Bitcoin, con il 2-4% in portafoglio la performance sarebbe triplicata

Laura Magna
Laura Magna
13.4.2021
Tempo di lettura: 5'
Secondo Conio se il bitcoin fosse entrato nell'asset allocation, il potenziale alpha di un portafoglio diversificato ne avrebbe beneficiato sensibilmente. Raddoppiando nella peggiore delle ipotesi e arrivando a quadruplicare nei panieri meno aggressivi

In un portafoglio aggressivo (con una quota del 70% di azionario), sostituendo la quota del 4% di oro presente con bitcoin, il rendimento sarebbe raddoppiato su tutti gli orizzonti temporali considerati (un anno, tre anni e year to date)

In un portafoglio bilanciato (cioè con la stessa quota di equity e bond), il 4% in bitcoin porta la performance su tre anni dal 16,7% (con l’oro) al 43,6% con il bitcoin; dal 16,67% al 40% a un anno e da inizio anno sarebbe più che raddoppia dal 4 all’8%

Infine in un portafoglio prudente (in cui la quota di azionario core è del 20% circa) sarebbe bastato un 2% in bitcoin per far schizzare il rendimento a un anno dal 10,43% al 33,6% e a tre anni dall’8,5% al 37,9%

“Una piccola quota di bitcoin in portafoglio incide sensibilmente sulla performance complessiva”, Christian Miccoli, ceo & founder di Conio, lo sostiene da sempre. Stavolta ha voluto fare di più: numeri alla mano, ha calcolato in che maniera si sarebbe comportato un portafoglio diversificato se, al suo interno, fosse stata presente una quota di criptocompresa tra il 2 e il 4%. E i risultati sono sorprendenti. Parliamo di una performance che raddoppia o triplica (e in un caso aumenta addirittura di 4 volte), a seconda del tipo di asset allocation e dell'orizzonte temporale considerato.

“Le simulazioni che abbiamo realizzato – dice Miccoli – partono da portafogli ipotetici con tre diversi profili di rischio/rendimento (prudente, bilanciato, aggressivo). Nei profili bilanciato e aggressivo abbiamo sostituito la parte di oro, circa il 4%, a una identica quantità di cripto. Nel portafoglio prudente abbiamo inserito solo un 2% in bitcoin”.

I rendimenti passati non valgono per il futuro (anche con bitcoin)


Il risultato è sorprendente. Ovviamente ci sono molte considerazioni da fare: la prima è che si tratta di performance passate che non necessariamente si ripeteranno (ma questo vale sempre per ogni asset class). Si tratta inoltre, come precisa la stessa Conio, di un puro esercizio teorico, molto semplificato, che non tiene conto della volatilità giornaliera né del coefficiente di deviazione standard. “Si tratta di un semplice calcolo algebrico focalizzato sui rendimenti realizzati nei diversi orizzonti temporali considerati da un asset allocation basata su Etf che replicano le relative asset class. E poi dalla stessa asset allocation con bitcoin fisico al posto dell'Etf sull'oro", spiega Miccoli. “Il dato d'altronde non tiene conto neppure di costi e tasse. L'obiettivo è solo dare un ordine di grandezza all'assunto di cui eravamo già certi: investire nell'ambito di un portafoglio ampiamente diversificato e adeguato al proprio profilo di rischio una quota tra il 2 e il 4% in bitcoin negli ultimi tre anni avrebbe creato valore, a parità di rischio di portafoglio".

E allora vediamo in dettaglio come si sarebbero comportati questi portafogli cripto-modificati. Nel portafoglio che corrisponde al profilo di rischio bilanciato, la componente azionaria è superiore al 40% ed è presente inoltre una quota dell'8,5% di corporate bond investment grade; la componente obbligazionaria governativa ammonta al 26%, l'oro a poco meno del 4%. Questo portafoglio ha reso a tre anni il 16,70%; a un anno il 16,67%; da inizio anno il 4%. La componente di oro è del 3,7% e ha reso il 34,5% a tre anni mentre è negativa sia sull'anno (-3,4%) sia da inizio anno (-4,1%). (Le performance dell'oro sono state calcolate sulla base dell'Etf Invesco Physical Gold).

Bitcoin ha reso a tre anni +757%; a un anno +600% e da inizio anno +100% (i valori sono stati estratti dalla piattaforma Conio). Se anziché investire in oro, quel 3,7% fosse stato esposto su bitcoin, come sarebbe variata la performance complessiva del portafoglio? La performance complessiva sarebbe passata dal 16,7% (con l'oro) al 43,6% con il bitcoin: in sostanza un aumento di tre volte. A un anno, il rendimento sarebbe passato invece dal 16,67% al 40% e da inizio anno sarebbe più che raddoppia dal 4 all'8%.

In un portafoglio aggressivo il 4% di bitcoin raddoppia la performance


Cosa sarebbe successo invece nel caso di un portafoglio più aggressivo, con una quota di azionario superiore al 70%? La composizione è quella che segue, per cui abbiamo calcolato un rendimento a un anno del 25,1%, a tre anni del 18,9% e year to date del 5,8%. Anche in questo caso, escludendo la componente di oro (3,9%) e sostituendola con una identica parte di bitcoin la performance globale avrebbe subito un balzo significativo, raddoppiando su tutti e tre gli orizzonti temporali. Ovvero sarebbe stata portata year to date a sfiorare il 10%, a un anno a quota 48,8% e a tre anni oltre il 47%.

... e con l'asset allocation prudente il valore arriva a quadruplicare


Il terzo portafoglio è infine un portafoglio molto prudente pensato per proteggere il capitale e superare l'inflazione. La quota azionaria, limitata al solo mondo occidentale, è di circa il 22% e la parte restante è allocata su obbligazioni di tipo diverso, secondo la composizione che segue.

In questo portafoglio non c'è esposizione sull'oro, pertanto esiste una semplificazione ulteriore. La simulazione introduce un 2% in bitcoin, anziché il 4% precedente, coerentemente con il carattere più conservativo di questo investimento, sottraendo in maniera proporzionale una piccola quota da ognuna delle diverse asset class. Ebbene, il rendimento del portafoglio prudente a un anno è stato del 10,43%: con il 2% di bitcoin sarebbe triplicato, al 33,6%, così come year to date, il valore sarebbe aumentato dal 2,02% al 5,9%. Infine a tre anni la performance quadruplica, passando dall'8,5% al 37,9%.

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