Il collezionismo dei più giovani? Un atto identitario

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Donna con abito floreale seduta su divano bouclé, tavolino con vasi, parquet e luce solare.

Indice

Collezionismo dei più giovani come pratica intellettuale, culturale, di stile di vita. Identitaria. L’aspetto finanziario non interessa – o non del tutto – la next gen dei collezionisti mondiali. È la principale evidenza emersa dalla pubblicazione NEXT GEN ART COLLECTOR REPORT vol. 2 di Larry’s List, società di ricerca con sede a Hong Kong, uno degli avamposti globali sul futuro. La prima edizione del rapporto edito da edita da VFMK Verlag für moderne Kunst (Vienna) era uscita nel 2021. Dal colloquio con i 120 collezionisti raggiunti e intervistati, emerge con nettezza che il collezionismo risulta profondamente inserito in un’identità di lifestyle più ampia, che comprende viaggi, architettura, design, moda e reti sociali. Pur partendo da un percorso formativo personale variegato, che spazia dal venture capital alla tecnologia alla medicina, passando per il diritto e l’architettura.

Crescono le iniziative private, così come i vari young patron councils legati alle istituzioni, riflettendo una tendenza sempre più evidente: i collezionisti si organizzano collettivamente per costruire conoscenza condivisa, accesso e influenza istituzionale.


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Il collezionismo dei più giovani è nuovo nello spirito, prima che nella composizione

Per molti di questi collezionisti, giovani, l’arte non rappresenta un’attività isolata, ma il tessuto connettivo di un intero modo di vivere: influenza le destinazioni dei viaggi, il modo in cui vengono progettate le abitazioni, le persone con cui si costruiscono relazioni sociali e la maniera in cui ci si presenta pubblicamente. E non è nemmeno detto che si tratti sempre di “eredi”. Se infatti una parte dei collezionisti next gen prosegue una tradizione familiare multigenerazionale legata al collezionismo, molti altri hanno intrapreso questo percorso in modo autonomo, senza una precedente storia familiare nel mondo dell’arte.

In ogni caso, anche coloro che ereditano un lascito collezionistico tendono spesso a reinterpretarlo o a indirizzarlo consapevolmente in nuove direzioni, modificandone i media, la geografia o l’obiettivo. La collezione di famiglia non viene vissuta come un’eredità immobile, ma come una conversazione viva, da proseguire secondo le proprie sensibilità.

Il mecenatismo, al di là delle acquisizioni

Un numero significativo di collezionisti next gen estende attivamente il proprio ruolo oltre la semplice acquisizione di opere, agendo in qualità di mecenate, curatore, consulente o promotore di istituzioni culturali. Alcuni hanno fondato fondazioni o siedono in comitati di acquisizione museali, rendendo sempre più sfumata la distinzione tra collezionista, curatore e produttore culturale.

Assenza di scopo finanziario o speculativo non vuol dire mancanza di spirito imprenditoriale. Anzi

Inoltre, una quota rilevante di giovani rappresentanti del collezionismo ha trasformato la propria competenza e la propria rete in un’attività commerciale, operando formalmente o informalmente come art advisor o mercante. Collezionismo e attività professionale tendono a sovrapporsi sempre di più per alcuni collezionisti, che monetizzano conoscenze, relazioni e accesso al mercato.

I collezionisti emergenti si mostrano anche più apertamente critici verso alcune norme del mondo dell’arte, tra cui la cultura dell’hype, la speculazione di mercato e l’elitarismo. Diversi collezionisti rifiutano acquisti guidati dalla FOMO e si oppongono alla riduzione del valore culturale a semplici metriche finanziarie. Da questa generazione emerge una richiesta più forte di trasparenza e autenticità all’interno del mercato.

Dove c’è casa, c’è arte

La casa privata e lo spazio domestico sono tornati ad assumere un ruolo significativo come piattaforme di presentazione dell’arte (si pensi al caso dell’italiana Maria Gregotti, la cui immagine abbiamo scelto come foto di apertura). Diversi collezionisti hanno trasformato i propri ambienti abitativi in spazi curati, semi-pubblici, destinati alla visione delle opere, utilizzando intimità e domesticità non come limiti, ma come strumenti curatoriali consapevoli.


Soggiorno con divani bianchi, tavolini colorati, tappeto, lampada ad arco e murale paesaggistico.
Casa Gregotti ©Luca Rotondo

Spazio agli spazi (aperti)

Cresce inoltre, soprattutto dopo la pandemia e nel contesto della cultura dei social media, l’attenzione verso spazi aperti e rivolti al pubblico, in cui l’arte possa essere incontrata in modo più rilassato e accessibile. I collezionisti stanno ripensando il modo in cui il pubblico entra in relazione con l’arte, allontanandosi da ambienti formali e regolati da forti barriere d’accesso, per avvicinarsi a format capaci di favorire una partecipazione più ampia e un’esperienza meno intimidatoria.

Gli spazi gestiti direttamente dai collezionisti stanno emergendo con particolare intensità in Asia, riflettendo una cultura regionale caratterizzata da ambizione, costruzione di comunità e fiducia istituzionale tra i collezionisti next gen. L’identità regionale e gli ecosistemi artistici locali svolgono un ruolo sempre più centrale nel definire le pratiche di collezionismo. Una corrente significativa di collezionisti sostiene consapevolmente le proprie aree di origine, rendendo il collezionismo non solo un’espressione di gusto personale, ma anche una forma di custodia culturale.

In generale, il desiderio di rendere le collezioni visibili e accessibili al pubblico appare più forte in questa generazione rispetto a quelle precedenti, anche se i formati scelti sono più vari e spesso non convenzionali. Invece di attendere il momento della donazione museale, i collezionisti aprono spazi, prestano opere, condividono contenuti sui social media e creano progetti di lending per ampliare l’accesso all’arte secondo modalità proprie.

Collezionismo dei giovani e social network: esiste solo Instagram!

Instagram resta la piattaforma dominante per la scoperta, l’interazione e la condivisione delle collezioni tra i collezionisti next gen, anche se il suo utilizzo tende a essere selettivo e curatoriale, più che ampiamente performativo. È significativo che nessun collezionista incluso nella lista abbia indicato TikTok, YouTube o LinkedIn come piattaforme rilevanti per la propria pratica collezionistica: un’assenza non trascurabile, considerando il profilo generazionale di questo gruppo.

Cosa compra il collezionismo dei più giovani?

Pittura e scultura restano i media dominanti nelle collezioni next gen, ma compare un interesse significativo e crescente per i tessili, la materialità e le opere fondate sul processo.

Il rapporto con l’artista, grazie alle visite in studio, dialogo personale e acquisizioni dirette, è ampiamente considerato centrale nell’esperienza del collezionismo. I collezionisti distinguono tra acquisizioni guidate dal mercato e collezionismo fondato sulla relazione. Molti privilegiano il contatto diretto con gli artisti come fonte di maggior significato, fiducia e impegno di lungo periodo.

Alcuni fra i nomi blue-chip, come Yayoi Kusama o Yoshitomo Nara compaiono con regolarità in queste collezioni. In alcuni casi, le opere di artisti affermati funzionano da pietra angolare della collezione, per una sua legittimazione culturale e di mercato. Il collezionismo più esplorativo e relazionale invece, si sviluppa nell’universo degli artisti emergenti. Si delinea così un approccio di portafoglio applicato alla cultura, più che un rifiuto del mercato mainstream.

Consapevolezza

«Ciò che contraddistingue questa generazione è la consapevolezza con cui colleziona», è il commento di Christoph Noe, co-fondatore e direttore di LARRY’S LIST. «Sono collezioni guidati dalla curiosità intellettuale e dalla ricerca di un’identità personale, più che da logiche di mercato o da un ritorno economico. È proprio questa chiarezza di intenti a renderli così interessanti da documentare, e così rilevanti per il mondo dell’arte». Fra i destinatari di interviste specifiche, anche l’italiana Maria Gregotti. E poi Lateefa Bin Hamoodah, Abigail Hakim, Chris Lyons,e Zirui Zhuang.


Donna con velo viola, abito blu, seduta su poltrona dorata, con tende viola e tappeto colorato.
Lateefa Bin Hamoodah

Domande frequenti su Il collezionismo dei più giovani? Un atto identitario

Qual è l'atteggiamento dei giovani collezionisti nei confronti dell'aspetto finanziario e speculativo delle loro acquisizioni?

L'aspetto finanziario e speculativo non interessa, o non interessa del tutto, la nuova generazione di collezionisti globali. Questo emerge chiaramente dal rapporto NEXT GEN ART COLLECTOR REPORT vol. 2 di Larry’s List.

L'assenza di uno scopo finanziario o speculativo implica che i giovani collezionisti non abbiano uno spirito imprenditoriale?

Assolutamente no. L'assenza di uno scopo finanziario o speculativo non significa una mancanza di spirito imprenditoriale; anzi, può indicare un approccio diverso e più orientato alla crescita personale e culturale.

Il collezionismo dei più giovani è principalmente guidato da motivazioni di investimento a lungo termine?

No, il collezionismo dei più giovani è descritto come un atto identitario, una pratica intellettuale, culturale e di stile di vita. L'interesse finanziario non è la motivazione principale.

Quali sono le principali evidenze emerse dal rapporto NEXT GEN ART COLLECTOR REPORT vol. 2 riguardo ai giovani collezionisti?

La principale evidenza è che l'aspetto finanziario non è una priorità per la next gen dei collezionisti mondiali. Il loro approccio è più legato all'identità e alla cultura.

Il rapporto di Larry’s List suggerisce che i giovani collezionisti considerino l'arte come un asset finanziario da rivalutare nel tempo?

Il rapporto indica che l'interesse finanziario non è un fattore determinante per i giovani collezionisti. La loro motivazione principale sembra essere legata all'identità e alla costruzione di uno stile di vita.

FAQ generate con l'ausilio dell'intelligenza artificiale

di Teresa Scarale

Caporedattore Pleasure Asset. Giornalista professionista, è laureata in Discipline Economiche e Sociali presso l’Università Bocconi di Milano. Scrive di finanza, economia, mercati dell’arte e del lusso. In We Wealth dalla fondazione. Collabora con Il Sole 24 Ore e Plus 24.

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