Private Equity in India: un universo da scoprire

Teresa Scarale
Teresa Scarale
22.11.2018
Tempo di lettura: 3'
Quanti investitori hanno mai pensato al private equity in India? Ne illustra le potenzialità un recentissimo studio di McKinsey

L'analisi di McKinsey abbraccia gli ultimi tre anni

Deal superiori ai 100 milioni di dollari versus inferiori

Come già illustrato precedentemente, l'universo del Pe sta cambiando. Vi è maggiore afflusso di capitali, più concorrenza, una traccia storica di esperienze ormai sempre più lunga cui attingere per non ripetere gli stessi errori, possibilmente. Il mondo del Pe in Asia è conosciuto soprattutto per la Cina. Ma, come illustrato da Schroders, in India risiede il 4% degli unicorni (startup valutate oltre un miliardo di dollari) mondiali. E il foraggio di queste società sono i fondi di private equity e di venture capital. Consona a spingere lo sguardo ai confini, la società di consulenza McKinsey plana quindi con il suo ultimo studio nell'universo del private equity in India.

L'analisi valuta le performance di questa forma di investimento e del suo impatto sull'economia del subcontinente indiano. Essa giunge tre anni dopo uno studio analogo, il quale nel 2015 sottolineava come l'India fosse ad un crocevia: le sfide erano molte, ma c'erano anche dei segnali positivi.

L'ultimo triennio del private equity in India


Come indicato in figura, il volume di:

  • fund-raising,

  • investimenti,

  • exit


ha ripreso ad aumentare dal 2010 in poi. Le masse investite a partire dal 2003 aumentano a 93 miliardi di dollari. Si tratta di puro carburante per la crescita di un'economia che altrimenti spesso non potrebbe reperire capitali da altre fonti domestiche. Oltre alla crescita del volume tout court, c'è stato anche un aumento qualitativo dei deal. Dice l'analisi che sono aumentati non solo gli investitori, ma anche i settori di investimento e i tipi di strategie messi in atto. Questo universo sta dunque diventando affollato anche nella Tigre, e il biennio 2015/2016 ha visto diminuire il numero dei deal, che poi hanno ripreso slancio nel 2017.
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Dal 2003 in poi gli investimenti di private equity in India sono esplosi, con la comprensibile pausa del post 2008

Luci ed ombre


Quanto detto non esime però dall'individuare indicatori ambivalenti, che riflettono la natura stratificata dell'economia e della società indiane.

  • La crescita: è stata forte, ma concentrata. La sola categoria di deal accresciuta negli ultimi tre anni è quella superiore ai 100 milioni di dollari. Ma questi grossi deal hanno reso meno dei piccoli.


La nuova fase


La spinta avutasi nel 2017 sta continuando, anche se bisogna prestare attenzione a questi aspetti:

  • l'aumento dell'offerta di capitali. Si prospetta una vera e propria inondazione di liquidità soprattutto a livello locale da parte di limited partner;

  • una competizione acerrima proprio in virtù dell'aumento delle forme di investimento dirette ad opera di limited partner;

  • nuove opportunità di investimento nelle ristrutturazioni aziendali dati i crediti deteriorati di alcune banche;

  • una nuova agguerrita generazione di imprenditori e manager, più aperti all'idea di partnership con fondi di private equity;

  • l'emergere dell'impact investing.


Sapersi adattare a queste "discontinuità", così come vengono chiamate, sarà il fattore vincente. L'India è un Paese in profonda trasformazione, con una ricchezza monetaria aggregata notevole e una ridefinizione in corso di tutti i rapporti economici di stampo tradizionale. Il subcontinente indiano ha oggi fame di crescita e di sviluppo economico. E laddove i mercati interni del capitale mancano di efficienza, gli investitori internazionali non possono restare indifferenti alla forte domanda di capitali da parte delle startup indiane.
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La crescita aggregata degli investimenti in Pe è trainata dai deal superiori ai 100 milioni di dollari
caporedattore

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