HALLYU!, l’onda coreana: la mostra imperdibile

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Una guardia con una tuta rossa con cappuccio e una maschera nera con un triangolo si trova di fronte a concorrenti che indossano tute da ginnastica verdi, in un'ampia area interna con attrezzature da gioco. Il logo di Netflix appare nell'angolo in alto a destra.

La “Korean wave” definisce quel fenomeno che da qualche decennio (prima in maniera più elitaria, poi sempre più pop) ha contaminato la cultura globale a tutti i livelli: cinema, serie tv, fumetti, arti, moda, cosmetica. Ora, una esposizione con questo titolo è in corso a Zurigo. Noi ci siamo stati, e abbiamo dialogato con la curatrice Khanh Trinh per capirne di più

Indice

Alla scoperta di Hallyu!, mostra d’arte e cultura pop coreana.

Da paese preindustriale, agricolo, postcoloniale, devastato da due guerre (la seconda conclusasi nel 1953), la Corea del Sud è diventata in una manciata di decenni un punto di riferimento culturale nella scena pop e artistica mondiale. Questa trasformazione tumultuosa e rapida, che il sociologo Chang Kyung-Sup ha definito “modernità compressa” (compressed modernity) ha generato forti e affascinanti dicotomie, oggi messe in mostra in nell’esposizione itinerante Hallyu! L’onda coreana, mentre scriviamo di stanza a Zurigo, al museo Rietberg, fino al 17 agosto 2025. Ideata dal Victoria and Albert Museum di Londra, è già approdata anche al Museum of Fine Arts di Boston e all’Asian Art Museum di San Francisco.

La scultura di un teschio, di grandi dimensioni e ricca di dettagli, è ricoperta di gioielli scintillanti e oro, su uno sfondo scuro, che unisce il glamour di ispirazione hallyu a un effetto scintillante e ornato.
What you see is the unseen / Chandeliers for Five Cities by Kyungah Ham © Kyungah Ham
Courtesy of the artist and Kukje Gallery. Photo: Chunho An

Cosa vuol dire Hallyu? Da dove nasce il termine che dà il titolo alla mostra?

Come rivela la curatrice Khanh Trinh ‘Hallyu’ è “una parola ideata dai fan cinesi negli anni novanta: letteralmente significa proprio ‘onda coreana’”. Perché proprio nell’ultimo decennio dello scorso millennio? Perché in Corea del Sud la democratizzazione inizia a farsi spazio dal 1987, un anno prima delle olimpiadi di Seoul. In un tempo eccezionalmente breve dunque, questo paese dell’estremo oriente riesce a imporsi nel tech, nella produzione video-cinematografica, nella musica, nella moda, nel beauty. “In realtà – specifica la curatrice – i regimi militari avevano molto incentivato l’industria tecnologica. Colossi come Samsung o LG non sono nati dall’oggi al domani. Alla fine dell’autoritarismo, la Corea del Sud era già tecnologicamente avanzata”.

Un'insegna al neon raffigurante una mano che fa il gesto del cuore con un cuore sopra di essa, sullo sfondo di un paesaggio urbano moderno, che cattura l'energia vibrante e l'influenza hallyu nelle strade urbane di oggi.
Installation view of Hallyu! The Korean Wave © Museum Rietberg, Patrik Fuchs

La mescolanza di avanguardia con tradizioni confuciane e sciamaniche si ritrova nella multicolore mostra Hallyu!, che in quattro sezioni espone 200 oggetti legati a tutto il mondo della K-wave, senza trascurare giganti come Nam June Paik (1932-2006), presente in mostra con una grande videoinstallazione in prestito dallo ZKM di Karlsruhe.

L’emancipazione inizia col K-drama

Il primo fenomeno che inizia a far uscire la Korea fuori dai suoi confini è quello televisivo – cinematografico dei K-drama. Già a partire dagli anni novanta infatti, le serie televisive e i film sudcoreani iniziano a riscuotere grande successo in tutta l’Asia. “Dietro alle produzioni audiovisive coreane ci sono le grandi conglomerate industriali. Leggenda vuole che la grande industria del paese si è accorta delle potenzialità dell’entertainment con l’uscita del primo Jurassik Park, in grado di generare più denaro della Hyundai in un anno”, rivela la curatrice.

Il poster del film hallyu "Parasite" mostra quattro persone in un cortile moderno, due in piedi e due sdraiate. Il titolo "PARASITE" campeggia al centro, mentre i crediti sono elencati sopra e sotto.
Locandina originale del film Parasite, Bong Joon-hoe, 2019

Il K-pop, Gangnam Style, YouTube, Parasite

Con gli anni 2000, si aggiunge la musica: il K-pop, fusione di generi musicali che con i suoi idol (anche in Giappone li chiamano così) si diffonde su scala globale. Il riconoscimento internazionale definitivo arriva nel 2012 con il video Gangnam Style dell’artista sudcoreano PSY, il primo a superare i due miliardi di visualizzazioni su YouTube.

Quattro donne in abiti futuristici posano con sicurezza in una stanza high-tech illuminata al neon con motivi geometrici e vedute della città, in pieno stile hallyu. Una è inginocchiata davanti, mentre le altre sono in piedi dietro di lei.
aespa 'Next Level' MV, 2021 
© SM Entertainment

Il brano, imitato e parodiato in tutto il mondo, è una satira sullo stile di vita materialistico del lussuoso quartiere di Gangnam a Seul, un’area in cui un tempo abbondavano le risaie e uno stile di vita agreste. Gruppi musicali come BTS e BLACKPINK, film e serie come Parasite (2019) di Bong Joon-hoe Squid Game (foto apertura) fanno ormai parte del canone della cultura pop contemporanea.

Un bagno piccolo e disordinato, con piastrelle bianche consumate, gradini che conducono alla toilette, biancheria appesa, materiale di pulizia sparso e accenni alla cultura hallyu nei poster alle pareti, il tutto sotto una luce fioca.
La riproduzione del bagno di Parasite, presente in mostra

Sul finire degli anni novanta prende vita a una nuova generazione di cineasti, oggi tra le figure più influenti del panorama internazionale. La mostra li celebra con manifesti, spezzoni di film e oggetti di scena. Tra le maggiori attrazioni per i visitatori, la ricostruzione della celebre stanza da bagno di Parasite, i costumi di Squid Game, il set di prodotti per la cura personale delle protagoniste del film Mademoiselle. Non manca un omaggio ai Webtoon, fumetti digitali pensati per i dispositivi mobili, ispiratori di numerose serie televisive e film. Il product placement nei K-drama e le campagne pubblicitarie con le star del K-pop hanno contribuito al germogliare dell’ossessione globale per la cosmesi e la moda coreana, dai portacipria decorati alle maschere a LED, fino al tradizionale abito hanbok.

Una grande folla si raduna in una piazza affollata della città, con in mano cartelli colorati e bandiere che celebrano l'hallyu. Sullo sfondo, un'alta colonna, una fontana ed edifici storici si ergono tra strade alberate.
YG Family flashmob in Trafalgar Square, 2011
Photo Philip Gowman

Hallyu e la cura per la (propria) bellezza

Durante il lungo periodo della dinastia Joseon (1392-1910), prendersi cura del proprio aspetto era considerato un dovere morale, essendo espressione del proprio status sociale e della virtù stessa, poiché si riteneva che l’aspetto esteriore era il riflesso dello stato interiore. Questa concezione è ancora molto diffusa (la Korea è il terzo produttore mondiale di prodotti di bellezza dopo Usa e Francia), anche per la cosmesi maschile.

K-fashion, fluida e destrutturata

Con i suoi tagli destrutturati, accostamenti eccentrici e stili gender-fluid, anche la K-fashion ha influenzato le tendenze globali, rivolgendosi in particolare a millennial e Gen Z, interregno tra il mondo dello streetwear e quello dei marchi di lusso. Vi giocano un ruolo chiave le rivisitazioni dell’hanbok, feticcio di appartenenza culturale per ogni coreano.

Un manichino vestito con il tradizionale hanbok coreano, ispirato all'ondata hallyu, presenta una gonna verde vivace, una giacca a motivi floreali con maniche lunghe, nastri bianchi e scarpe tradizionali rosse su uno sfondo grigio semplice.
Modern Girl hanbok, Kim Young Jin 김영진 for Tchai Kim 차이킴, 2009
© Victoria and Albert Museum, London

Ma Hallyu! include anche opere antiche, risalenti al periodo Joseon, dipinti provenienti da importanti collezioni private, fra cui quella dell’uomo d’affari svizzero Uli Sigg. Gli amanti dell’arte ceramica potranno ammirare uno dei pochissimi moon jar, vasi lunari ancora in circolazione, considerati simbolo degli ideali confuciani di sobria eleganza e modestia. La loro bellezza risiede nelle forme armoniose e nel bianco luminoso dello smalto. Le imperfezioni dovute alla lavorazione e alla cottura sono invece apprezzate come parte integrante della naturale estetica del vaso, secondo la più autentica filosofia dell’estremo oriente.

Una donna si trova su una superficie riflettente con un abito lungo e senza maniche a motivi blu e bianchi con lacci neri su una camicia bianca con un ampio colletto, abbinata a scarpe nere con plateau, incanalando uno stile senza sforzo di ispirazione hallyu.
Moon Jar Dress, Blue by Minju Kim. Seoul, 2021
© Minju Kim, Photo Sangmi An, Model Leehyun Kim

Articolo originariamente apparso sul numero 80 di We Wealth Magazine. Abbonati qui.

Domande frequenti su HALLYU!, l’onda coreana: la mostra imperdibile

Cos'è Hallyu e cosa esplora la mostra?

Hallyu, o 'onda coreana', è un fenomeno culturale che indica la crescente popolarità della cultura pop e artistica sudcoreana a livello globale. La mostra esplora questa trasformazione, presentando diversi aspetti come K-drama, K-pop e K-fashion.

Qual è stata la trasformazione della Corea del Sud descritta nell'articolo?

L'articolo descrive la Corea del Sud come un paese che, da nazione preindustriale e postcoloniale devastata da guerre, si è trasformata rapidamente in un punto di riferimento culturale nella scena pop e artistica mondiale in pochi decenni.

Quale termine è stato utilizzato per descrivere la rapida trasformazione della Corea del Sud?

Il sociologo Chang Kyung-Sup ha definito la rapida e tumultuosa trasformazione della Corea del Sud come 'modernità compressa' (compressed modernity).

Quali elementi specifici della cultura coreana sono evidenziati nell'articolo come parte di Hallyu?

L'articolo evidenzia il K-drama, il K-pop (incluso Gangnam Style), l'influenza di YouTube, il film Parasite, l'attenzione alla cura della bellezza e la K-fashion come elementi chiave di Hallyu.

Qual è il focus principale della mostra Hallyu!?

La mostra Hallyu! si concentra sulla scoperta dell'arte e della cultura pop coreana, esplorando la sua rapida ascesa e il suo impatto globale.

FAQ generate con l'ausilio dell'intelligenza artificiale

di Teresa Scarale

Caporedattore Pleasure Asset. Giornalista professionista, è laureata in Discipline Economiche e Sociali presso l’Università Bocconi di Milano. Scrive di finanza, economia, mercati dell’arte e del lusso. In We Wealth dalla fondazione. Collabora con Il Sole 24 Ore e Plus 24.

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