Nella notte tra domenica 23 e lunedì 24 agosto 2026 si è spento nella sua residenza di Schindellegi, nel Canton Svitto, Klaus-Michael Kühne, l’uomo che in oltre sessant’anni di guida ha trasformato la spedizioniera di famiglia — fondata dal nonno August a Brema nel 1890 — nel primo operatore mondiale delle spedizioni marittime e aeree.
Aveva 89 anni. Secondo uomo più ricco di Germania, lascia la moglie Christine e un patrimonio che stimato in oltre 44 miliardi di dollari. Non lascia, invece, figli né eredi diretti.
La scomparsa di Kühne non apre alcuna corsa all’eredità, alcun contenzioso, alcuna incertezza sul controllo delle partecipate. Il destino di quel patrimonio era stato scritto da decenni: l’intera fortuna confluisce nella Kühne-Stiftung, la fondazione di diritto svizzero con sede a Schindellegi che l’imprenditore costituì nel 1976 insieme ai genitori, esattamente cinquant’anni fa.
Kühne, ecco il patrimonio destinato alla fondazione
Attraverso Kühne Holding AG, il veicolo di investimento costituito nel 1993, il gruppo controlla al 31 dicembre 2025 il 55,4% dei diritti di voto di Kühne+Nagel — cui si somma un 4,7% già detenuto direttamente dalla fondazione — oltre al 30% di Hapag-Lloyd (tramite Kühne Maritime), a una quota di circa il 20% di Lufthansa, incrementata da ultimo nel maggio 2026, e a partecipazioni in Brenntag, Flix e nel settore immobiliare e alberghiero.
La transizione formale delle quote è in corso di perfezionamento, ma l’architettura era predisposta da tempo: la fondazione, che conta già circa 800 collaboratori e un budget annuo di 135 milioni di franchi, è destinata a diventare una delle maggiori d’Europa, accostabile per dimensione a realtà come la Novo Nordisk Foundation danese o il Wellcome Trust britannico.
Lo Stiftung svizzero: un istituto poco conosciuto, ma comparabile al trust
La Stiftung di diritto svizzero è un istituto forse poco conosciuto all’estero, ma funzionalmente comparabile alla fondazione oppure al trust: un patrimonio viene destinato in modo irrevocabile a uno scopo, si stacca dalla sfera giuridica del fondatore e acquisisce — a differenza del trust — personalità giuridica propria. Non frammenta la ricchezza tra eredi e governa in modo indipendente il patrimonio ricevuto.
Governance e pianificazione: come Kühne ha blindato il patrimonio
L’aspetto forse più interessante del caso è che Kühne non si è limitato a designare un beneficiario: ha costruito, per gradi, una governance capace di funzionare senza di lui. Già dal 2008 aveva avviato il trasferimento di responsabilità a Karl Gernandt, oggi presidente di Kühne Holding e di Hapag-Lloyd nonché membro del consiglio di sorveglianza di Lufthansa.
Dal 2022 la fondazione ha un consigliere delegato di peso, Jörg Dräger, già senatore di Amburgo e per tredici anni ai vertici della Bertelsmann Stiftung.
E dal 1° gennaio 2026 — con tempismo che, col senno di poi, appare quasi profetico — la struttura direttiva è stata unificata nelle mani di un Geschäftsführer unico, Niklas Wilmking, ex membro del board di Schenker AG, cui rispondono i programmi logistici globali della fondazione.
Il piano successorio prevede inoltre il passaggio di Thomas Staehelin alla guida dell’ente.
I pilastri d’intervento sono definiti e finanziati: la logistica umanitaria e formativa (HELP Logistics, LEARN Logistics, la Kühne Logistics University di Amburgo, l’alleanza per l’Africa), il Kühne Climate Center per la decarbonizzazione delle supply chain, la ricerca medica (i centri CK-CARE e Cardio-CARE, il campus di Davos) e la cultura, con il sostegno alla Elbphilharmonie e il progetto della nuova Opera di Amburgo. I flussi cedolari delle partecipate diventano così risorse permanenti di uno scopo, anziché oggetto di divisione ereditaria.
Da Zeiss a Kühne: la fondazione come strumento successorio
Il modello non è inedito: già nel 1889 Ernst Abbe conferì la proprietà delle officine Zeiss alla Carl-Zeiss-Stiftung, che ancora oggi, dopo oltre 135 anni, due guerre mondiali e la divisione della Germania, detiene Zeiss e Schott. È la dimostrazione empirica che una fondazione ben costruita può garantire continuità aziendale su orizzonti che nessuna dinastia familiare, statisticamente, riesce ad assicurare.
La lezione del caso Kühne è duplice.
La prima: la pianificazione per tempo è quasi sempre la migliore, con o senza Stiftung o trust. Kühne ha avuto cinquant’anni per testare la propria architettura successoria.
La seconda: quando alla pianificazione anticipata si riesce ad affiancare una soluzione di governance costruita attraverso questi istituti — organi collaudati, management responsabilizzato, scopi statutari chiari — la probabilità di successo del passaggio si alza sensibilmente.
