Debito EM: più frammentazione tra rischi e opportunità

Debito EM: più frammentazione tra rischi e opportunità

Le crescenti tensioni geopolitiche e il passaggio verso un ordine mondiale più multipolare stanno modificando anche il comportamento dei mercati emergenti, il cui debito appare oggi particolarmente frammentato e determinato dai fattori specifici di ciascun Paese. Continua a rappresentare una fonte di diversificazione, ma a fronte di una maggiore selettività, che permetta di distinguere tra mercati che presentano più opportunità e mercati che risultano invece più sotto pressione

L’analisi del gestore di portafoglio obbligazionario e direttore di ricerca presso Capital Group, Robert Burgess, si concentra sul debito emergente e sulla sua maggiore frammentazione a fronte delle evoluzioni dei mercati nella prima metà del 2026. In un contesto di tensione geopolitica e shock energetico, infatti, nonostante la complessiva maggiore resilienza, alcune aree sono risultate avvantaggiate rispetto ad altre. Lo shock petrolifero ha provocato risposte diverse tra i Paesi emergenti, in particolare tra aree EMEA e dell’America Latina esportatrici, che ne hanno tratto complessivamente beneficio e Paesi importatori, rimasti penalizzati.

Una rigorosa selettività può quindi permettere di cogliere opportunità più circoscritte ad alcuni mercati rispetto ad altri.

Maggiore resilienza del mercato EMD

Il debito dei mercati emergenti, di fronte alle tensioni recenti, ha dimostrato una maggiore resilienza rispetto ai cicli precedenti. Questo è reso possibile soprattutto per effetto di due fattori: da una parte quadri politici più solidi, dall’altra una base di investitori locali più ampia.

In prima istanza, principalmente in alcune aree dell’America Latina e dell’Europa centrale e orientale, molte banche centrali hanno reagito tempestivamente all’inflazione. Inoltre, diversi Paesi hanno migliorato la gestione del debito estendendo le scadenze, accumulando riserve valutarie e mantenendo tassi di cambio più flessibili.

In secondo luogo, una maggiore partecipazione interna riduce la dipendenza dai flussi esterni. Gli investitori locali, infatti, “possono contribuire a stabilizzare i mercati in periodi di volatilità, limitando le oscillazioni brusche dei rendimenti e delle valute e ancorando le curve dei rendimenti locali alle condizioni interne”, spiega l’esperto.

La conseguenza è stata una risposta agli shock esterni più differenziata e meno sincronizzata rispetto al passato: alcuni mercati hanno reagito rapidamente, mentre altri hanno continuato a subire pressioni.

Valuta forte e valuta locale: le opportunità

I mercati valutari locali offrono ancora opportunità, ma in maniera disomogenea, favorendo alcune aree rispetto ad altre. In alcuni mercati asiatici, per esempio, rendimenti più bassi e pressioni esterne limitano la flessibilità delle politiche monetarie.

Quanto alla valuta forte, un dollaro più debole sosterrebbe i rendimenti locali, mentre un dollaro più forte penalizzerebbe in particolar modo gli emittenti dei mercati di frontiera e con rating più bassi, per cui i costi di finanziamento risulterebbero più elevati e l’impatto sui rendimenti sarebbe negativo.

Selezione e approccio attivo diventano fondamentali

In conclusione, l’analisi di Burgess pone l’accento sull’importanza di mantenere un approccio attivo e basato su un elevato livello di selezione, piuttosto che su un investimento indiscriminato nel debito dei mercati emergenti. Questo risiede nella capacità di cogliere le opportunità più interessanti e saperle distinguere da aree di investimento più esposte a rischi.

Ritratto in bianco e nero di una giovane donna con lunghi capelli scuri, che indossa un blazer su un top scuro, sorride leggermente e guarda l'obiettivo, su uno sfondo chiaro.

di Giulia Morena

Giornalista multimediale di We Wealth, è laureata in Management per l’Impresa presso l’Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano

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