Oro e metalli preziosi, come e perché investire con Etf e fondi

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Investire in oro e altri metalli preziosi con Etf e fondi rappresenta una strategia efficace per diversificare e proteggere il portafoglio. Focus su vantaggi e rischi associati a questa forma di investimento

Indice

Andamento del risparmio gestito nel secondo trimestre 2024

Il secondo trimestre del 2024 si conclude positivamente, con circa il 70% degli indici di categoria rappresentativi dei prodotti del risparmio gestito – sia azionari che obbligazionari – in attivo.

Le principali debolezze si riscontrano tra i prodotti a specializzazione settoriale: la maggior parte dei comparti conclude il periodo vicino alla parità e sono rare le variazioni importanti, sia in positivo che in negativo. Mentre l’immobiliare – soprattutto asiatico –, il fintech e l’agricoltura cedono diversi punti percentuali, a generare allunghi a doppia cifra sono gli azionari settoriali metalli preziosi e minerali. Un risultato importante, ma non si possono trascurare i contestuali livelli di volatilità e di massimo draw down, anch’essi tra i più elevati.

Metalli preziosi e minerali: un settore in crescita

La categoria raccoglie fondi ed Etf che investono nei titoli azionari del settore dei minerali e dei metalli preziosi, quali ad esempio l’oro, l’argento e il platino non necessariamente a uso industriale.
Si sottolinea che fondi che investono direttamente su queste materie prime utilizzando strumenti finanziari derivati, quali i futures, rientrano in una categoria a parte.
A livello geografico si considerano tutti i mercati sviluppati e/o emergenti o specifiche aree e paesi.

Composizione e distribuzione dei fondi ed Etf

Alla categoria appartengono oltre 100 fondi e 32 Etf; tra i primi 36 Isin sono sottoscrivibili da investitori retail italiani (4 sono fondi assicurativi) e tra i secondi 3 sono quotati su Borsa Italiana.
Le società di gestione e di fondi sono solo 18: questo fa intendere che si tratti di un’asset class non coperta da tutti gli operatori del settore. Molto interessanti sono anche le distribuzioni dei risultati quantitativi, che denunciano a colpo d’occhio un’elevata correlazione.

Geografia degli investimenti: focus su Nord America e Canada

Il lookthrought del portafoglio dei fondi fa emergere una certa sovrapposizione delle composizioni, non tanto in termini di titoli quanto di esposizioni sotto-settoriali e geografiche. L’oro è il metallo al quale quasi tutti i fondi analizzati sono maggiormente esposti; l’attività estrattiva è la più pesante in termini percentuali, a discapito della lavorazione, della commercializzazione, delle attività assicurative; il nord America – e nello specifico il Canada – è la zona di maggior interesse. Un ulteriore elemento comune è a presenza di pochi titoli, ciascuno con pesi che arrivano al 10%. Come accennato, non è corretto affermare che i portafogli siano sovrapponibili, tuttavia alcuni titoli come Newmont, Agnico e Barrick sono quasi ovunque presenti, anche tra i prodotti passivi.

Commissioni e costi degli investimenti in metalli preziosi

Un ulteriore elemento interessante è l’aspetto commissionale, che con spese correnti mediamente dell’1,88% sono in linea con gli attivi azionari.

Vantaggi dell’investimento in metalli preziosi

Ma perché investire nel settore? Oltre all’ovvia ragione di diversificazione – non trascurabile poiché spesso i metalli preziosi tendono a comportarsi in modo indipendente rispetto ai mercati finanziari, questa tipologia di attivi mostra una capacità di protezione contro l’inflazione tra le più elevate, oltre a vantare una certa stabilità durante le recessioni.

Confronto tra investimenti diretti e indiretti

L’investimento sulle società della filiera, rispetto all’investimento diretto, offre una serie di caratteristiche precipue.

L’analisi storica individua per questi comparti un beta decisamente maggiore rispetto alle materie sottostanti. Il confronto tra l’indice di categoria azionario e quello sugli Etf che investono in commodities – sia a replica fisica che sintetica – chiarisce il concetto: a 10 anni il rendimento generato è sostanzialmente lo stesso, ma l’andamento degli Etf è decisamente più regolare e consente di contenere efficacemente i livelli di volatilità e di perdita massima. Allo stesso tempo sono facilmente individuabili intervalli temporali in cui le società attive nel settore hanno generato rapidamente ritorni di entità impressionante.

Non sono inoltre trascurabili i costi relativi agli Etf: l’investimento diretto nei metalli preziosi è infatti oneroso, soprattutto se la replica è fisica: i costi logistici, di detenzione, trasporto ed assicurazione risultano infatti dirimenti.

Contesto economico attuale e prospettive di mercato

Il periodo storico che stiamo vivendo, pur vantando una certa tenuta dei mercati tutt’altro che scontata, porta con sé una serie di incognite di entità rilevante: l’inflazione pare ormai contenuta – o quantomeno questo è ciò che traspare dal mood delle banche centrali – ma risulta ancora massicciamente percepita dai consumatori. Il mercato del lavoro è tonico ed i consumi buoni, ma siamo nel pieno di una stagione elettorale ricca di colpi di scena.

Non vi sono ragioni oggettive per paventare una crisi nel medio termine, ma l’evoluzione dei mercati nei prossimi mesi potrebbe essere non molto lineare. Una quota di metalli preziosi in portafoglio, inoltre, è un po’ quell’evergreen che fondamentalmente non stufa mai.

Conclusioni: diversificare con i metalli preziosi

La sua concreta realizzazione può essere perseguita attraverso diverse strade, che come abbiamo visto sono principalmente due: gli Etf a investimento diretto, che possono presentare una certa varietà di strategie e un ventaglio di costi piuttosto ampio, con l’aspettativa di un andamento relativamente costante, particolarmente idoneo ad investitori poco dinamici, o in alterativa la scommessa sulle large cap perlopiù estrattive, che però necessita di un monitoraggio più serrato e di un ribilanciamento frequente.

(Articolo scritto in collaborazione tra Luca Lodi, head of R&D Fida, e Monica Zerbinati, financial analyst Fida)

di Luca Lodi

Head of R&D di Fida-Finanza Dati Analisi, coordina le attività di ricerca, sviluppo e formazione del gruppo ed è consigliere di amministrazione. Sviluppa metodologie quantitative per l’analisi di portafoglio, strumenti e mercati finanziari. Negli anni precedenti presso Adb ha gestito il settore banche dati e poi l’ufficio studi. Giornalista pubblicista scrive in particolare di mercati e strumenti finanziari, analisi di portafoglio e fintech.

Docente presso Università di Torino (Scuola di Management ed Economia)

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