All’inizio è stata soprattutto una domanda: ha senso far nascere una nuova società di gestione in un’industria già matura e affollata? Per Plenisfer, sette anni fa, la risposta non era affatto scontata. C’era un’intuizione, ma anche il rischio implicito di veder fallire il proprio “esperimento”. Oggi, nel suo sesto anno di gestione, quella scommessa ha trovato conferma. A raccontarlo a We Wealth è Giordano Lombardo, Founder, CEO e Co-CIO di Plenisfer.
La vostra era una domanda per nulla banale. Oggi che risposta vi date?
Molto positiva. L’idea era offrire una “terza via”, una gestione davvero attiva, diversa da quella tradizionale e lontana dalle logiche di quella passiva. Abbiamo costruito un approccio alla gestione svincolata dai benchmark, che ci consente di investire solo dove vediamo davvero opportunità, anche contrarian. Un approccio che oggi riteniamo ancora più valido, alla luce della crescente necessità di diversificazione che indici concentrati sugli stessi pochi titoli non consentono. Se dovessi ripartire oggi, ripartirei dalla stessa idea.
Come si è chiuso il 2025?*
Il bilancio è stato molto positivo. Ma più del solo 2025, conta il percorso. Dal 2020 abbiamo attraversato fasi di mercato complesse, dal Covid al bear market simultaneo di bond ed equity nel 2022, fino al rimbalzo della tecnologia. Queste fasi hanno confermato la validità del nostro approccio: i nostri fondi multiasset hanno consegnato una performance annualizzata a doppia cifra in dollari, con una volatilità molto inferiore a quella dei mercati azionari.
Nella sua ultima annual letter ha parlato di una “rivoluzione” trumpiana e di un cambio di regime nel contesto macro e geopolitico globale. Quali trend strutturali ritiene oggi più rilevanti?
Quello che leggiamo sui giornali viene spesso ricondotto all’attuale amministrazione americana, che ha certamente avuto un impatto importante. Ma ci sono trend che arrivano da più lontano. La regionalizzazione degli interessi ha sostituito la globalizzazione, le misure fiscali conseguenti alla pandemia hanno proiettato il debito pubblico in occidente a livelli record e il conflitto in Ucraina ha messo sotto pressione le commodities: il mondo fatto di crescita moderata, inflazione sotto controllo e tassi bassi, che ha favorito le asset class per almeno due decenni, è da tempo alle nostre spalle.
L’amministrazione Trump ha accelerato il trend in atto, aumentando l’incertezza, prima sul piano commerciale, con tariffe e dazi, e oggi più su quello militare.
Tutto questo ha almeno due effetti economici. Il primo è la necessità di riportare a casa attività industriali prima organizzate su scala globale, con costi più alti e quindi maggiore inflazione. Il secondo è il tema della sicurezza energetica, che oggi si intreccia sia con le tensioni geopolitiche sia con la rivoluzione dell’intelligenza artificiale, una tecnologia ad altissimo consumo di energia.
Oggi cosa significa davvero diversificare? E dove vede le opportunità più interessanti?
I pilastri della diversificazione tradizionale – azioni e obbligazioni – hanno funzionato nel mondo di ieri. Oggi occorre affiancarli ad altri asset, come quelli reali. Non solo metalli preziosi, ma anche materie prime. Tra queste, l’uranio, tema per noi centrale, da anni, che oggi si ricollega alla fame di energia da data center e alla sicurezza energetica. Il settore energetico è cruciale, eppure oggi negli indici pesa solo il 3% rispetto al 30% degli anni ‘90. È un’opportunità a cui guardare, sia alla luce delle dinamiche in atto, sia per una vera diversificazione, che vada oltre i limiti dei benchmark. Sul fronte obbligazionario, gli emergenti oggi possono rappresentare un’opportunità più interessante rispetto ai mercati sviluppati, in particolare l’America Latina.
* Per Destination Value Total Return, comparto multiasset che si pone l’obiettivo di generare un rendimento totale corretto per il rischio nel ciclo di mercato, la classe denominata in dollari ha realizzato nel 2025 una performance del +25% mentre la classe in euro coperta dal rischio di cambio ha registrato un +17% (dati al 31.12.2025 relativi alla classe IX USD e IYH EUR. I rendimenti passati non garantiscono risultati futuri).
(Articolo tratto dal n° 89 del Magazine di We Wealth. Abbonati qui per leggere il Magazine in formato cartaceo o digitale.)

