Le banche italiane si preparano alla prima stagione di trimestrali relative al 2026, le prime a incorporare gli effetti del conflitto in Iran, su cui il mercato si è già portato avanti. Dall’inizio del conflitto, infatti, la sottoperformance dell’indice settoriale rispetto all’andamento del Ftse Mib si è ampliata sulla base dei rischi che i rincari energetici potrebbero infliggere a consumatori e imprese. Tutto questo potrebbe tradursi in crediti meno performanti, minando il sentiment su un settore che, fino al 2025, ha trainato Piazza Affari.
Da inizio anno, l’indice Ftse Italia Banche è in calo del 4,28%, mentre il Ftse Mib è cresciuto del 6,1%: un ritardo di quasi dieci punti percentuali che potrebbe rappresentare un’occasione d’acquisto, qualora una soluzione diplomatica che assicuri il passaggio dallo Stretto di Hormuz dovesse essere raggiunta prima che scattino misure di razionamento.
Il quadro appare diverso negli Stati Uniti, dove il comparto bancario ha mostrato una maggiore resilienza. Da inizio anno, l’indice di settore si è mosso in linea o leggermente meglio rispetto all’andamento dell’S&P 500, sostenuto da risultati trimestrali solidi. Le grandi banche americane hanno evidenziato ricavi in crescita soprattutto nelle attività di trading, favorite dall’elevata volatilità dei mercati, e un’attività di investment banking tornata più dinamica. Allo stesso tempo, i consumi restano solidi nonostante il rincaro dell’energia, contribuendo a sostenere la qualità del credito nel breve termine. Resta però anche negli Stati Uniti un’attenzione elevata al ciclo del credito, con diversi istituti che hanno segnalato il rischio di un possibile deterioramento qualora il quadro macroeconomico dovesse peggiorare.
Fitch: banche solide, ma il rischio è nelle stime
A fine marzo, l’agenzia di rating Fitch aveva affermato che “le grandi banche europee affrontano la fase di maggiore incertezza e volatilità causata dalla guerra in Iran partendo da una posizione di forza”, ma, nel caso in cui il conflitto si protraesse fino a fine giugno, con un deterioramento delle prospettive di crescita economica e dell’inflazione, bisognerebbe mettere in conto “revisioni al ribasso delle stime su redditività e qualità degli attivi bancari”.
Nella gran parte delle previsioni degli istituti, il 2026 avrebbe dovuto sostenere le entrate dai margini d’interesse tramite volumi più alti rispetto all’anno precedente, compensando in questo modo il minore livello medio dei tassi di riferimento.
Bce: credito più rigido e domanda in calo
Secondo l’ultimo sondaggio condotto dalla Bce, pubblicato il 29 aprile, le banche stanno diventando in realtà meno propense a erogare credito nel primo trimestre, soprattutto verso le imprese. Il restringimento, ha scritto la Bce, è stato superiore alle attese e il più marcato dalla metà del 2023.
A pesare sono stati soprattutto i timori sul quadro economico, la minore propensione al rischio e le tensioni geopolitiche ed energetiche. Le banche, inoltre, si aspettano un ulteriore peggioramento nel secondo trimestre, con un calo più marcato della domanda di credito da parte delle imprese. Anche sul fronte delle famiglie, le condizioni di accesso al credito si sono irrigidite, soprattutto per il credito al consumo, mentre i mutui registrano solo un lieve restringimento, con previsioni di ulteriore indebolimento nei prossimi mesi.
L’incertezza macroeconomica, dunque, sta rendendo le banche più prudenti. Un aumento degli accantonamenti prudenziali, in vista di un peggioramento della solvibilità dei clienti, potrebbe portare gli investitori ad alleggerire nel breve termine la loro esposizione su un settore che ha realizzato una performance di prezzo pari al 26% negli ultimi 12 mesi – nonostante il recente calo.
La prima banca a pubblicare i conti sarà UniCredit il 5 maggio, con grandi attese da parte degli analisti sulle future mosse che Andrea Orcel metterà in campo nell’ambito dell’Ops su Commerzbank – le cui condizioni, per ora, non sono state riviste in senso migliorativo. Senza dimenticare, poi, la strategia di crescente esposizione nell’azionariato di Assicurazioni Generali.
Uguale attesa ci sarà l’8 maggio (data da confermare) per la prima trimestrale presentata da Mps con alle spalle il nuovo Cda e il Lovaglio bis: da monitorare, in questo caso, eventuali aggiornamenti sul piano di integrazione con Mediobanca e possibili commenti sull’ipotesi, trapelata sul Financial Times, di un possibile avvicinamento strategico fra Banco Bpm e Siena.

