Koyo Kouoh, la Biennale 2026 in “Minor Keys”

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Una donna con lunghe trecce e rossetto scuro è in piedi davanti a fotografie incorniciate di paesaggi desertici, incarnando la forte presenza curatoriale di Koyo Kouoh, indossando una camicia bianca e guardando direttamente l'obiettivo.

A seguito della prematura scomparsa di Koyo Kouoh, nominata direttrice della sessantunesima Biennale di Venezia lo scorso dicembre, Pietrangelo Buttafuoco conferma la linea curatoriale già immaginata. La Serenissima navigherà sul tema “In Minor Keys”

Indice

Non ci saranno cambiamenti nel progetto della prossima – nonché sessantunesima – Biennale di Venezia. Così ha dichiarato Pietrangelo Buttafuoco, presidente della Biennale, nella conferenza stampa tenutasi nella Sala delle Colonne di Ca’ Giustinian la scorsa settimana. La decisione era attesa, visto il vuoto lasciato dalla recente e prematura scomparsa della curatrice Koyo Kouoh, nominata direttrice del settore arti visive della Biennale 2026 lo scorso dicembre. 

La storia di Koyo Kouoh: tra Camerun, Svizzera e Senegal

Kouoh, nata nel 1967 in Camerun e cresciuta a Zurigo, era una delle più ferventi promotrici dell’arte contemporanea africana. Trasferitasi in Senegal nel 1995, era nota ai più grazie al lavoro svolto come fondatrice e direttrice artistica della RAW Material Company di Dakar, un centro culturale focalizzato su residenze artistiche e spazi espositivi. Partendo dal motto “le persone sono più importanti delle cose”, Koyo ha sempre cercato di mettere al centro del proprio lavoro gli artisti e le loro idee. Sembra forse un concetto banale, ma ha portato la curatrice africana molto lontano.

Dopo aver lavorato per eventi quali Documenta 12 e 13, EVA International (la biennale d’arte contemporanea irlandese) e aver aiutato a sviluppare la fiera di arte contemporanea africana 1-54, nel 2019 Kouoh è stata nominata direttrice dello Zeitz Museum of Contemporary Art di Cape Town (Zeitz MOCAA, dove ha mantenuto il proprio ruolo fino al 2025). La nomina a direttrice della Biennale di Venezia è stata dunque l’ultimo dei tasselli di una lunga carriera, portando Koyo a mettersi subito al lavoro sul tema principale dell’evento. 

La squadra della Biennale 2026

Svelato da Buttafuoco, il titolo della sessantunesima Biennale sarà In Minor Keys, così come immaginato dalla sua direttrice nei mesi di lavoro che ne hanno preceduto la morte. Negli scorsi mesi infatti, la Kouoh ha avuto modo di selezionare una buona parte degli artisti e lavori che verranno esposti tra il 9 maggio e il 22 novembre 2026, oltre ad aver scelto alcuni collaboratori per l’evento.

Tra questi ci sono Marie Helene Pereira, curatrice basata a Berlino con connessioni in Senegal e Libano, la scrittrice e curatrice Rasha Salti (anch’essa basata nella capitale tedesca), l’advisor Gabe Beckhurst Feijoo (storica dell’arte e curatore stanziato a Londra) e il giornalista Siddhartha Mitter, basato a New York (caporedattore del catalogo della prossima Biennale). Come spiegato da Salti, In Minor Keys è un invito a “Fare un respiro profondo. Espirare. Lasciar cadere le spalle. E chiudere i propri occhi”. I toni minori sono infatti utilizzati nel mondo della musica per creare un suono più sobrio e melancolico rispetto a quello roboante delle tonalità maggiori.

In Minor Keys, le tonalità che chiamano il sottovoce

I toni minori – hanno poi puntualizzato Mitter e Feijoo – richiedono di ascoltare il “sottovoce” per scoprire piccole isole con un ricco ecosistema che enfatizza il sensoriale, gli affetti e tutto ciò che è soggettivo. Ad essere prescelti per la Biennale 2026 saranno dunque gli artisti che si fondono senza sforzi all’interno della società, in punta di piedi.

A dettare la direzione è sempre Kouoh, che in un vecchio scritto del 2022 dichiarava: “Sinceramente sono stanca. Le persone sono stanche. Siamo tutti stanchi. Il mondo è stanco. Anche l’arte stessa è stanca. Forse i tempi sono maturi. Abbiamo bisogno di qualcosa di diverso. Abbiamo bisogno di guarire. Abbiamo bisogno di ridere. Abbiamo bisogno di essere immersi nella bellezza, in molta bellezza. Abbiamo bisogno di giocare, abbiamo bisogno di poesia. Abbiamo bisogno di amore. Abbiamo bisogno di ballare. Abbiamo bisogno di riposare e di riprenderci. Abbiamo bisogno di respirare. Abbiamo bisogno della radicalità della gioia. L’ora è giunta”.

I record della Biennale, tra passato e futuro

L’impostazione data dalla prima direttrice africana di sempre per la Biennale di Venezia verrà dunque portata avanti per la prossima edizione, sperando venga accolta dal pubblico con entusiasmo. Spesso definita come “le Olimpiadi del mondo dell’arte”, la Biennale è una colonna portante nell’economia culturale italiana. Durante Foreigners Everywhere – l’edizione dello scorso anno curata da Adriano Pedrosa – l’evento ha registrato un totale di circa 700.000 visitatori con 3.321 presenze giornaliere, dimostrando nuovamente la trazione della Biennale nel panorama artistico europeo. L’anno dei record rimane però il 2022, quello di The Milk of Dreams. Sotto la direzione di Cecilia Alemani (prima donna italiana a ricoprire la posizione di direttrice), è stata infatti registrata la vendita di 800.000 biglietti e la partecipazione alla preview da parte di 22.498 visitatori. 

Domande frequenti su Koyo Kouoh, la Biennale 2026 in “Minor Keys”

Qual è stato l'annuncio principale fatto dal presidente della Biennale, Pietrangelo Buttafuoco?

Pietrangelo Buttafuoco ha annunciato che non ci saranno cambiamenti nel progetto della prossima Biennale di Venezia, la sessantunesima edizione. Questa decisione è stata presa in seguito alla scomparsa della curatrice Koyo Kouoh.

Chi era Koyo Kouoh e quale ruolo avrebbe dovuto ricoprire nella Biennale?

Koyo Kouoh era stata nominata direttrice del settore arti visive della Biennale 2026. La sua prematura scomparsa ha lasciato un vuoto nell'organizzazione dell'evento.

Dove si è tenuta la conferenza stampa in cui sono state fatte le dichiarazioni sulla Biennale?

La conferenza stampa si è tenuta nella Sala delle Colonne di Ca' Giustinian.

Qual era il titolo provvisorio della Biennale curata da Koyo Kouoh?

Il titolo provvisorio della Biennale curata da Koyo Kouoh era 'In Minor Keys'.

Quali sono alcuni dei luoghi in cui Koyo Kouoh ha vissuto e lavorato?

Koyo Kouoh ha avuto un percorso internazionale, vivendo e lavorando tra Camerun, Svizzera e Senegal.

FAQ generate con l'ausilio dell'intelligenza artificiale

di Alice Trioschi

Esperta d’arte e del suo mercato, Alice ha lavorato nell’ufficio stampa di Christie’s a Londra, occupandosi della relazioni interne ed esterne con i giornalisti. Dopo aver collaborato con Camera Arbitrale per la risoluzione di conflitti d’arte e beni culturali, oggi lavora per Fondazione Human Technopole occupandosi degli aspetti legali riguardanti il mondo della ricerca scientifica.

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