Nel 2025 il totale dei fondi transnazionali gestiti da Hong Kong è cresciuto fino a 2.950 miliardi di dollari, cifra che di poco ha fatto superare i 2.940 miliardi di finanza in pancia alla Svizzera. È l’evidenza principale del recente Global Wealth Report di Boston Consulting Group per il 2026. Secondo il rapporto, nei prossimi anni, Hong Kong dovrebbe rafforzare ulteriormente il proprio vantaggio, allargando il divario con la Svizzera: si prevede che entro il 2030 l’ex colonia britannica gestirà 4.600 miliardi di dollari di ricchezza cross-border, mentre la Confederazione Elvetica dovrebbe fermarsi a un livello molto più basso, pari a 4.000 miliardi di dollari. Tuttavia, se è vero che Hong Kong ha superato di poco la Svizzera come principale centro mondiale per la gestione di patrimoni transfrontalieri, entrambe sono destinate a restare al centro delle rispettive regioni, orientale e occidentale.
Come mai Hong Kong ha superato la Svizzera come centro di gestione della finanza cross-border?
La crescita di Hong Kong è trainata dagli ingenti flussi di capitale provenienti dalla Cina continentale. Lo scorso anno questi afflussi rappresentavano oltre il 60% degli asset in gestione a Hong Kong; ma altri fattori che stanno sostenendo Hong Kong sono il dinamismo del mercato azionario, la forte attività sul fronte delle Ipo e i consistenti rialzi dei titoli digitali.
La Svizzera ha perso a favore di Hong Kong il primato nella gestione dei patrimoni transfrontalieri perché il suo core business resta ancorato ai mercati occidentali, che hanno registrato una crescita economica più lenta. Questo tradizionale orientamento geografico ha lasciato la Svizzera in larga parte “esclusa” rispetto agli ingenti afflussi di capitale e alla rapida generazione di ricchezza che invece hanno favorito la rivale asiatica.
Ma non è detta l’ultima parola
Tuttavia, nel contesto dell’attuale conflitto tra Occidente e Asia, la Svizzera potrebbe recuperare slancio. È chiaro che una forte instabilità geopolitica potrebbe spingere gli investitori a dare priorità alla conservazione del capitale, facendo leva sulla storica reputazione del Paese europeo in termini di stabilità politica e sicurezza dei suoi centri di booking.
Gli altri centri finanziari internazionali in ascesa
Dopo la Svizzera, Singapore è salita al terzo posto tra gli hub della ricchezza cross-border, affermandosi come canale affidabile tra i mercati orientali e occidentali e attirando investitori in cerca di sicurezza in un contesto di crescenti tensioni tra Stati Uniti e Cina, indica il report. Secondo le previsioni, il patrimonio cross-border di Singapore dovrebbe registrare una crescita annua di circa il 9% nei prossimi cinque anni.
Prima della guerra in Medio Oriente, anche gli Emirati Arabi Uniti avevano registrato un significativo incremento della ricchezza globale, con asset transfrontalieri in aumento dell’11,1% a 721 miliardi di dollari nel 2025, con Dubai e Abu Dhabi a trainare la crescita, grazie al rapido sviluppo dell’infrastruttura finanziaria, insieme alla crescente attrattività di quei paesi come seconda casa per gli stranieri più facoltosi.
Da dove arriverà la prossima ondata di ricchezza transfrontaliera?
India, Brasile e Messico, mercati emergenti, dovrebbero generare circa 7.000 miliardi di dollari di nuova ricchezza finanziaria entro il 2030. La loro ascesa sta formando rapidamente una nuova classe di individui affluent. La popolazione con asset investibili compresi tra 250.000 e 5 milioni di dollari dovrebbe crescere dell’8% all’anno nei prossimi cinque anni. Il rapporto BCG evidenzia come questo segmento in forte espansione sia ancora poco servito, perché i wealth manager globali si concentrano quasi esclusivamente sugli ultra-ricchi. L’ecosistema globale del wealth management deve ancora adeguarsi agli affluent emergenti, ed è proprio qui che si apre l’opportunità per gli istituti bancari.
Al di là di Svizzera e Hong Kong, sempre più spazio per i wealth manager indipendenti nella finanza transfrontaliera
I wealth manager indipendenti (IWM) controllano oggi circa un quarto degli asset hnw negli Stati Uniti, mentre si attestano su percentuali intorno al 17-19% in Svizzera e Germania. Sono inoltre il canale in più rapida crescita negli Emirati Arabi Uniti, in India e a Singapore. Gli IWM piacciono perché sono in grado di combinare servizi discrezionali e di consulenza e perché operano con soglie di accesso più basse rispetto alle private bank — intorno ai 250.000 dollari in molti mercati — e, di norma, non dipendono da una licenza bancaria né da piattaforme di prodotto proprietarie.
Ciò si traduce in vantaggi concreti per i clienti: consulenza in architettura aperta, ossia senza la pressione di collocare prodotti interni, diversificazione tra più depositari e accesso integrato a una gamma più ampia di servizi. I wealth manager indipendenti tendono inoltre a registrare una minore rotazione dei consulenti, relazioni più durature con i clienti, maggiore flessibilità nell’esecuzione di investimenti su misura e un’esperienza più personalizzata anche per fasce patrimoniali inferiori. Un cliente da 10 milioni di dollari può essere considerato entry level in una grande banca, ma rappresentare una relazione centrale per un operatore indipendente.
La loro dimensione e la traiettoria di crescita del canale variano in modo significativo da mercato a mercato, con grandi prospettive di crescita nei mercati affluent emergenti, come visto. La gestione delle nuove ricchezze non si limita più a Hong Kong e Svizzera, il mondo è diventato multipolare anche in questo.

