Mediobanca, azioni in lieve rialzo in attesa Cda. Cosa succede ora

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L’azionario di Piazzetta Cuccia ha mostrato una molto tiepida appetibilità nel primo giorno di contrattazioni successivo a quello della “bomba” dell’offerta pubblica di scambio sganciata da Monte Paschi. Intanto, molti sono i movimenti dietro le quinte che mirano a rivoluzionare l’assetto societario della banca guidata da Alberto Nagel (nel segno del vero obiettivo dell’operazione)

Indice

Nella giornata di Borsa successiva alla mossa di Monte Paschi, le azioni di Mediobanca (che al momento capitalizza 13.000 miliardi di euro) hanno goduto di un lieve rialzo a Piazza Affari. Le contrattazioni si sono infatti chiuse a 16,50 euro per azione (+0,18%). Un sentimento attendista in vista del cda di martedì 28 gennaio 2025, giorno in cui la banca guidata da Alberto Nagel si esprimerà sull’offerta pubblica di scambio avanzata da Mps venerdì 24 gennaio. Il consiglio molto probabilmente valuterà ufficialmente come “ostile”, ovvero come “non concordata” l’iniziativa di Monte dei Paschi, che ha proposto di offrire 23 azioni proprie per 10 di Mediobanca (concambio: 2,3 nuove azioni per ogni titolo Mediobanca).

Il valore delle azioni di Mediobanca sotto la lente di agenzie e pattisti

Per S&P, l’offerta pubblica di scambio di Mps su Mediobanca è «un altro episodio di consolidamento in rapida accelerazione del settore bancario italiano». L’agenzia di rating ritiene che «il consolidamento sia inevitabile dal momento che molte banche cercheranno ulteriori economie di scala» nonché «una migliore diversificazione dei ricavi per migliorare la propria capacità di fare profitti e di investire in innovazione». Tuttavia, visto che il premio incorporato nel concambio proposto è «marginale» e vista la tiepida reazione del mercato, almeno in questa fase iniziale, S&P considera sia troppo presto per dire se l’operazione andrà in porto

Intanto il “pattista” Pierluigi Tortora (la sua holding Plt detiene 4 milioni di azioni Mediobanca, ossia lo 0,48% del capitale di Piazzetta Cuccia e oltre il 4% del suo patto di sindacato) afferma in una intervista a Radiocor che si resta in attesa degli eventi e che la tentata scalata di Rocca Salimbeni viene vissuta «con molta tranquillità». La riunione ordinaria dei “pattisti”, ovvero degli azionisti storici della banca, tradizionalmente favorevoli alla sua dirigenza, è già in programma per febbraio. Al momento, non sono in agenda riunioni straordinarie. È chiaro che la partita si preannuncia lunga, e che l’accordo parasociale tra gli azionisti della banca milanese potrebbe avervi un certo ruolo. Tuttavia, prima di dare il via libera a una eventuale unione tra Mps e Mediobanca, Tortora sottolinea la necessità di venire a conoscenza di «sinergie industriali e motivazioni».

Fra rischi e opportunità

Del resto i giochi riguardano il riassetto complessivo del mondo del credito italiano. Gli analisti parlano di un rischio legato alla perdita di ricavi, ma è questo un elemento «da verificare», sostiene Tortora. «Il perimetro e i veri obiettivi sembra che non siano solo questi, è un discorso più allargato del settore bancario e assicurativo». È importante saper governare, più che subire, i movimenti in atto in tutto il conteso bancario, per dar vita a «leader sovranazionali in grado di competere con le banche europee», conclude Tortora, citando le recenti mosse di UniCredit.

La scalata di Mps su Mediobanca riuscirà?

Le operazioni ostili devono passare all’approvazione di Consob e Banca centrale europea. In caso di semaforo verde, la richiesta degli enti supervisori sarebbe per una partecipazione di Mps almeno pari al 51%, ossia tale da convocare un’assemblea straordinaria e cambiare il cda di Piazzetta Cuccia. O anche maggiore (fra il 60 e il 66%).

La vera partita si gioca intorno a Generali

Al momento dell’ops di Mps su Mediobanca, lo Stato italiano possiede ancora titoli per l’11,7% del capitale della banca senese. Negli anni, il Ministero dell’Economia ha diluito costantemente la sua quota, e fra gli acquirenti di queste azioni ci sono Caltagirone e il gruppo Delfin (famiglia Del Vecchio), anche azionisti di Mediobanca e Generali, come del resto la stessa Mediobanca, prima azionista di Generali con il 13% (Delfin è al 9,8%; Caltagirone al 6,5%). È Generali che fa gola a molti. Sul fronte Mps, c’è pure un accordo assicurativo con Axa, ormai in scadenza nel 2027. Dal canto suo, Delfin avrebbe (secondo fonti di stampa) completato l’iter per essere in regola con la normativa delle assicurazioni, per mettersi nelle condizioni di salire ulteriormente nella sua quota Generali. Fatti e passi che alzano la posta in gioco dell’operazione.

di Teresa Scarale

Caporedattore Pleasure Asset. Giornalista professionista, è laureata in Discipline Economiche e Sociali presso l’Università Bocconi di Milano. Scrive di finanza, economia, mercati dell’arte e del lusso. In We Wealth dalla fondazione. Collabora con Il Sole 24 Ore e Plus 24.

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