La Ferrari Luce brucia in Borsa. Ma il danno reputazionale è assicurabile?

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Vista posteriore di un'auto azzurra "Ferrari Luce" con fanali accesi, sfondo di cemento e vegetazione.

Dal crollo dell’8% dopo il lancio del primo EV del Cavallino, una riflessione sui confini — spesso fraintesi — tra reputational risk insurance, polizze D&O e rischio d’impresa

Indice

Lunedì 25 maggio, sotto la volta della Vela di Calatrava a Roma, Ferrari ha tolto il velo alla Luce, senza considerare il possibile danno reputazionale derivante: cinque posti, quattro motori elettrici, oltre mille cavalli, 550.000 euro di prezzo base. Una berlina che, nelle intenzioni del CEO Benedetto Vigna, apre «un nuovo capitolo» nella storia del Cavallino. Il giorno dopo, il titolo in Borsa perdeva l’8%. L’ex presidente Luca di Montezemolo, interpellato dai giornalisti, liquidava il tutto con una battuta glaciale: «Almeno i cinesi non la copieranno». Il Ministro dei Trasporti italiano si accodava alle critiche. Il tutto, amplificato da un internet occidentale che paragonava la Luce alla Nissan Leaf — e, nei casi più crudeli, alla Fiat Multipla.

Tolto il velo alla Luce, al netto dell’estetica: il danno reputazionale c’è? E chi lo paga?

Al netto del gusto estetico — su cui ognuno ha la propria opinione, e spesso la esprime — il caso Ferrari Luce pone una domanda tutt’altro che peregrina per chi lavora nel mondo della gestione del rischio: quando una decisione strategica di un’azienda genera un danno reputazionale misurabile, quell’evento è assicurabile? E soprattutto: chi risponde?

Il primo livello del danno reputazionale alla Ferrari del suo modello Luce

La risposta breve è: sì, in parte. Esistono da tempo prodotti specifici — distribuiti da Lloyd’s, AIG, Chubb e altri operatori del mercato internazionale — che rientrano nell’ombrello del reputational risk insurance. Queste polizze coprono tipicamente i costi sostenuti dall’azienda per gestire una crisi di immagine: consulenti di comunicazione strategica, advisor legali, campagne di contenimento mediatico, attività di monitoraggio del sentiment. Strumenti utili, pensati per quando il danno è già avvenuto e bisogna limitare l’emorragia. Ciò che non coprono — e qui sta il primo malinteso diffuso — è il calo del valore azionario in sé, né il mancato fatturato derivante da un lancio commerciale accolto male dal mercato.

Può entrare in scena un tipo di polizza

Il secondo livello del ragionamento riguarda i dirigenti. Quando una decisione del management — in questo caso, la scelta di design e posizionamento di un prodotto — produce una contrazione significativa del valore per gli azionisti, entra potenzialmente in scena la polizza Directors & Officers (D&O). Questo strumento — tra i più sofisticati e sottovalutati del mercato assicurativo — tutela gli amministratori e i dirigenti di vertice da richieste di risarcimento avanzate da azionisti, creditori o autorità di vigilanza, qualora la loro condotta venga ritenuta negligente o contraria all’interesse sociale. In uno scenario ipotetico in cui un gruppo di investitori istituzionali contestasse al board di Ferrari una gestione imprudente del lancio della Luce, la D&O sarebbe lo strumento chiamato in causa.

Il danno reputazionale della Luce a un brand come quello Ferrari: quel confine non attraversabile

Eppure c’è un confine che nessuna polizza può attraversare, e che vale la pena tenere a mente. Il rischio d’impresa — la scelta di innovare, di cambiare posizionamento, di scommettere su un mercato emergente — non è assicurabile, né dovrebbe esserlo. Decidere di produrre un’auto elettrica quando i tuoi clienti storici ti chiedono il rombo del V12 è una scelta legittima, coraggiosa, forse visionaria. Forse sbagliata. Ma è esattamente il tipo di rischio che distingue la governance dall’assicurazione. L’una riguarda le scelte; l’altra, le conseguenze impreviste di quelle scelte. Il mercato assicurativo può contenere il danno collaterale, non sostituire la strategia.

Per chi gestisce patrimoni privati, collezioni d’arte o brand familiari con una forte identità storica, la lezione della Ferrari Luce è, in fondo, universale. Il valore reputazionale di un asset — che si tratti di un marchio automobilistico nato a Maranello o di una collezione privata costruita in decenni — è uno degli elementi più fragili e al tempo stesso più difficili da proteggere con gli strumenti tradizionali. Assicurarlo, anche parzialmente, richiede una pianificazione anticipata, non una corsa agli ripari. Perché quando l’immagine brucia, il danno più costoso è spesso quello che nessuna perizia riesce a quantificare.

Domande frequenti su La Ferrari Luce brucia in Borsa. Ma il danno reputazionale è assicurabile?

Qual è stato l'impatto immediato in Borsa della presentazione del modello Luce di Ferrari?

Il giorno successivo alla presentazione della Ferrari Luce, il titolo in Borsa ha subito una perdita dell'8%.

Qual è il prezzo base del nuovo modello Ferrari Luce?

Il prezzo base della Ferrari Luce è di 550.000 euro.

Quale tipo di danno potenziale è stato sollevato in relazione al lancio della Ferrari Luce?

È stato sollevato il potenziale danno reputazionale per il marchio Ferrari a seguito della presentazione del modello Luce.

Quali caratteristiche principali presenta il modello Luce che potrebbero aver contribuito al dibattito sul danno reputazionale?

La Ferrari Luce è una berlina a cinque posti con quattro motori elettrici e oltre mille cavalli, caratteristiche che si discostano dalla tradizionale immagine del marchio.

Chi ha presentato il modello Luce e come ha descritto questo evento?

Il CEO Benedetto Vigna ha presentato la Ferrari Luce, descrivendola come l'apertura di 'un nuovo capitolo' nella storia del Cavallino.

FAQ generate con l'ausilio dell'intelligenza artificiale

di Simone Strummiello

Simone Strummiello, è Managing Director e Head of Special Risks, la industry di MAG S.p.A. dedicata ai rischi speciali tra cui Fine Art, Jewellery, Private Client, Super & Classic Car, Yacht, Motorsport e Agrinsurance; già responsabile per l’Italia della Specialty Fine Arts, Jewellery & Private Clients di Aon, è stato membro degli Executive Committee di Fine Art e Private Client per l’area Emea. È inoltre co-autore di importanti pubblicazioni di settore e relatore a prestigiose conferenze. A questo accompagna l’attività di docenza, sia presso università, che le più autorevoli Business School internazionali, come Bocconi, Cattolica, Luiss e Il Sole 24 Ore, in corsi e seminari per dirigenti. Nato a Milano, dove mantiene la sua base lavorativa, vive da molti anni a Roma. Dedica gran parte del suo tempo alla famiglia e alle altre sue passioni: il canottaggio, la barca a vela e la montagna.

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