Il valore invisibile della cultura

3 MIN
Palazzo giallo illuminato con un grande orologio, alberi verdi e cielo blu crepuscolare.

Arte e cultura incidono su comunità, territori e sviluppo sostenibile, ma il loro impatto resta spesso difficile da percepire in tutte le sue forme. Nuovi quadri di riferimento e metriche aiutano a rendere visibile un valore che va oltre i numeri

Indice

Arte e cultura non generano solo valore economico: incidono anche sulle dinamiche sociali, ambientali e di governance. Misurarne gli effetti, tuttavia, resta complesso, anche per l’assenza di standard e strumenti condivisi. Esperienze applicative e framework internazionali aprono a nuovi approcci per rendere più comprensibile e comparabile il contributo della cultura allo sviluppo sostenibile.

In questa prospettiva si inserisce l’arte, come spiega Ernesto Lanzillo, Deloitte Private Leader Area Central Mediterranean (Italia, Grecia e Malta). “Noi promuoviamo lo sviluppo e l’utilizzo di strumenti, come il framework UNESCO Culture | 2030 Indicators, disegnati per gli Stati ma applicabili a qualsiasi iniziativa artistica o culturale, che permettano di valutare in modo complessivo l’impatto della cultura, non solo dal punto di vista economico, ma anche sotto il profilo sociale, ambientale e di governance. Una prospettiva integrata che ci consente di valorizzare il potenziale della cultura come leva di innovazione.”

È cresciuta la consapevolezza del valore della cultura

Negli ultimi anni è cresciuta la consapevolezza della cultura come settore economico e leva di sviluppo sociale. Le industrie culturali e creative rappresentano una componente significativa dell’economia globale: generano oltre il 6% dell’occupazione mondiale, impiegano circa 30 milioni di persone e contribuiscono per più del 3% al Pil globale*. A lungo, però, la cultura è stata valutata soprattutto attraverso metriche quantitative, come valore aggiunto direttamente prodotto o indotto, effetti sul turismo, flussi di visitatori e biglietti venduti; misure utili, ma parziali, perché non colgono appieno la sua capacità di incidere su coesione sociale, benessere, identità e comportamenti. La cultura non è più soltanto espressione artistica o oggetto di mecenatismo, ma una leva strategica attraverso cui imprese e istituzioni possono generare valore per comunità e stakeholder.

La necessità di superare una lettura frammentata

Per coglierne la complessità è necessario superare una lettura frammentata e considerare insieme le diverse dimensioni dell’impatto culturale, anche attraverso criteri Esg integrati da indicatori specifici, come gli Unesco Culture | 2030 Indicators. Accanto alla componente economica, emerge l’aspetto sociale, legato a inclusione, partecipazione, benessere e competenze. Si affiancano la dimensione ambientale – dalla sostenibilità degli eventi alla rigenerazione urbana – e quella di governance, con effetti sui processi organizzativi, sulla soddisfazione del personale e sulla retention dei talenti. Misurare l’impatto della cultura secondo criteri Esg richiede approcci capaci di integrare le diverse componenti della sostenibilità.

Forme di rendicontazione più strutturate, per riconoscere il valore della cultura

Si delinea così un’evoluzione verso forme di rendicontazione più strutturate anche per l’ambito culturale, ancora in una fase iniziale rispetto ad altri settori già interessati da normative come la CSRD (la direttiva europea sulla rendicontazione di sostenibilità) seppur ridisegnata dalle recenti evoluzioni del “Decreto Omnibus”. La mancanza di standard condivisi rende complessa la comparabilità dei dati, mentre cresce l’interesse di istituzioni e imprese nel documentare il proprio impatto, come leva di comunicazione ma anche come strumento di autoanalisi. Per colmare queste lacune metodologiche e rispondere al crescente interesse del mercato, Deloitte ha sviluppato strumenti che dimostrano come la valutazione dell’impatto della cultura sia possibile e utile per orientare scelte e strategie.

La cultura non è più solo espressione
ARTISTICA o oggetto di mecenatismo,
ma una leva per generare VALORE
per comunità e stakeholder

Un esempio-gioiello: Parma Capitale Italiana della Cultura 2020+21

Una tappa significativa è stata l’analisi svolta per Parma Capitale Italiana della Cultura 2020+21, realizzata con PromoPA Fondazione e Università di Parma. Il progetto ha valutato un ampio insieme di attività culturali attraverso uno strumento basato sul framework Unesco Culture | 2030 Indicators, che misura il contributo della cultura agli Obiettivi di Sviluppo Sostenibile dell’Agenda 2030 lungo quattro direttrici: ambiente e resilienza, benessere economico e prosperità, conoscenza e competenze, inclusione e partecipazione. Questo ha permesso di mettere in relazione indicatori economici e non economici, bilanciando effetti tangibili e intangibili. A partire da questa esperienza, il metodo è stato rafforzato e applicato ad altri progetti, tra cui gli impact report della Milano Music Week, realizzati da Deloitte e Rockol MusicBiz, con Butik e l’Assessorato alla Cultura del Comune di Milano.

In questo caso, alle metriche tradizionali si è affiancata una lettura più ampia della capacità dell’iniziativa di attivare relazioni, diffondere conoscenza, coinvolgere studenti, sviluppare competenze settoriali e raggiungere territori e comunità meno presenti nei palinsesti cittadini. L’attenzione verso questi temi arriva sempre più spesso anche da enti e imprese esterni al settore culturale. Un esempio è la riqualificazione dell’edificio Monte Rosa 91 a Milano, promossa da AXA Investment Managers Alts, ora BNP Paribas, e progettata da Renzo Piano Building Workshop. L’intervento unisce spazi di lavoro e apertura alla comunità, affiancando al real estate una componente culturale.

L’integrazione del quadro di riferimento Unesco con il “social return on investment”

Per valutarne gli impatti, Deloitte ha integrato il framework Unesco con la metodologia del Social Return on Investment, che consente di stimare il ritorno sociale dell’investimento e valorizzare anche benefici intangibili di natura culturale, sociale e ambientale percepiti dagli stakeholder. Questi esempi mostrano il ruolo crescente di una valutazione più strutturata dell’impatto della cultura per istituzioni pubbliche e private; la misurazione dell’impatto culturale non risponde solo a esigenze di accountability e trasparenza, ma diventa uno strumento per interpretare i dati, individuare priorità e orientare le decisioni nel tempo.

Rendere leggibili effetti spesso non immediati consente alle istituzioni culturali di valorizzare il proprio ruolo e rafforzare il dialogo con gli stakeholder; per le imprese, significa integrare il contributo della cultura nelle strategie, riconoscendone il potenziale anche in termini di sviluppo organizzativo. La cultura non è dunque solo influenzata dalle dinamiche della sostenibilità, ma può diventarne una leva attiva di trasformazione.

Articolo apparso sul numero 5 del semestrale Family Office & Family Business di We Wealth

Domande frequenti su Il valore invisibile della cultura

Quali sono le principali sfide nel misurare il valore della cultura oltre quello economico?

La misurazione del valore della cultura è complessa a causa dell'assenza di standard e strumenti condivisi. Questo rende difficile quantificare gli effetti sociali, ambientali e di governance generati dall'arte e dalla cultura.

Quali approcci innovativi vengono suggeriti per rendere più comprensibile il contributo della cultura allo sviluppo sostenibile?

Si propongono esperienze applicative e framework internazionali per migliorare la comprensione e la comparabilità del contributo culturale. L'integrazione del quadro di riferimento Unesco con il 'social return on investment' è un esempio di questi nuovi approcci.

In che modo Parma Capitale Italiana della Cultura 2020+21 viene presentata come un esempio virtuoso?

Parma Capitale Italiana della Cultura 2020+21 è citata come un 'esempio-gioiello' che dimostra come la cultura possa generare valore in modo strutturato. Questo caso studio evidenzia l'efficacia di approcci più organizzati nel riconoscere e valorizzare il contributo culturale.

Qual è l'obiettivo delle forme di rendicontazione più strutturate menzionate nell'articolo?

Le forme di rendicontazione più strutturate mirano a riconoscere in modo più efficace il valore della cultura. L'intento è superare una lettura frammentata per offrire una visione più completa e comparabile degli impatti culturali.

Oltre al valore economico, quali altri tipi di valore genera l'arte e la cultura secondo l'articolo?

Arte e cultura generano valore non solo in termini economici, ma incidono significativamente anche sulle dinamiche sociali, ambientali e di governance. Questi impatti multidimensionali richiedono strumenti di misurazione adeguati per essere pienamente compresi.

FAQ generate con l'ausilio dell'intelligenza artificiale

di Roberta Ghilardi

Laureata con lode in Economia e Gestione dei Beni Culturali e dello Spettacolo, Roberta Ghilardi ha condotto un progetto di tesi presso il Museo del Novecento di Milano. Dopo un’esperienza di tirocinio presso Intesa Sanpaolo, è entrata in Deloitte nel 2017, dove oggi è manager nell’area Sustainability e membro della Service Line Offering Art & Finance di Deloitte Private. In Deloitte collabora a progetti in ambito di sostenibilità, anche connessi al mondo dell’arte e della cultura, e alla redazione dei Report Art&Finance a livello italiano ed internazionale.
È inoltre Cultore della Materia del corso Teorie del Mercato dell’Arte dell’Università IULM e ha contribuito a diverse pubblicazioni nel campo dell’arte e dei beni da collezione, oltre ad aver partecipato come Lecturer a lezioni presso l’Università IULM, l’Università Cattolica e l’Università di Pavia.

Non sai come far rendere di più la tua liquidità e accrescere il tuo patrimonio? Scrivici ed entra in contatto con l’advisor giusto per te!

Compila il form ed entra in contatto gratuitamente e senza impegno con l’advisor giusto per te grazie a YourAdvisor.