Negli ultimi anni avete rafforzato il focus sulle PMI italiane, anche attraverso strumenti come i PIR. In un contesto più complesso, cosa rende questo segmento ancora interessante per l’investimento?
Le PMI italiane restano interessanti soprattutto per chi ha un orizzonte di lungo periodo. Anche nelle fasi complesse emergono qualità distintive: specializzazione, leadership in nicchie ad alto valore e know-how difficilmente replicabile. Il vero nodo resta l’accesso al capitale In questo senso, il completamento della Capital Markets Union potrebbe liberare risorse oggi frenate da frammentazioni regolamentari e di mercato, con benefici diretti per le imprese di dimensione media. Per un investitore attivo e paziente, però, il potenziale resta: accompagnare aziende solide genera valore nel tempo. In questo contesto, anche la previdenza complementare può avere un ruolo importante, grazie alla sua naturale vocazione di lungo periodo.
Dai PIR ai fondi pensione fino ai private market: sta emergendo una filiera tra risparmio ed economia reale. Come cambia il profilo di rischio e l’orizzonte per l’investitore?
I PIR hanno avvicinato il risparmio delle famiglie italiane agli investimenti di medio-lungo periodo nelle imprese del Paese. Da lì, il passo verso la previdenza complementare e i mercati privati è stato naturale, anche nel solco della Saving and Investments Union (SIU) europea. Una spinta concreta arriva dalla modifica alla legge di Bilancio sul Life Cycle: fino a oggi il comparto garantito era il default per gli iscritti passivi, con il risultato che una quota significativa del risparmio previdenziale finiva in obbligazioni a basso rendimento. Così cambia la logica: l’allocazione si adatta all’età dell’aderente, con un profilo più dinamico nelle fasi iniziali e una riduzione progressiva del rischio verso la pensione. Questo consente di orientare i flussi previdenziali verso investimenti più produttivi, tra cui le PMI italiane. Una previdenza complementare più forte è anche un volano per l’economia reale, ma per l’investitore implica soprattutto un cambio di prospettiva: orizzonte più lungo, minore enfasi sulla liquidità e una gestione del rischio coerente con la durata degli obiettivi.
A che punto è oggi Arca Space Capital in un mercato del private equity più selettivo?
Il fondo è pienamente operativo: in meno di tre anni abbiamo completato quattro investimenti e in pipeline ci sono due operazioni prossime al closing che porteranno il capitale impiegato a circa due terzi della raccolta. Il contesto del private equity è oggi più selettivo, ma per chi investe con disciplina è un vantaggio, tornano centrali i fondamentali: qualità del management, posizionamento competitivo e crescita organica. Nel nostro processo stiamo guardando con maggiore attenzione in questo momento di mercato a due fattori: da un lato il pricing power, sempre più rilevante in un contesto inflattivo, dall’altro l’intelligenza artificiale, come strumento di revisione dei processi aziendali. Arca Space Capital si affianca ad Arca Sviluppo Italia (obiettivi in coerenza con il Fondo Nazionale Strategico Indiretto gestito da CDP), creando così una continuità tra PMI private e quotate.
Nei private market si parla spesso di resilienza e decorrelazione. Quanto sono vantaggi reali e quanto richiedono maggiore consapevolezza, soprattutto su illiquidità e tempi di ritorno?
Resilienza e decorrelazione sono vantaggi reali, ma non automatici: dipende da come si entra e dalla consapevolezza dell’investitore. L’illiquidità non è un rischio da minimizzare ma una caratteristica strutturale da gestire. Per chi ha un orizzonte temporale adeguato, è il presupposto per accedere a dinamiche di crescita meno esposte alla volatilità dei mercati quotati. Tutto però funziona solo se c’è coerenza tra strumento, profilo e obiettivi: quando questo allineamento manca, l’illiquidità diventa un problema. Per questo educazione finanziaria, trasparenza e allineamento tra gestore e investitore restano elementi centrali. Tra l’altro, un approccio in linea con quanto le istituzioni europee promuovono con la SIU.
(Articolo tratto dal magazine n. 90 di maggio 2026 di We Wealth)
