Prologo – Possesso di opera d’arte falsa, il dilemma fra proprietà e diritti morali
L’11 luglio 2025, la Corte d’Appello di Parigi si è pronunciata in un caso di grande rilievo per il mercato dell’arte. Il caso ha riguardato una controversia tra gli eredi di Marc Chagall e il proprietario di un dipinto ritenuto contraffatto. L’opera, presentata come autentica, era stata sottoposta al giudizio del Comité Marc Chagall, che ne aveva escluso l’attribuzione al maestro. Il proprietario, contestando le conclusioni, aveva chiesto che l’opera restasse comunque nella propria disponibilità, purché recasse la chiara menzione “Riproduzione”.
Da un lato, il proprietario invocava il diritto di non essere privato del proprio bene senza giustificazione, sottolineando che l’apposizione della dicitura sarebbe stata sufficiente a neutralizzare ogni rischio di inganno. Dall’altro, gli eredi di Chagall insistevano sulla necessità di una misura più radicale, la distruzione dell’opera, per tutelarne l’integrità morale del lavoro dell’artista e per impedire che il dipinto potesse, in futuro, rientrare in circolazione come originale. La Corte ha accolto la posizione degli eredi, ordinando la distruzione del dipinto.
Nella motivazione, i giudici hanno evidenziato come la semplice indicazione “Riproduzione” non offra garanzie durature: l’iscrizione può essere rimossa, occultata o ignorata, lasciando aperto il rischio che l’opera venga nuovamente proposta sul mercato come autentica. La tutela del diritto morale dell’artista, che in Francia è imprescrittibile e inalienabile, ha prevalso sull’interesse patrimoniale del proprietario.
Il punto di vista dell’avvocato – Giuseppe Calabi
La decisione della Corte d’Appello rafforza l’approccio rigoroso della giurisprudenza francese in materia di falsi d’arte. Essa non solo riafferma il primato della protezione dell’identità creativa dell’artista, tutelata dal diritto morale che è perpetuo, trasmissibile agli eredi dell’artista ed indisponibile, ma rappresenta anche un monito per collezionisti e operatori: la presenza di contraffazioni non può essere tollerata neppure con soluzioni intermedie. La distruzione diventa così lo strumento essenziale per garantire che il mercato resti immune da rischi di confusione e che la me- moria dell’artista venga preservata nella sua autenticità. Il confronto con il sistema italiano evidenzia differenze significative.
Anche in Italia i discendenti dell’artista sono titolari del diritto morale (art. 23 LDA). Inoltre, la violazione del diritto di utilizzazione economica dell’opera, che include il diritto di comunicazione al pubblico tramite offerta in vendita ad un’asta, ovvero attraverso atti preliminari all’offerta, quali la sottoposizione ad un comitato autentiche promosso dagli eredi (art. 16 LDA) può essere sanzionata con la distruzione dell’opera (art. 158 LDA). Tuttavia, la nostra giurisprudenza mostra un atteggiamento più prudente in merito alla distruzione delle opere non autentiche. Nei casi di falsi d’arte, i giudici italiani tendono a privilegiare misure meno drastiche, come la confisca o l’apposizione di annotazioni indelebili che attestino la non autenticità.
Emblematici sono i casi affrontati dai tribunali italiani in materia di falsi De Chirico o Modigliani: le opere sospette sono state spesso sequestrate e sottratte al commercio, ma raramente distrutte. Ciò riflette un equilibrio tra la tutela del diritto morale dell’artista e il principio di proporzionalità, che riconosce comunque al proprietario un interesse patrimoniale sul bene, ancorché privo di valore artistico. Il confronto dimostra come Francia e Italia condividano l’obiettivo di proteggere il mercato e l’identità dell’artista, ma divergano sugli strumenti: più rigoroso e radicale quello francese, più temperato quello italiano, dove la distruzione resta misura eccezionale e residuale.
Il parere della storica dell’arte – Sharon Hecker
Questo caso ci spinge a riflettere su un tema che il mondo dell’arte affronta da tempo: cosa fare quando si scopre un falso. Alcuni ne chiedono la distruzione immediata, mentre altri ritengono che possano ancora avere un valore. Con falsi sempre più sofisticati, il dibattito diventa più urgente.
Come ha stabilito la Corte francese, distruggere opere universalmente riconosciute come false (in questo caso la conclusione si basa su connoisseurship, materiali incompatibili, tecniche errate e provenienze storicamente improbabili) protegge l’integrità dell’artista. Se i falsi restano in circolazione, rischiano di essere rivenduti come autentici, danneggiando reputazioni e fiducia nel mercato. La distruzione può anche essere vista come una presa di posizione morale contro l’inganno e un deterrente per futuri crimini d’arte.
Tuttavia, non tutti i falsi sono privi di valore. Molti sono realizzati con grande abilità e offrono spunti su tecniche artistiche e contesti storici. In musei o ambienti educativi, possono servire per insegnare e documentare l’autenticità, la rilevazione dei falsi e la psicologia del crimine artistico. Cancellarli del tutto significa perdere casi di studio preziosi.
Togliere i falsi dal mercato è giusto, ma i musei possono conservarli per studi futuri. Alcuni lo fanno già. Nel 2010, il Detroit Institute of Arts ha presentato la mostra Fakes, Forgeries, and Mysteries, affiancando opere autentiche a falsi, con dettagli delle indagini. Esponendo falsi, “le istituzioni li tengono fuori dal mercato ma accessibili per studiarne le dinamiche criminali.” Mostre di opere false offrono spunti per un dibattito critico, rivelando il confine tra crimine, creatività e commercio. Archivi digitali e documentazione forense possono conservarne il valore educativo senza glorificare l’inganno. Decidere se distruggere i falsi è un equilibrio tra verità, trasparenza e la strana “vita” che un falso può assumere una volta smascherato.



