Le opere d’arte non sono mai state soltanto espressioni di creatività e cultura, ma hanno da sempre costituito beni suscettibili di scambio e di investimento. Il rapporto tra arte ed economia non costituisce un fenomeno recente, ma una relazione consolidata che nel tempo ha assunto forme sempre più complesse, fino a trasformare le opere da collezione in veri e propri asset patrimoniali.
È proprio in questo contesto che si colloca il recente accordo relativo alla Collezione Gelman.
L’arte come garanzia, il caso della Collezione Gelman
La vicenda affonda le proprie origini nella storia dei coniugi Jacques e Natasha Gelman, importanti collezionisti messicani che, a partire dagli anni Quaranta dello scorso secolo, costruirono una delle più significative raccolte d’arte latino-americana del Novecento. La collezione comprende opere di alcuni dei grandi nomi del panorama artistico, tra cui Frida Kahlo, Diego Rivera, María Izquierdo, José Clemente Orozco, Rufino Tamayo, David Alfaro Siqueiros, Carlos Mérida, Jesús Reyes Ferreira, Francisco Toledo, Lola Álvarez Bravo, Manuel Álvarez Bravo, Gabriel Figueroa, Tina Modotti, e Graciela Iturbide.
A seguito della scomparsa dei coniugi Gelman, la gestione della Collezione è rimasta per lungo tempo incerta a causa dei costi e delle responsabilità connesse, situazione protrattasi fino al 2023, quando è stata acquistata in blocco dalla famiglia Zambrano di Monterrey (Messico), che ne è attualmente proprietaria.
Lo scorso 7 gennaio, la famiglia Zambrano ha sottoscritto un accordo quinquennale con il Banco Santander e l’Instituto Nacional de Bellas Artes y Literatura (INBAL), affidando alla Fondazione Santander – il braccio filantropico del gruppo bancario – il compito di curare la gestione, la tutela, la valorizzazione e l’esposizione della raccolta presso importanti istituzioni museali internazionali, partendo dalla Spagna.
Tale operazione è stata oggetto di un acceso dibattito interno, in quanto, sebbene la quasi totalità dei capolavori della Collezione sia classificata come monumento artístico ai sensi della legislazione messicana sulla tutela del patrimonio culturale, la famiglia Zambrano avrebbe utilizzato la Collezione come garanzia a fronte di un finanziamento concesso dallo stesso Banco Santander, oltre ad acconsentire alla rinominazione come “Collezione Gelman Santander”.
L’accordo non ha tuttavia determinato alcuna modifica né della titolarità delle opere, che restano in capo alla famiglia Zambrano, né del loro status giuridico, che ne vieta l’uscita in via definitiva dal territorio messicano.
Da qui nasce il principale interrogativo: un bene riconosciuto come monumento artístico può essere impiegato come garanzia finanziaria senza compromettere la funzione pubblicistica che giustifica la sua tutela?
La Ley Federal e la circolazione delle opere d’arte
La Ley Federal sobre Monumentos y Zonas Arqueológicos, Artísticos e Históricos, promulgata il 6 maggio 1972 durante la presidenza di Luis Echeverría Álvarez, attribuisce la tutela del patrimonio culturale a due istituti: l’Instituto Nacional de Antropología e Historia (INAH), competente per i beni archeologici e storici, e l’Instituto Nacional de Bellas Artes y Literatura (INBAL), cui spettano i beni artistici.
Non sorprende, dunque, il coinvolgimento di quest’ultimo nell’accordo Gelman-Santander, dal momento che la Collezione comprende opere dichiarate monumento artístico, come quelle di Frida Kahlo in forza di un decreto del 1984, pubblicato sul Federal Official Gazette.
La qualifica di monumento artistico non comporta però il trasferimento della proprietà dell’opera al Messico. Il bene rimane infatti nella disponibilità del proprietario privato, ma viene sottoposto a un regime speciale di tutela pubblicistica volto a garantirne la conservazione e impedirne la dispersione, soprattutto in tema di circolazione internazionale.
In particolare, l’articolo 16 della Ley Federal stabilisce che l’esportazione dei beni soggetti a tutela richieda l’autorizzazione dell’autorità competente, mentre l’articolo 32 del Regolamento attuativo disciplina le condizioni per la circolazione delle opere. Tale disposizione vieta l’esportazione definitiva dei beni artistici privati dichiarati monumenti “de oficio” e consente quella temporanea solo quando siano rispettati specifici requisiti e garanzie dirette ad assicurare la conservazione e il successivo rientro delle opere.
È proprio su tale aspetto che si fonda la posizione sostenuta da Santander e dall’INBAL. Secondo la Banca, l’accordo non avrebbe inciso sul regime di tutela delle opere, ma avrebbe semplicemente consentito un progetto di gestione e valorizzazione culturale capace di riportare la Collezione alla fruizione pubblica dopo quasi vent’anni di limitata accessibilità. L’INBAL, dal canto suo, ha ribadito il rispetto della normativa vigente, precisando che nessuna autorizzazione potrebbe essere concessa per l’esportazione definitiva delle opere di Frida Kahlo o degli altri monumentos artísticos appartenenti alla raccolta.
Monumento artístico o strumento?
La questione più complessa, tuttavia, non riguarda direttamente la circolazione internazionale delle opere, bensì un profilo diverso: se il vincolo di monumento artístico possa limitare anche la possibilità di utilizzare il bene come strumento di garanzia finanziaria.
Sul punto, la normativa messicana non fornisce una risposta. La Ley Federal sobre Monumentos disciplina infatti la tutela, la conservazione e la circolazione dei beni protetti, ma non regola direttamente la loro eventuale funzione come garanzia patrimoniale. Questa lacuna normativa deriva anche dalla finalità originaria della legge del 1972, nata per contrastare il traffico illecito di beni culturali e la dispersione del patrimonio nazionale messicano, piuttosto che per affrontare fenomeni oggi sempre più diffusi, come la trasformazione delle grandi collezioni private in strumenti finanziari.
Alla luce di quanto esposto, è naturale domandarsi fino a che punto un monumento artístico possa essere trattato come un asset economico senza entrare in conflitto con la sua funzione culturale e identitaria. Difatti, è proprio questo il nodo centrale delle contestazioni sollevate da oltre 350 storici, artisti e giuristi, i quali non hanno messo in discussione la legittimità delle autorizzazioni relative alle esposizioni temporanee all’estero, ma hanno criticato l’impostazione complessiva dell’operazione.
Il gruppo Defensa de la Colección Gelman, che alla fine di giugno 2026 ha promosso le prime azioni giudiziarie davanti ai tribunali federali, ha definito l’accordo “incostituzionale”, sostenendo che la tutela del patrimonio artistico messicano debba essere garantita esclusivamente dalla Costituzione e dalla legge, senza dipendere dalle mere logiche di mercato.
Arte come garanzia: le conclusioni
Il caso della Collezione Gelman-Santander evidenzia una questione d’importanza crescente. Con la progressiva “finanziarizzazione” delle opere d’arte, è sempre più difficile mantenere una separazione netta tra tutela culturale e libertà del proprietario. Infatti, le caratteristiche che rendono un’opera meritevole di protezione – come il valore culturale e creativo – sono le stesse che ne determinano la maggiore attrattività come bene economico.
Rimane quindi aperto un interrogativo: è possibile conciliare la valorizzazione economica delle opere d’arte con la necessità di preservarne la funzione pubblica e collettiva, oppure la trasformazione dell’opera in asset finanziario rischia inevitabilmente di modificarne la natura stessa?

