Negli investimenti alternativi, la differenza non la fa solo la capacità di selezionare asset, ma anche quella di intercettare i cambiamenti che stanno ridisegnando l’economia globale. È da questa convinzione che, nel 2014, nasce a Londra EOS Investment Management, fondata da Ciro e Natalino Mongillo, specializzata in investimenti alternativi nelle strategie di infrastrutture e private equity. La società ha costruito negli anni una strategia profondamente tematica, focalizzata su megatrend strutturali di lungo periodo. Un approccio che unisce visione industriale, gestione attiva e creazione di valore lungo tutto il ciclo dell’investimento. Ne parlano Natalino Mongillo, Managing Partner e Founder, Claudio Vescovo e Giuseppe La Loggia, Senior Partners Infrastructure di EOS IM.
Quali principi guidano il vostro modo di investire e cosa lo distingue da approcci più generalisti?
N.M. Il nostro approccio si basa su pochi principi, molto chiari. Il primo è identificare trend strutturali di lungo periodo: dalla transizione energetica – che include generazione di energia, elettrificazione e sicurezza energetica – alla sostenibilità, che include economia circolare, riuso efficiente delle materie e agricoltura sostenibile. Il secondo è l’approccio industriale: non ci limitiamo a investire, ma sviluppiamo e gestiamo attivamente il processo, costruendo piattaforme scalabili e coprendo l’intero ciclo del valore. Infine, c’è la nostra capacità di deployment e di exit che ci consente di restituire capitale e rendimenti in tempi ristretti.
Quanto conta oggi la tematicità negli alternativi e perché può diventare un vero vantaggio competitivo?
N.M. Per noi, che da sempre lavoriamo sui megatrend, la tematicità non è più un “nice to have”, ma una condizione necessaria per individuare opportunità di investimento interessanti. Il valore si crea fin dalle prime fasi di vita di un fondo, perché questo approccio ci consente di partire da un’analisi top down. Identificato un tema, lavoriamo con partner ed esperti per selezionare i settori più rilevanti e poi scendere nel dettaglio, fino ad arrivare a prodotti, servizi o asset che diventano opportunità di investimento. Questo approccio aiuta anche nel dialogo con imprenditori e venditori, che trovano di fronte un soggetto finanziario e un interlocutore con competenze tipiche di un acquirente industriale. Infine, rafforza la value creation delle società in portafoglio, grazie alla conoscenza del settore e al network costruito negli anni.
In che modo il vostro approccio vi aiuta sui tempi di deployment ed exit?
N.M. Oggi non basta raccogliere capitale: bisogna saperlo impiegare in modo rapido ed efficiente, costruendo fin dall’inizio una chiara strategia di uscita. Il nostro approccio ci aiuta su entrambi i fronti. Da un lato, la specializzazione settoriale ci consente di accedere a pipeline proprietarie e di valutare le opportunità con maggiore velocità, riducendo i tempi di deployment. Dall’altro, lavoriamo fin dall’ingresso sull’equity story delle portfolio companies, contribuendo alla loro crescita, scalabilità e solidità, così da renderle attrattive per investitori strategici e finanziari in fase di exit. In un contesto di mercato più competitivo e complesso, la capacità di combinare velocità di deployment e qualità delle exit è distintiva. Proprio su questo abbiamo costruito il nostro track record.
In un contesto geopolitico ed energetico sempre più complesso, che peso ha la sicurezza energetica nelle vostre scelte di investimento?
C.V. L’Italia importa più del 70% dell’energia che consuma ed è quindi strutturalmente fragile. L’energia è un input fondamentale per industrie e famiglie e quando aumentano i prezzi del gas e del petrolio, l’impatto sul sistema economico è immediato. Lo abbiamo visto dopo lo scoppio della guerra in Ucraina, quando il prezzo dell’elettricità è aumentato fortemente, mettendo in difficoltà interi settori industriali, con un impatto sul reddito delle famiglie. In questo contesto, investire in infrastrutture legate alle rinnovabili significa contribuire a ridurre la dipendenza energetica del Paese. Per noi questo è un pilastro della strategia di investimento, insieme a efficienza energetica, rete elettrica, accumulo di energia ed elettrificazione dei consumi. EOS IM ragiona da investitore infrastrutturale con una tesi fondata su ricavi contrattualizzati di lungo termine e sulla capacità di creare piattaforme industriali.
C’è un esempio rappresentativo della vostra attenzione su questo tema?
G.L. Sì, Lexham Power. Una piattaforma industriale focalizzata sullo sviluppo, sulla realizzazione e sulla gestione di infrastrutture energetiche rinnovabili in Italia, con focus sul solare, sull’agrivoltaico e sui sistemi di accumulo. Questa operazione riflette la nostra visione: oggi la sicurezza energetica non è più soltanto una questione di approvvigionamento, ma di resilienza e autonomia del sistema energetico. Attraverso lo sviluppo di nuova capacità rinnovabile, Lexham Power contribuisce a rafforzare l’indipendenza energetica del Paese e a supportare la decarbonizzazione. Per noi è rilevante anche l’approccio industriale dell’iniziativa. Non si tratta di un investimento passivo in singoli progetti, ma della costruzione di una piattaforma integrata, capace di presidiare tutta la catena del valore, dallo sviluppo alla gestione e valorizzazione dell’energia prodotta.
In che modo integrate il tema della sicurezza energetica con quello della sostenibilità?
G.L. Per noi sicurezza energetica e sostenibilità sono due dimensioni complementari. Oggi il punto non è produrre più energia, ma farlo utilizzando le risorse disponibili in modo più efficiente. Soluzioni come l’agrivoltaico rappresentano bene questo cambio di paradigma: produzione di energia rinnovabile e attività agricola convivono sullo stesso terreno, trasformando un potenziale conflitto d’uso in una sinergia produttiva. È proprio qui che sicurezza energetica e sostenibilità si incontrano: ottimizzare l’utilizzo del territorio, preservare la capacità agricola e, allo stesso tempo, aumentare la produzione domestica di energia significa rendere il sistema più resiliente e autonomo. Crediamo che nei prossimi anni i migliori investimenti saranno quelli capaci di integrare questi elementi in un’unica visione.
(Articolo tratto dal n° 89 del Magazine di We Wealth. Abbonati qui per leggere il Magazine in formato cartaceo o digitale.)

