Banche: ecco i servizi (di pagamento) che conquistano le pmi

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L’89% delle pmi sta valutando la possibilità di rivolgersi a challenger bank. I servizi su cui puntare per evitare il fuggi-fuggi

Indice

Ferrari: “Le banche e i provider di servizi di pagamento devono riallineare le loro priorità per sfruttare questo valore inutilizzato, offrendo servizi di pagamento innovativi ed esperienziali”

Il 64% delle pmi definisce la distributed ledger technology una valida opzione integrativa alle reti di pagamento esistenti, in risposta alla crescente diffusione delle transazioni transfrontaliere B2B sulla blockchain

Secondo l’ultimo World payment report 2022 del Capgemini research institute, l’89% delle piccole e medie imprese a livello globale (un segmento di mercato che vale oggi oltre 850 miliardi di dollari) lamenta di non essere sufficientemente servito dalla propria banca di riferimento. Almeno quando si parla di servizi di pagamento. Una percezione che le indurrebbe a valutare la possibilità di rivolgersi a challenger bank o fornitori PayTech alternativi. Ecco i servizi su cui puntare per evitare il fuggi-fuggi delle aziende. A partire dalle valute digitali.

“Le piccole e medie imprese sono la colonna portante della crescita economica globale, in quanto contribuiscono alla metà del prodotto interno lordo e dell’occupazione. Eppure, sono tra le più colpite dalla recente volatilità del mercato”, spiega Monia Ferrari, financial services director di Capgemini in Italia. “Le banche e i provider di servizi di pagamento devono riallineare le loro priorità per sfruttare questo valore inutilizzato, offrendo servizi di pagamento innovativi ed esperienziali”, aggiunge. Se infatti da un lato i nuovi metodi di pagamento (pagamenti istantanei, valuta elettronica, mobile e digital wallet, accout-to-account e QR Code) stanno conquistando i consumatori e si stimano in crescita entro il 2026 fino a rappresentare circa il 24% del totale delle transazioni non-cash a fronte del 17% del 2021, gli istituti di credito faticherebbero a fornire la stessa tipologia di supporto alle pmi.

Un comparto che oggi soffre di una crescente sete di liquidità, rischi di sicurezza informatica e inefficienze operative che, come anticipato in apertura, potrebbero allontanarle dagli incumbent a favore di operatori alternativi ritenuti più in grado di rispondere alle loro esigenze nell’attuale contesto di mercato. Per trattenere i clienti-imprenditori, secondo i ricercatori, le banche dovrebbero puntare ancor di più sull’innovazione. A partire dai sistemi di legacy (ritenuti troppo restrittivi) e dall’infrastruttura (considerata monolitica e poco flessibile).

Distributed ledger technology: un’opportunità per le banche

Guardando alle tecnologie più innovative, la Distributed ledger technology (o Dlt, termine con il quale si indica l’infrastruttura tecnologica e l’insieme di protocolli che consentono l’accesso, la convalida e l’aggiornamento delle transazioni in modo immutabile attraverso una rete di registri distribuiti) potrebbe giocare la propria parte. Il 64% delle pmi la definisce infatti una valida opzione integrativa alle reti di pagamento esistenti, in risposta alla crescente diffusione delle transazioni transfrontaliere B2B sulla blockchain. Parallelamente, un altro elemento su cui puntare sono le valute digitali di Stato (Central bank digital currency o Cbdc), già sotto la lente di alcuni istituti che ne stanno analizzando le opportunità dopo il boom delle criptovalute non regolamentate. Si parla infine di offerte modulari, attraverso dati armonizzati e una value proposition unificata, che consentano al settore dei pagamenti nel suo complesso di costruire marketplace B2B per le pmi.

di Rita Annunziata

Responsabile dell’Osservatorio sul wealth management al femminile di We Wealth. Giornalista professionista, è laureata in Politiche europee e internazionali. Precedentemente videoreporter per Class Editori e ricercatrice per il Centro di ricerca sulle mafie e la corruzione dell’Università Suor Orsola Benincasa. Collabora anche con La Repubblica.

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