Come nacque la piccola OSCA
Una della qualità più rare e preziose è saper scegliere il giusto equilibrio, evitando eccessi e rinunzie inutili, il capire “quanto basta”, perché spesso la vera eccellenza sta nell’individuare il punto giusto. È questo probabilmente il maggior segreto del successo ottenuto dalla piccola OSCA, la Casa automobilistica fondata alla fine degli anni ’40 dai fratelli Maserati, dopo aver venduto il marchio con il loro nome ed avendo quindi perso il diritto ad utilizzarlo.
I Maserati erano dei tecnici sopraffini, capaci di progettare e produrre qualsiasi componente delle pregiate automobili che li aveva resi celebri in tutto il mondo. Non erano però degli industriali e gestire la parte economica e finanziaria dell’azienda non era proprio il loro forte. Vendettero, ma i compratori ottennero che i Maserati restassero per un decennio ad occuparsi esclusivamente del settore tecnico, decennio nel quale non a caso il marchio ottenne i più grandi successi internazionali.
Ma la famiglia Orsi, cioè la nuova proprietà, intendeva privilegiare la produzione di auto granturismo a scapito delle corse, che invece erano l’interesse principale dei Maserati. Perciò, trascorsi i dieci anni concordati, decisero di tornare a fare quello che preferivano, sofisticate vetture da corsa di altissimo contenuto tecnico costruite una ad una artigianalmente con precisione certosina, rinunciando a priori a qualsiasi standardizzazione.
Un ritorno alle origini
E per far ciò tornarono alle origini, compiendo il percorso inverso a quello del ‘39, quando trasferirono la sede dell’azienda da Bologna a Modena. Tornarono quindi a Bologna, dove nel ’47 costituirono la OSCA, Officine Specializzate Costruzione Automobili – Fratelli Maserati. In breve le vetture prodotte si imposero sulla scena sportiva grazie agli evolutissimi motori di piccola cilindrata, al peso contenuto, agli eccellenti telai ed alla cura maniacale dei dettagli.
L’eccezionale equilibrio ed il bilanciamento perfetto di tutti i componenti compensavano l’esuberante potenza delle rivali, costrette spesso a soccombere di fronte alle piccole saette bolognesi. La ricetta sembra in effetti semplice, come concezione: minor peso uguale maggior velocità.
Ma la realtà è ben diversa, perché l’ottenimento del perfetto equilibrio richiede invece grande maestria per centrare con estrema precisione dettagli, rapporti e tolleranze, esattamente come accade per altre eccellenze emiliane, come i tortellini o la mortadella (guarda caso chiamata anche Bologna), cibi apparentemente semplici e popolari, ma molto difficili da bilanciare, richiedendo estrema cura per non sbagliare proporzioni, combinazioni, temperature e cottura finale.

OSCA MT4, la prima vettura
La MT4 è la prima vettura uscita dalle officine OSCA applicando alla lettera questa visione tecnica, anche se per questioni di costi e di tempi, per il motore fu inizialmente adottato un basamento di origine Fiat, sia pure profondamente modificato e rielaborato. Si trattava di un 1092 di cilindrata, 72 cavalli e cambio in blocco. Il telaio era originale OSCA, con tubi a sezione rotonda e due longheroni trasversali rinforzati sul quale si ergeva una carrozzeria a siluro in pannelli di alluminio con parafanghi separati e sbalzi minimi, il tutto per un peso di soli 550 Kg.
Fu subito vincente, prima assoluta al Gran Premio di Napoli con alla guida Gigi Villoresi, battendo vetture come le Ferrari e le Maserati di cilindrata quasi doppia. Dal ‘51 la piccola Casa riuscì anche ad affrancarsi del tutto dalla parentela Fiat di alcune componenti, progettando da zero nuove testate originali con distribuzione bialbero. Le MT4 “pure”, con cilindrate che arriveranno anche a 1600 c.c., otterranno una serie di vittorie impressionante per un così piccolo e autonomo costruttore.
Un eccezionale rapporto peso / potenza
Grazie ai superbi motori elastici e affidabili, ai cambi agili e precisi, all’eccezionale rapporto peso/potenza esaltato da telai solidi e leggeri e alla maneggevolezza di un kart, diventarono la spina nel fianco di tutte le concorrenti nelle piccole e medie cilindrate, specie nelle gare di durata, sia su strada sia in pista. Conseguirono vittorie di classe a ripetizione anche nelle corse più prestigiose, come la Mille Miglia, dove vinsero ininterrottamente dal ’50 al ’54, la Targa Florio nel ’55 e ’56, la 24 Ore di Le Mans nel ’54 e ’59.
Impossibile non citare il capolavoro della MT4 alla 24 Ore di Sebring, dove nel ‘54 il celebre Stirling Moss dominò mettendo in fila dietro di lui Ferrari, Maserati, Porsche, Lancia, Jaguar e Aston Martin e rifilando ben 5 giri di vantaggio alla seconda classificata, cioè un margine enorme per una gara endurance, quasi imbarazzante.
Il predominio in classifica
Non solo, ben quattro OSCA si classificarono tra le prime otto, dimostrando ancora una volta come una vettura leggera, ben bilanciata e di assoluta affidabilità poteva battere avversari molto più potenti, per di più in una gara di oltre 1400 chilometri, su un terreno sconnesso e con scarsissima illuminazione, tanto che Moss raccontò di essersi orientato usando come riferimento le torce e le luci dei barbecue del pubblico.
Erano anni nei quali OSCA era diventata l’auto da battere nella sua classe di riferimento, non solo dominando in Coppe e Gran Premi dove spesso umiliava le favorite, ma anche sul terreno dei record internazionali di velocità, dove conquistò ben 17 primati sul lago salato di Bonneville, nello Utah, con la Simpson Special (dal nome del cliente finanziatore) con motore MT4 da 130 cavalli.
Nel frattempo alcune monoposto OSCA erano state schierate anche in Formula 1, Formula 2 e Formula Junior, ma non paghi i Maserati progettarono e costruirono anche un motore V12 di 4,5 litri, ma che, dopo il ritiro del committente Amédée Gordini e del cambio dei regolamenti, non poté essere utilizzato in Formula 1; si riscattò comunque onorevolmente andando a vincere il Richmond Trophy a Goodwood, dopo essere stato montato sull’obsoleta Maserati del principe siamese Bira. Il richiamo del piccolo e ormai prestigioso marchio divenne tale da indurre una Casa come Fiat a proporre ad OSCA la fornitura del quattro cilindri bialbero da installare sulle proprie sportive 1500 S, poi 1600 S.
I Maserati e le sportive stradali
Grazie a questa esperienza i Maserati decisero di lanciarsi in prima persona nel campo delle sportive stradali creando un nuovo autotelaio denominato 1600 GT, che verrà affidato a carrozzieri quali Zagato, Fissore e Touring per essere allestito come coupé e spider. Al Salone di Torino del ‘60 venne presentata la prima delle 1600 GT di OSCA, quella di Zagato, con tutti gli stilemi tipici del caso ed il 4 cilindri da ben 140 cavalli.
Nel ’63 fu la volta della 1600 SP da competizione, una sportiva con una flessuosa carrozzeria in alluminio costruita in OSCA e con una meccanica di gran pregio studiata appositamente per la 24 Ore di Le Mans. La vettura non prese mai il via ed anzi fu accantonata per sempre dai nuovi proprietari di OSCA, i conti Agusta, quelli degli elicotteri e delle moto MV, che acquisirono l’azienda quello stesso anno dai Maserati che per raggiunti limiti di età non reggevano più la competizione con le grandi potenze industriali.
La fine di un’epopea e la leggenda che continua
Con il passaggio di testimone ebbe fine l’epopea della raffinata boutique OSCA, che non venne comunque mai dimenticata dagli appassionati; dopo un primo ed infruttuoso tentativo di rinascita con la proposta di un prototipo ideato nel 1999 con il coinvolgimento di nomi suggestivi come Zagato e Touring, i diritti sul marchio sono stati acquisiti nel 2022 dall’italiana Dr Automobiles Groupe, che ha annunciato un piano di rilancio per la produzione di vetture sportive di alto livello.
La rarità e la raffinatezza meccanica delle classiche OSCA è oggi sempre più apprezzata, spingendo gli esemplari sopravvissuti verso quotazioni di alto livello. Se è infatti quasi impossibile aggiudicarsi uno dei 128 esemplari di 1600 GT costruiti a meno di 200 mila euro, per le 98 prodotte in versione Zagato è facile sentirsi chiedere anche oltre mezzo milione di euro. Le MT4 da competizione con un passato sportivo sfuggono ovviamente da qualsiasi generica valutazione, come nel caso dell’esemplare del ‘54 ex Le Mans venduto nel 2023 a quasi 1 milione e 300 mila euro.

