Ecco i “cigni neri” del 2025: 8 rischi e opportunità per il portafoglio

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Illustrazione di due cigni uno di fronte all'altro su uno sfondo nero. Il cigno a sinistra è raffigurato in nero, mentre quello a destra è disegnato in bianco. Le loro ali sono sollevate con grazia, formando una composizione simmetrica e armoniosa.

Il matematico ed ex-trader Nassim Nicolas Taleb chiama così quegli accadimenti rarissimi, ma non irrealizzabili, capaci di creare profondo scompiglio nell’economia (e non solo). Prevederli è (quasi) impossibile, ma qualcuno ci ha provato

Indice

Eventi di grande impatto macroeconomico, molto rari e soprattutto imprevedibili: sono i cosiddetti “cigni neri”. Prospettive non del tutto impossibili, chiamate così per la prima volta dal matematico ed ex-trader Nassim Nicolas Taleb. Tanti anni fa, “cigni neri” sono stati la Brexit, l’aumento di valore delle criptovalute, e più di recente la crescita degli investimenti in combustibili fossili nel 2022 con l’inizio della guerra in Ucraina. Secondo BG Saxo (broker nato dalla joint venture Saxo Bank – Banca Generali), nel 2025 i “cigni neri” potrebbero essere addirittura otto. Secondo Gian Paolo Bazzani, ceo di BG Saxo, «La situazione geopolitica e sociale si presenta globalmente più complessa e confusa che mai. In un contesto già segnato da profonde trasformazioni e tensioni che attraversano il pianeta sin dal periodo post-pandemico, gli eventi straordinari che hanno caratterizzato il 2024 ci impongono una riflessione sull’imprevedibilità del nostro mondo».

Quali sono i “cigni neri” che potrebbero verificarsi nel 2025?

Otto le parole chiave: dollaro, NVDIA, Cina, cuore, Opec, assicurazioni, dati, sterlina. Ecco perché.

1 Il primo dei cigni neri 2025: Trump potrebbe mandare in crisi il dollaro Usa 

Se davvero Trump decidesse di imporre dazi su tutte le importazioni con l’aiuto di un dipartimento per l’efficienza governativa gestito da Elon Musk, si interromperebbe la fornitura di moneta necessaria a “far girare le ruote” del sistema globale. Contestualmente al crollo del dollaro, si manifesterebbe un’ascesa delle criptovalute nonché di denaro digitale, oro e euro.

2 Nvidia potrebbe arrivare a valere il doppio di Apple 

Ipotesi improbabile, ma suggestiva, è quella che immagina il boom di Nvidia, crescere nel 2025 fino a essere il doppio di Apple, diventando così l’azienda più redditizia di tutti i tempi. Il merito sarebbe di un chip rivoluzionario di intelligenza artificiale in grado di aumentare fino a 25 volte le prestazioni dei calcoli AI a parità di energia consumata. Una mossa che porterebbe le azioni di Nvidia a essere scambiate sopra i 250 dollari.

3 La Cina potrebbe puntare tutto sugli incentivi fiscali 

Nel 2025 la Cina potrebbe puntare sulla reflazione per gestire i rischi inflazionistici con iniziative fiscali per oltre 50.000 miliardi di CNY (circa 7.000 miliardi di dollari). A questo provvedimento si sommerebbero politiche sociali per incentivare le aziende a ridurre l’orario di lavoro per una migliore qualità della vita delle persone. 

4 Cigni neri 2025? Non tutti negativi: “Mi stampi un cuore umano, grazie” 

Non tutti i cigni neri per il 2025 sono di stampo pessimista, anzi. Il più ottimista riguarda una svolta scientifica. Nell’anno appena iniziato, grazie al bioprinting si potrebbe stampare in 3D un cuore umano perfettamente funzionale. Partendo da scansioni ad alta risoluzione, gli scienziati potrebbero realizzare un modello digitale in grado di riprodurre ogni dettaglio della struttura del cuore. Quindi, una biostampante 3D potrebbe costruire l’organo artificiale stratificando cellule staminali umane e materiali biodegradabili.

5 La fine all’Opec a causa di un boom dell’elettrico

Fra i cigni neri del 2025 (o successivi), potrebbe esserci la fine dell’Opec. Con il diminuire dei prezzi delle batterie, i veicoli elettrici potrebbero diventare sempre più economici portando alla crisi del mercato petrolifero. Con la perdita di centralità del trasporto a benzina o diesel, l’Opec (Organizzazione dei Paesi Esportatori del Petrolio) vedrebbe ridursi ulteriormente la propria importanza. Con la fuoriuscita di alcuni Paesi chiave infatti, i membri restanti aumenterebbero la produzione di petrolio per assicurarsi una quota di mercato, innescando il crollo del prezzo del greggio.

6 Una tassa sui data center 

Se gli Usa imponessero alle big tech tasse sui data center per l’AI e multe per i centri dati più grandi e energivori, si aprirebbe un’era di nuovi investimenti nel settore (parchi solari e centrali elettriche), ma verrebbe alimentata anche una nuova spirale inflazionistica, causata dal crescere del prezzo dell’energia.

7 Il fallimento di una gigantesca compagnia assicurativa a causa delle catastrofi ambientali

Negli Usa una grande azienda del settore assicurativo potrebbe fallire per aver sottovalutato i rischi legati al cambiamento climatico. A quel punto il governo statunitense si troverebbe ad affrontare una crisi: dovrebbe salvare la compagnia assicurativa, per evitare che altre aziende facciano la stessa fine e che si scateni il panico. L’evento catastrofico, tuttavia, imporrebbe alle assicurazioni di rivedere i premi legati alle calamità naturali, con una grossa riduzione del valore degli immobili in molti mercati. 

8 L’apprezzamento della sterlina dopo la Brexit

Fra i cigni neri 2025, l’ultimo potrebbe essere la rinascita della sterlina britannica. Il nuovo governo laburista potrebbe avviare nuove politiche fiscali per riportare la moneta nazionale a valori pre-Brexit, facendola apprezzare a 1,27 contro l’euro. L’incoraggiamento degli investimenti interni e le prospettive di crescita più solide sosterrebbero la sterlina rispetto all’euro, facendo scendere il tasso di cambio fino a 0,7500.

Conclude Bazzani: «BG Saxo ha delineato una serie di scenari ipotetici e audaci per il 2025 che, per quanto inverosimili, cercano di stimolare un dibattito su quanto sia fondamentale prepararsi a un futuro sempre più caratterizzato dalle incertezze».

di Teresa Scarale

Caporedattore Pleasure Asset. Giornalista professionista, è laureata in Discipline Economiche e Sociali presso l’Università Bocconi di Milano. Scrive di finanza, economia, mercati dell’arte e del lusso. In We Wealth dalla fondazione. Collabora con Il Sole 24 Ore e Plus 24.

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