Patto di famiglia: quando si perde l’esenzione dall’imposta di donazione

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L’Agenzia delle Entrate chiarisce quando il patto di famiglia non può beneficiare dell’esenzione dall’imposta di donazione. Decisivo che il trasferimento attribuisca un controllo effettivo e non solo formale

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L’esenzione dall’imposta di donazione prevista per i passaggi generazionali d’impresa non può operare quando il trasferimento delle partecipazioni attribuisce al beneficiario un controllo soltanto formale. È questo il principio affermato dall’Agenzia delle Entrate nella risposta a interpello n. 143/2026, dedicata a un patto di famiglia nel quale il disponente intendeva trasferire al figlio la nuda proprietà del 95% delle quote sociali, conservando però prerogative statutarie tali da incidere in modo decisivo sulla governance della società.

Il caso esaminato riguardava il socio unico di una società operante sia come holding sia nel settore della gestione e valorizzazione immobiliare. Nell’ambito di un programma di progressivo ricambio generazionale, l’istante prospettava il ricorso al patto di famiglia disciplinato dagli artt. 768-bis e seguenti del codice civile, mediante attribuzione gratuita al figlio della nuda proprietà di una partecipazione pari al 95% del capitale sociale. L’usufrutto vitalizio sarebbe invece rimasto in capo al padre.

Patto di famiglia: quando spetta l’esenzione dall’imposta di donazione

Secondo la prospettazione del contribuente, l’operazione avrebbe dovuto rientrare nell’ambito applicativo dell’art. 3, comma 4-ter, del DLgs. 346/1990. Tale disposizione esclude dall’imposta sulle successioni e donazioni i trasferimenti di aziende, rami d’azienda, quote sociali e azioni effettuati, anche tramite patto di famiglia, in favore di discendenti e coniuge, purché ricorrano le condizioni richieste dalla norma.
Per le società di capitali, in particolare, è necessario che il trasferimento consenta al beneficiario di acquisire o integrare il controllo ai sensi dell’art. 2359, comma 1, n. 1, c.c. e che tale controllo sia mantenuto per almeno cinque anni.

Il figlio assegnatario si sarebbe infatti impegnato a non cedere la partecipazione ricevuta nel quinquennio successivo all’atto. Tuttavia, il progetto negoziale era accompagnato da modifiche statutarie destinate a conservare in capo al disponente alcuni diritti particolari finché questi fosse rimasto socio. Tra tali prerogative figuravano il diritto di essere nominato amministratore e presidente del consiglio di amministrazione, il potere di rappresentare la società e di esprimere il voto nelle assemblee delle partecipate su materie rilevanti, nonché il diritto di gradimento in caso di trasferimento delle partecipazioni.

Perché l’Agenzia delle Entrate ha negato l’esenzione

Proprio tali clausole hanno condotto l’Amministrazione finanziaria a negare il beneficio. L’Agenzia ha osservato che, pur a fronte del trasferimento della maggioranza dei diritti di voto, il figlio non avrebbe conseguito un effettivo controllo di diritto sulla società. Le prerogative riservate al padre avrebbero infatti svuotato di contenuto il potere assembleare del beneficiario, impedendogli di incidere realmente sulle decisioni ordinarie e sulle scelte strategiche connesse alla gestione del gruppo.

La risposta richiama, sul punto, l’art. 2359 c.c., secondo cui sono considerate controllate le società nelle quali un’altra società dispone della maggioranza dei voti esercitabili nell’assemblea ordinaria. Tuttavia, la verifica non può arrestarsi al dato numerico o formale. Come già chiarito dalla giurisprudenza di legittimità e dalla precedente risposta a interpello n. 115/2026, occorre valutare concretamente se clausole statutarie o patti parasociali riservino al dante causa poteri idonei a depotenziare, o addirittura escludere, il controllo apparentemente trasferito agli aventi causa.

Controllo societario e patto di famiglia: quando il 95% delle quote non basta

Nel caso specifico, i diritti particolari attribuiti al disponente non erano modificabili autonomamente dal figlio e riguardavano ambiti centrali della vita societaria. Ne derivava che la partecipazione trasferita, pur rappresentando il 95% della nuda proprietà e pur essendo assistita dalla maggioranza dei voti, non consentiva al beneficiario di orientare in modo pieno e autonomo le deliberazioni di competenza dell’assemblea ordinaria. Il controllo richiesto dalla norma agevolativa risultava quindi solo apparente.

Passaggio generazionale: cosa cambia dopo la risposta n. 143/2026

Da qui la conclusione dell’Agenzia: il patto di famiglia prospettato non può fruire dell’esenzione dall’imposta di donazione. L’operazione resta pertanto soggetta al tributo in misura ordinaria, ai sensi dell’art. 16, comma 1, lett. d), del DLgs. 346/1990. La risposta conferma così l’importanza di verificare preventivamente e con estrema attenzione, nell’ambito di operazioni di riorganizzazione familiare e societaria destinate al passaggio generazionale, tutti i singoli aspetti societari, contabili e fiscali insieme a professionisti competenti, al fine di evitare “sorprese” successive ad operazioni ormai compiute.

Domande frequenti su Patto di famiglia: quando si perde l’esenzione dall’imposta di donazione

Quando l'esenzione dall'imposta di donazione per i passaggi generazionali d'impresa non è applicabile secondo l'Agenzia delle Entrate?

L'esenzione non opera quando il trasferimento delle partecipazioni attribuisce al beneficiario un controllo soltanto formale. Questo principio è stato affermato dall'Agenzia delle Entrate nella risposta a interpello n. 143/2026.

Cosa significa che il controllo societario è considerato 'soltanto formale' nel contesto di un patto di famiglia?

Il controllo è considerato formale quando, nonostante il trasferimento di una quota significativa delle partecipazioni, il disponente conserva prerogative statutarie che gli consentono di incidere sulle decisioni aziendali. Questo impedisce l'applicazione dell'esenzione dall'imposta di donazione.

In che modo la conservazione di prerogative statutarie da parte del disponente influisce sull'esenzione dall'imposta di donazione in un patto di famiglia?

Se il disponente, pur trasferendo la nuda proprietà di una quota elevata (come il 95%), mantiene prerogative statutarie che gli permettono di influenzare la gestione, il controllo del beneficiario è considerato solo formale. Di conseguenza, l'esenzione dall'imposta di donazione non spetta.

Qual è il principio chiave stabilito dall'Agenzia delle Entrate nella risposta a interpello n. 143/2026 riguardo ai patti di famiglia e all'imposta di donazione?

Il principio fondamentale è che l'esenzione dall'imposta di donazione per i passaggi generazionali d'impresa non è garantita se il beneficiario acquisisce un controllo meramente formale. L'effettivo trasferimento del controllo è un requisito essenziale per beneficiare dell'esenzione.

Quale percentuale di quote sociali è stata oggetto di trasferimento nella situazione analizzata dalla risposta a interpello n. 143/2026 e perché questo non è stato sufficiente per l'esenzione?

Nella risposta n. 143/2026, il disponente intendeva trasferire il 95% delle quote sociali, ma l'esenzione è stata negata perché il beneficiario non acquisiva un controllo effettivo. La conservazione di prerogative statutarie da parte del disponente ha reso il controllo del figlio solo formale.

FAQ generate con l'ausilio dell'intelligenza artificiale

di Matteo Tambalo

Laureato con lode in Economia e legislazione d’impresa, ha conseguito, in seguito, un Master in “Protezione, Trasmissione e Gestione dei Patrimoni Familiari” presso la 24Ore Business School ed un Master in “Diritto Societario” presso la Scuola di Formazione IPSOA.

Iscritto all’Albo dei Dottori Commercialisti dell’Ordine di Verona e al Registro dei Revisori Legali, è inoltre TEP (Trust and Estate Practitioner) e Full Member di Step Italy (rete internazionale di professionisti che si occupano di pianificazione patrimoniale) e socio di Nedcommunity (Associazione italiana degli amministratori non esecutivi e indipendenti).

E’ partner dello Studio Righini e Associati (con sedi in Verona e Milano), dove si occupa principalmente di operazioni straordinarie, riorganizzazione di gruppi e di passaggio generazionale (con riguardo agli strumenti di tutela e/o trasmissione del patrimonio).
E’ membro della Commissione Diritto d’impresa e Operazioni straordinarie e della Commissione Trust e strumenti di tutela del patrimonio dell’Ordine Dottori Commercialisti di Verona.
Appassionato di sport (è ex nuotatore agonista), di lettura e di natura.