Wall Street punta sull’automazione per catturare i giovani banchieri

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Goldman Sachs, Barclays e Moelis intensificano gli sforzi per attrarre e trattenere i giovani banchieri. Automatizzando il “lavoro sporco”. Ma, per alcuni, continua a non bastare

Goldman ha messo in piedi circa 100 progetti di automazione, sviluppando strumenti che aggiornino automaticamente i grafici delle presentazioni PowerPoint con i dati più recenti in modo tale che i banchieri junior non debbano modificarli manualmente

Moelis sta esaminando in che modo migliorare il processo di generazione di pitch book mostrati ai potenziali clienti. Una strategia che consentirebbe anche di ridurre il numero di banchieri da aggiungere al proprio organico in futuro

Hanno visto lievitare le proprie buste paga nel cuore dell’estate. Ma, a quanto pare, non è bastato ai giovani banchieri di Wall Street, logorati dalla velocità imposta dalla pandemia e da orari di lavoro estenuanti. Una situazione che ha spinto istituti dal calibro di Goldman Sachs, Barclays e Moelis a cercare nuove soluzioni per continuare ad attrarre e trattenere talenti. Automatizzando il “lavoro sporco” imposto spesso alle nuove reclute.
Goldman, stando a quanto risulta al Financial Times, ha messo in piedi circa 100 progetti in tal senso, sviluppando anche strumenti che aggiornino automaticamente i grafici delle presentazioni PowerPoint con i dati più recenti in modo tale che i banchieri junior non debbano modificarli manualmente. L’obiettivo, spiega Dan Dees, co-responsabile dell’investment banking di Goldman, è “consentire ai giovani di fare sempre più il significativo e sempre meno il servile”, come la scansione di notizie per la preparazione dei public information book (documenti che raccolgono le informazioni pubbliche disponibili su una specifica azienda, in questo caso un potenziale cliente, ndr) o il data scrubbing per le metriche finanziarie e la formattazione delle presentazioni PowerPoint.
Barclays, invece, ha formato una task force composta dai suoi co-responsabili dell’investment banking per trovare dei modi per automatizzare alcuni dei compiti assegnati ai giovani banchieri, “nel tentativo di migliorarne l’efficienza” ma anche “la loro esperienza lavorativa”, aggiunge John Miller della banca internazionale britannica. Moelis, infine, sta esaminando in che modo migliorare il processo di generazione di pitch book mostrati ai potenziali clienti. Una strategia che consentirebbe anche di ridurre il numero di banchieri da aggiungere al proprio organico in futuro, considerando gli stipendi più elevati (Barclays, in particolare, ha offerto ai giovani investment banker un aumento di 15mila dollari rispetto agli 85mila precedentemente previsti).

“È probabile che l’organico nel settore bancario si ridurrà, aiutato dalla tecnologia”, osserva infatti Mike Mayo, analista bancario di Wells Fargo, ricordando come il mantra del settore sia “stato, rimane e sempre sarà: fare di più con meno”. Anche perché, come anticipato in apertura, “più denaro” non si è tradotto in una maggiore attrazione dei migliori talenti. In questo modo, invece, anziché avere persone che “lavorano di meno” si avranno persone che “lavorano su cose che apprezzano”, dichiara Huw Richards, responsabile globale del digital investment banking di JpMorgan Chase.

Un altro aspetto da considerare, secondo i banchieri, è anche il fatto che i senior tenderebbero a non incoraggiare gli junior a utilizzare strumenti già disponibili. E una parte della spiegazione è legata al tanto decantato approccio di apprendistato dell’investment banking, “con ore estenuanti di lavoro focalizzate su piccoli compiti considerate un rito di passaggio”, scrive il quotidiano economico-finanziario britannico. Ma l’automazione, per altri, non risolverà tutti i problemi. “Alcuni banchieri semplicemente non trascorrono del tempo con i giovani”, aggiunge David Stowell, docente di finanza presso la Kellogg school of management della Northwestern university (che precedentemente ha lavorato nel settore). “Altri, invece, trascorrono del tempo con loro solo quando hanno commesso un errore. In questo modo, si sentono trattati come delle macchine”.

di Rita Annunziata

Responsabile dell’Osservatorio sul wealth management al femminile di We Wealth. Giornalista professionista, è laureata in Politiche europee e internazionali. Precedentemente videoreporter per Class Editori e ricercatrice per il Centro di ricerca sulle mafie e la corruzione dell’Università Suor Orsola Benincasa. Collabora anche con La Repubblica.

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