Intelligenza artificiale nel 60% delle aziende. Ma manca una strategia

Rita Annunziata
11.1.2022
Tempo di lettura: 5'
Il 60% delle società a livello globale dichiara di aver già implementato sistemi di intelligenza artificiale. Ma, sebbene consapevoli dei rischi connessi, solo il 19% ha già messo in campo una specifica strategia in tal senso. Anche per garantire una gestione conforme al contesto normativo

Il 48% è all’inizio del proprio percorso e sta eseguendo progetti pilota in alcune aree di business, come il customer relationship management (24%), il settore amministrativo (19%) e quello delle vendite (18%)

Olivi: “Per utilizzare al meglio l’intelligenza artificiale con tutte le sue potenzialità non ci si può fermare ai benefici immediati: è necessario valutarne attentamente i rischi, affrontando e gestendo le problematiche che i sistemi intelligenti possono porre”

Mentre gli smartphone continuano a sfruttare il potere dell'intelligenza artificiale per rispondere alle nostre domande e supportarci nelle scelte d'acquisto, anche il mondo degli affari inizia a intravederne alcuni vantaggi. Secondo un nuovo studio condotto da Dentons lo scorso settembre su un campione di 209 profili c-level di aziende leader a livello globale e attraverso l'integrazione di 698 ulteriori risposte a sondaggi LinkedIn, il 60% delle società dichiara di utilizzare già l'intelligenza artificiale nella propria attività o di essere in procinto di implementarla. Il 48% è all'inizio del proprio percorso e sta eseguendo progetti pilota in alcune aree di business, come il customer relationship management (24%), il settore amministrativo (19%) e quello delle vendite (18%). Ma, sebbene consapevoli dei rischi connessi all'uso dei sistemi intelligenti, solo il 19% ha già messo in campo una specifica strategia in tal senso. Anche per garantire una gestione conforme al contesto normativo attuale.
“Per l'intelligenza artificiale è un momento di grande sviluppo, che vede un numero sempre maggiore di imprese in tutto il mondo adottare questa tecnologia come parte integrante delle strategie di crescita del proprio business”, osserva Giangiacomo Olivi, co-head of Europe data privacy and cybersecurity, intellectual property and technology di Dentons (che, coadiuvato dalla senior associate Chiara Bocchi, ha coordinato i lavori relativi all'elaborazione della Dentons artificial intelligence guide ispirata alla survey). Ma per utilizzare al meglio l'intelligenza artificiale con tutte le sue potenzialità, ricorda, non ci si può fermare “ai benefici immediati: è necessario valutarne attentamente i rischi, affrontando e gestendo le problematiche che i sistemi intelligenti possono porre prima di tutto a livello di governance e compliance normativa, senza dimenticare l'aspetto etico”.

I pericoli dell'intelligenza artificiale


Come anticipato in apertura e confermato dal sondaggio, infatti, le aziende riconoscono i vantaggi apportati dall'intelligenza artificiale, a partire dal risparmio di tempo legato all'automatizzazione dei processi (94%) fino alla generazione di informazioni di business basate sui dati per il processo decisionale (90%) e alla riduzione dell'errore umano nei processi di elaborazione (89%). Ma sono consapevoli anche dei rischi. L'81% cita in particolare la protezione dei dati personali (basti pensare al fatto che il modo in cui le fonti dei dati vengono interconnesse o interpretate da un sistema di intelligenza artificiale potrebbe generare degli insiemi di dati che violano i requisiti di protezione dei dati stessi), ma solo il 55% ha messo in campo delle specifiche procedure interne per tutelarsi. E c'è anche chi definisce una fonte di preoccupazione significativa le potenziali discriminazioni derivanti dalle azioni di un sistema di intelligenza artificiale (57%).

Il punto, spiegano i ricercatori, è che le aziende si aspettano che debba essere il legislatore ad attivarsi nell'adottare disposizioni specificamente dedicate all'intelligenza artificiale, sia sulla tutela dei dati personali (61%), sia sulla protezione dei consumatori (52%), sulla responsabilità penale (46%) e sulla proprietà intellettuale (45%). “In questo contesto è chiara l'esigenza di instaurare al più presto un dialogo costruttivo sulle azioni necessarie a tutelare tutti gli attori coinvolti - dagli sviluppatori alle imprese, sino ai clienti finali - dai rischi che possono derivare dall'utilizzo dell'intelligenza artificiale”, aggiunge Olivi. Sottolineando come, nell'attesa di interventi specifici dei legislatori europei e nazionali, “per non perdere le opportunità offerte dall'intelligenza artificiale è necessario adottare fin da subito un approccio più consapevole, che non guardi solo agli obiettivi di business ma anche alle persone”.

Il panorama italiano


Quanto all'Italia, come ricordano Olivi e Bocchi all'interno di uno specifico approfondimento della guida, nel mese di ottobre del 2020 il ministero dello Sviluppo economico ha pubblicato la “Strategia italiana per l'intelligenza artificiale” che si focalizza su sette settori prioritari: industria e produzione; alimentazione e agricoltura; cultura e turismo; salute e benessere; ambiente, infrastrutture e reti; smart city; e pubblica amministrazione. La strategia, raccontano gli esperti, punta a “promuovere la competitività delle imprese, modernizzare la pubblica amministrazione, promuovere la fiducia e la consapevolezza dei cittadini, migliorare competenze e conoscenze tecniche, definire una politica nella gestione dei dati e stabilire una governance pubblica per l'intelligenza artificiale”. Lo scorso luglio, inoltre, il governo italiano ha nominato un gruppo di nove esperti per fornire consulenza su come migliorarla alla luce dei più recenti sviluppi giuridici europei. E i principi definiti al suo interno sono stati inclusi nel “Programma strategico per l'intelligenza artificiale 2022-2024” del 24 novembre.

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