale parere contrario di Robert, fondatore di Roberts Projects, che pensava la residenza d'artista potesse mettere a repentaglio una crescita sostenibile). Nel 2019 l'artista partecipa anche ad Art Basel Miami con uno stand dedicato e conosce il collezionista David Mugrabi, rifiutando l'accordo proposto di produrre 50 dipinti per il prezzo totale di 1 milione di dollari



Amoako Boafo, Umber Brown Belt, 2020. Paper transfer and oil on canvas,82 5/8 x 66 7/8 in.
Courtesy the Collection of Marilyn & Larry Fields via the Denver Art Museum.


Le vendita in asta di Amoako Boafo (e un plot twist)

L'entrata nel mercato secondario dell'arte è invece avvenuta nel 2020, durante la Contemporary Art Evening Sale di Phillips Londra. Il quadro The Lemon Bathing Suit (2019), posseduto dal collezionista Simchowitz solo per pochi mesi (contrariamente a quanto promesso al precedente proprietario) prima di essere offerto all'asta, è stato venduto per 880.971 pound (contro una stima d'asta compresa tra i 40.000 e i 65.000 pound). Questa storia ha però un plot twist: il dipinto è stato comprato da Ari Rothstein e Raphael Held (giovani imprenditori londinesi nel mondo del real estate) per conto di Amoako stesso, informato per tempo del "gioco sporco" di Simchowitz. In cambio, Boafo ha realizzato per loro tre quadri (Self Portrait (2019), e due Untitled (2019)) dal valore di 480.000 dollari (purtroppo velocemente rivenduti per un totale di 644.500 da Phillips e Sotheby's, contrariamente al volere dell'artista).



Amoako Boafo, Libby and D-Lee, 2019. Oil on canvas, 62 1/2 x 721/4 in.
Courtesy of Holly Jane Butler and Roberts Projects, Los Angeles via the 
Denver Art Museum.


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Le quotazioni di Amoako Boafo 

Oggi Amoako Boafo è uno degli artisti d'arte africana contemporanea più conosciuti e quotati (insieme a Njideka Akunyili Crosby, Lynette Yiadom-Boakye, Henry Taylor e Tschabalala Self). Ad oggi, il suo nome è comparso in asta 96 volte e i suoi quadri sono spesso stati aggiudicati al di sopra della stima d'asta. Il primo record d'asta del 2020, realizzato da Baba Diop (2019) con quasi 1.2 milioni di dollari grazie a Christie's Hong Kong, è stato superato nel 2021 con la vendita di Hands Up (2018) per più di 10 milioni di dollari, sempre da Christie's Hong Kong (tra i tanti quadri dell'artista venduti nel 2023, ricordiamo invece Self-Portrait (2019), venduto da Bonham's Londra per 102.000 pound, e Joy Adenike (2017), aggiudicato da Christie's Londra per 252.000 pound). Nel 2021 Boafo ha anche collaborato con la maison Dior, lanciando una collezione speciale e diventando il primo artista africano a collaborare con il brand francese. In cambio, Dior ha finanziato il nuovo studio dot.ateleriers di Amoako ad Accra - che include lo spazio per una residenza d'artista e una galleria gestita da creativi locali - utilizzato lo scorso maggio anche in collaborazione con Gagosian. Infine, ricordiamo che le opere dell'artista sono oggi visibili al Denver Art Museum (Colorado) e al Columbus Museum of Art (Ohio) per due mostre temporanee, ma fanno parte della collezione permanente di alcuni dei musei più conosciuti al mondo, tra cui il Leopold Museum (Vienna), la Fondazione Louis Vuitton (Parigi) e il Solomon R. Guggenheim Museum (New York)



Amoako Boafo, White on White, 2019. Oil on paper, 39 3/8 x 31½ in.
Courtesy of the artist via the Denver Art Museum.



In copertina: Amoako Boafo, Libby and D-Lee, 2019 (detail). Oil on canvas, 62 1/2 x 721/4 in. Courtesy of Holly Jane Butler and Roberts Projects, Los Angeles via the Denver Art Museum.

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Esperta d'arte e del suo mercato, Alice ha lavorato nell'ufficio stampa di Christie's a Londra, occupandosi della relazioni interne ed esterne con i giornalisti. Dopo aver collaborato con Camera Arbitrale per la risoluzione di conflitti d'arte e beni culturali, oggi lavora per Fondazione Human Technopole occupandosi degli aspetti legali riguardanti il mondo della ricerca scientifica.

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