Apex, il dinosauro milionario in asta (ma con l’artrite)

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Il noto magnate e collezionista Kenneth Griffin ha ampliato il suo parco pleasure asset con la carcassa di uno stegosauro risalente a 150 milioni di anni fa. Battuto da Sotheby’s, è diventato il fossile più caro di tutti i tempi, pur con i suoi acciacchi. L’ultimo record risaliva al 2020, per un “collega” vecchio 67 milioni di anni

Indice

Prezzo “apicale” per un gigantesco dinosauro in asta

Un nome che racchiude il suo destino: Apex, “apice” in latino. Si chiama così la carcassa di dinosauro – uno stegosauro per la verità – che nel pomeriggio del 17 luglio 2024 ha raggiunto da Sotheby’s a New York la quotazione monstre di 44,6 milioni di dollari a dispetto della sua valutazione iniziale di sei milioni di dollari (+643% di rivalutazione). È la cifra più elevata mai pagata per un lotto del genere. Lo scheletro è alto 3,3 metri ed è lungo 8,2 metri da capo a coda, con femore di 1,1 metri. L’asta era quella di storia naturale. Nell’ottobre 2020 il record lo aveva agguantato il tirannosauro rex Stan, arrivando a sfiorare i 32 milioni di dollari in un’asta “tutti frutti” che vedeva affiancate opere d’arte e fossili. Ma erano altri tempi, era l’anno dei lockdown selvaggi. Prima ancora, Sue, un altro tirannosauro – oggi esposto al Field Museum di Chicago – era passato di mano in asta per 8,4 milioni di dollari. Ma era il 1997.

Il neo acquirente è il collezionista ultra blue chip Kenneth Griffin, proprietario del fondo di investimento Citadel. La sua collezione d’arte è attualmente valutata intorno agli 800 milioni di dollari (secondo alcuni raggiunge il miliardo in divisa statunitense) e include pezzi stratosferici come il No. 6 (Violet, Green and Red) di Mark Rothko (1903-1970) o Interchange di Willem de Kooning o ancora il Number 17A di Jackson Pollock. 

Apex: carta di identità di uno stegosauro

Il lotto che ha fatto record è il primo scheletro completo di stegosauro mai transitato in asta, nonché il più completo mai arrivato sul mercato. Un fossile «virtualmente completo e incredibilmente ben conservato», ha osservato Sotheby’s presentando il gigante prima dell’asta.

Correva il maggio 2022 quando gli studiosi scoprivano il mastodontico Apex nella Formazione Morrison della Contea di Moffat, in Colorado. Gli scavi sarebbero poi terminati nell’ottobre 2023. Si tratta di un’importante aggiunta alla paleontologia dei dinosauri.

Caso vuole che il sito del ritrovamento si trovasse vicino a una città denominata Dinosaur. A differenza del suo predecessore di record Stan, Apex risulta privo di segni di combattimento o di predazione, ma mostra tracce di artrite. Questo lascia supporre che sia vissuto fino a un’età avanzata. La scelta dell’appellativo “Apex” si deve alla sua rilevanza dimensionale all’interno della famiglia degli stegosauri. L’esemplare è infatti sensibilmente più grosso (+30%) rispetto a un altro stegosauro, denominato “Sophie” e conservato al Museo di Storia Naturale di Londra (Sophie presenta un femore lungo 114 centimetri).

Chi sono gli stegosauri?

Gli Stegosauri risalgono principalmente al periodo Giurassico (tra 215 e 145 milioni di anni fa) e del successivo Cretaceo (tra 145 e 65 milioni di anni fa circa). Sono gli appartenenti più noti fra i dinosauri corazzati (Thyreophores). Questi ultimi si riconoscono per la loro caratteristica corazza dermica lungo la schiena, dal collo alla coda. Fossili di questo gruppo sono rintracciabili praticamente in tutto il globo, tra cui Eurasia, Nord America e Africa. Nel luogo di ritrovamento di Apex, le specie di Stegosauro si dividono in due generi principali: Stegosaurus e Hesperosaurus. A differenziarli, la forma delle piastre dorsali: quelle di Stegosaurus sono più alte e appuntite, mentre quelle di Hesperosaurus sono più larghe e stondate. Ad ogni modo, entrambi i tipi possiedono la presenza di quattro punte all’estremità della coda. Differenze e analogie che sono ancora oggetto di dibattito scientifico.

di Teresa Scarale

Caporedattore Pleasure Asset. Giornalista professionista, è laureata in Discipline Economiche e Sociali presso l’Università Bocconi di Milano. Scrive di finanza, economia, mercati dell’arte e del lusso. In We Wealth dalla fondazione. Collabora con Il Sole 24 Ore e Plus 24.

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