Casagrande (Generali): “Così applichiamo l’Ai alla ricerca credito”

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Filippo Casagrande di Generali Investments Holding

Secondo Filippo Casagrande di Generali Investments Holding, il cambiamento non risiede soltanto nell’applicazione in sé dell’intelligenza artificiale ma nella capacità di riorganizzare la governance. “Noi abbiamo iniziato dalla ricerca del credito, per renderla scalabile e su misura”

Indice

  • Casagrande (Generali Investments Holding): “Abbiamo cercato di rendere la ricerca del credito scalabile, incentrata sul cliente ma capace di essere esplosa su tutti”
  • Secondo l’esperto, occorre superare la paura che applicare l’intelligenza artificiale pienamente presupponga l’eliminazione di una parte di sé stessi

In un’epoca in cui il cambiamento tecnologico incalza con una velocità crescente, l’industria dell’asset e wealth management vive a sua volta una fase di trasformazione: c’è chi ha scattato una fuga in avanti, avviando progettualità specifiche nell’ambito dell’intelligenza artificiale, e chi invece la considera ancora essenzialmente come uno strumento di riduzione dei costi (come recentemente approfondito da We Wealth). Ad ogni modo, secondo Filippo Casagrande, chief of investment di Generali Investments Holding, il vero cambiamento non risiede soltanto nella tecnologia in sé, ma nella capacità di riorganizzare la governance e i modelli operativi, battendo timori e resistenze.

“La ricerca del modo in cui creare valore con l’intelligenza artificiale dovrebbe partire dal superare la paura di applicarla pienamente”, racconta Casagrande, intervenuto nell’ambito di una conferenza moderata da We Wealth dal titolo Il valore è nella scala: oltre il paradosso dei progetti pilota di Ai nell’asset management organizzata da EY durante il Salone del risparmio. “Ciò che si teme è che introdurla nella sua interezza presupponga l’eliminazione di una parte di sé stessi. Ma si può resistere fino a un certo punto”, dichiara l’esperto. Secondo Casagrande, si tratta di fatto di un tema di governance, di come le aziende devono e dovranno riorganizzarsi. “Occorre un’apertura mentale enorme. Ci vuole anche un po’ di coraggio, ma ci sono competitor che ne hanno, anche più di quello che possiamo immaginare”.

L’applicazione dell’Ai nella ricerca del credito

Focalizzandosi sull’esperienza di Generali Investments Holding, Casagrande racconta come il cammino della società nell’Ai abbia avuto inizio nell’area della ricerca del credito. “Abbiamo cercato di renderla scalabile, bespoke (ovvero personalizzata in base al profilo e ai bisogni del singolo cliente, ndr) ma allo stesso tempo abbastanza flessibile da poter essere esplosa su tutti”, afferma l’esperto. La ricerca del credito viene poi integrata nei processi di risk management – o gestione del rischio – altro tema tipico del settore assicurativo. “Il risk management, tramite tool interni, utilizza la ricerca credito per sviluppare ipotesi di potenziali default. Questo tipo di motore, basato sull’intelligenza artificiale, consente di farlo in tempi rapidi”.

Casagrande: il cambiamento non è un’opzione

Se si guarda però all’industria dell’asset management nel suo complesso, l’adozione dell’Ai è ancora in una fase embrionale. Secondo una recente analisi condotta da EY in collaborazione con Mdotm, solo il 5% degli investment manager si ritiene all’avanguardia. Il 41% è infatti indietro nella curva di adozione dell’Ai o non ha elaborato alcuna pianificazione a riguardo. Il 67% ha invece ideato casi d’uso di Ai generativa specifici solo a determinate aree di business, mentre appena il 27% intende sviluppare capacità utili a una strategia di lungo periodo. “Il cambiamento non rappresenta un’opzione, ma una necessità”, esorta Casagrande. “Senza il cambiamento, un cambiamento reale, le aziende rischiano di restare dei dinosauri”.

di Rita Annunziata

Responsabile dell’Osservatorio sul wealth management al femminile di We Wealth. Giornalista professionista, è laureata in Politiche europee e internazionali. Precedentemente videoreporter per Class Editori e ricercatrice per il Centro di ricerca sulle mafie e la corruzione dell’Università Suor Orsola Benincasa. Collabora anche con La Repubblica.

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