La discrezione e l’eleganza di una dimora milanese iconica. L’esperienza e la connoisseurship di una banca privata internazionale dalle radici europee. Casa Gregotti eQuintet Lussemburgo: il connubio è di quelli perfetti.
La banca privata, con sede in Lussemburgo, è specializzata nella gestione patrimoniale su misura, degli investimenti, e nella pianificazione patrimoniale individuale e familiare, come racconta Rémi Epis, consulente clienti presso l’International desk di Quintet Lussemburgo nel corso della “private art dinner” organizzata da We Wealth e Quintet nella prestigiosa dimora meneghina a inizio marzo 2026.

Quintet Private Bank e il suo approccio rigoroso e umanista all’art advisory
Nel corso dell’evento a porte chiuse, si è tenuta una conversazione fra We Wealth e Sophie Clauwaert, storica dell’arte, consulente e specialista per le collezioni private in Puilaetco I Quintet Private Bank. L’approccio della Clauwaert – pur nel suo rigore scientifico – può definirsi “umanista”.
Quasi “un essere vivente”
È un aspetto che emerge immediatamente conversando con lei: per Clauwaert la collezione, quasi fosse un essere vivente, ha un suo ciclo di vita, che in quanto tale va rispettato. «Una collezione è patrimonio vivo, che evolve nel tempo, non si esaurisce in una serie di acquisti isolati», dice. «La vita della collezione inizia già quando si acquista un’opera. È questo infatti un atto che avviene con intenzione», guardando a provenienza, autenticità, coerenza e contesto del prezzo.

Da sinistra a destra: Remi Epis, Sophie Clauwaert, Laura Totaro
La gestione ottimale di una collezione
L’acquisizione lascia quindi spazio alla strutturazione della collezione attraverso un suo doveroso inventario, con aggiornamento costante delle valutazioni e delle polizze assicurative, senza trascurare la sua ottimale conservazione fisica (per esempio, «evitando di riporre le opere su carta in piena luce»), raccogliendo al contempo tutta la documentazione relativa agli elementi di cui si compone. Una gestione ottimale del ciclo vitale di una raccolta di opere d’arte (e non solo) è il pilastro della sua valorizzazione e trasmissibilità generazionale.
Il coinvolgimento delle nuove generazioni
Ma saper gestire – seppur in maniera eccellente – una collezione, non basta. Sophie Clauwaert sottolinea come sia essenziale il coinvolgimento degli eredi nella gestione del patrimonio collezionistico, al fine di una serena pianificazione successoria. La collezione va integrata con coerenza nel patrimonio, al pari degli altri asset.

I rischi patrimoniali derivanti dal non coinvolgere gli eredi nella gestione della collezione
Sottovalutare l’importanza di integrare fin da subito le proprie opere d’arte nell’heritage familiare può condurre a una frammentazione dell’eredità storica della famiglia, valutazioni ambigue, inefficienze fiscali, perdite di denaro, tensioni emotive fra gli eredi e financo catastrofi patrimoniali, in casi estremi. Se si conosce bene cosa si ha in collezione, si può disegnare «una governance adeguata alla propria architettura patrimoniale».
Alcuni esempi reali nell’esperienza di Quintet Private Bank nell’art advisory
Perché, ribadisce Sophie Clauwaert, è di fondamentale importanza che le decisioni siano «prese con chiarezza. Una collezione priva di struttura è fragile, esposta a rischi elevati tanto dal punto di vista finanziario che relazionale». Non mancano in tal senso gli esempi. Per dire, può capitare di imbattersi in castelli pieni di opere d’arte ereditate e non catalogate, del tutto prive di documentazione relativa all’acquisto e alla loro provenienza. La conseguenza è l’inevitabile svuotamento di valore della collezione e la sua dispersione in varie case d’asta a quotazioni ribassiste. Viceversa, una strutturazione preventiva della collezione può portare gradite sorprese, anche quando magari le premesse non sono delle più rosee.
Gradite sorprese
È il caso in cui ci si trovi a ereditare qualche Magritte o altri nomi “ingombranti” tipo Picasso, Monet, Van Gogh. Eventualità non così infrequente soprattutto in Belgio, luogo in cui «c’è il più alto numero di collezionisti pro capite, secondo uno studio» rivela la storica dell’arte. In questi casi, un dilemma che può affliggere i collezionisti è sicuramente il seguente: lo appendo o non lo appendo? C’è chi sceglie, per motivi di sicurezza, di stipare capolavori in magazzino, a pena di una disaffezione dei nuovi eredi, che si trovano non averne condiviso la memoria.
In questa sorta di “vuoto emotivo” (o apparente tale) si inserisce il tatto e la competenza di una art advisor Clauwaert: facilitando il dialogo fra le generazioni, le è capitato di riuscire a «toccare determinate corde», facendo scorgere e apprezzare soluzioni nemmeno immaginate, come quella di prestare le suddette opere al «più importante museo belga dedicato a questo artista» (il Magritte Museum, ndr), notoriamente molto attento a valorizzare le opere che ospita con adeguate pratiche di comunicazione.
Le competenze della “giusta” art advisor possono dunque condurre a un esito compositivo di un potenziale conflitto familiare, ma anche migliorativo dell’identità e del valore proprio percepito della famiglia. Un’altra vicenda “a lieto fine” ha visto la riscoperta di un dipinto del pittore belga James Ensor (1860-1949) grazie proprio all’ordine in cui era tenuta la collezione e alla ricchezza della documentazione a corredo. In questo caso gli eredi erano del tutto interessati a tenere il quadro, ma si è proceduto ugualmente con una (ottima) vendita in asta: l’olio valeva molto più del resto della collezione, e «non era possibile dividere il quadro in tre», abbozza Clauwaert. Anche in questo caso, la collezione, ben gestita, ha dato i suoi frutti.
Dalla passione di un momento all’eternità
La collezione nasce da un gesto di passione, ma la sua continuità dipende da visione, senso di responsabilità, struttura. «Come consulenti», conclude l’esperta di Quintet, «abbiamo un ruolo enorme da giocare nel great wealth transfer per aiutare le “passioni private” a diventare storie durevoli di continuità familiare». Le famiglie strutturano con attenzione imprese e portafogli finanziari, ma spesso trascurano l’arte nella pianificazione successoria. Ma l’arte, oltre a essere un bene di passione, è anche un potente capitale finanziario, emotivo, identitario, culturale.
La serata si conclude nella consapevolezza che saper gestire, proteggere e trasmettere una collezione significa preservare la propria eredità, nonché la propria storia. E – in un certo senso – garantirle l’eternità.
Nota
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