Ferragni, holding e patrimonio: i rischi nascosti dietro la crisi Fenice

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Chiara Ferragni, con i capelli tirati indietro, indossa un cappotto nero. La sua foto vuole riportare il lettore a riflettere sul suo modello societario di gestione di una holding personale.

Cosa insegna il caso Ferragni sulla gestione di una holding personale: governance, crisi societarie e tutela del patrimonio

Indice

Perché le holding tornano al centro della pianificazione patrimoniale

Negli ultimi anni, la crescente attenzione verso le modalità di gestione e tutela del patrimonio da parte di imprenditori e personaggi pubblici ha riportato alla luce la centralità della holding come strumento di pianificazione strategica.

Il caso Ferragni: come funziona il gruppo e la sua struttura societaria

Tra le altre, la struttura societaria riconducibile a Chiara Ferragni ha rappresentato un osservatorio privilegiato per analizzare, in chiave tecnica, le potenzialità e le criticità di questo tipo di assetto, frequentemente adottato da family business e creator digitali per finalità di pianificazione e protezione del patrimonio, nonché di razionalizzazione dei flussi di controllo.

Le società del gruppo Ferragni: Sisterhood, Tbs Crew e Fenice

In particolare, il gruppo Ferragni contempla la Sisterhood srl, società holding che detiene le partecipazioni totalitarie o maggioritarie in diverse società operative attive nella gestione del marchio personale di Chiara, così come delle attività digitali e dei progetti imprenditoriali collegati alla sua immagine (tra cui Tbs Crew Srl e Fenice srl).

L’assetto societario è formalmente semplice ma concettualmente sofisticato: al vertice vi è una società a responsabilità limitata che permette di centralizzare il controllo, razionalizzare la gestione dei flussi economico-finanziari e, al contempo, strutturare un’efficace separazione tra la persona fisica e le attività d’impresa.

Holding srl e governance: vantaggi e criticità

Sotto il profilo civilistico, la scelta di costituire una “holding srl” permette di accentrare la governance e godere, al contempo, di una elevata flessibilità operativa.

Nello specifico, tale soluzione configura una separazione dei livelli di gestione strategica e operativa, concentrando nella capogruppo il potere di indirizzo e riservando alle controllate lo svolgimento delle attività d’impresa in senso stretto.

Tale assetto consente di avere una gestione per linee verticali, in quanto la holding può esercitare un potere di indirizzo unitario sulle società operative che permette di evitare frazionamenti e conflitti gestionali, rischi particolarmente insidiosi nei contesti in cui l’immagine, la reputazione e il personal brand costituiscono asset immateriali ad altissimo valore.

Tassazione e regimi fiscali: il ruolo della holding nel regime Pex e nei dividendi

Dal punto di vista tributario, la struttura è idonea a beneficiare del regime di participation exemption (Pex) per le plusvalenze su partecipazioni qualificate, nonché del regime agevolato di tassazione dei dividendi tra società di capitali residenti. Tali meccanismi permettono una gestione efficiente dei flussi finanziari, anche in ottica di reinvestimento o capitalizzazione interna.

Protezione del patrimonio personale: cosa può (e non può) fare la holding

La separazione tra il patrimonio personale di Chiara Ferragni e quello della holding permette di schermare il primo, entro certi limiti, dai rischi connessi all’attività d’impresa.

Anche in assenza di uno scudo giuridico assoluto, tale assetto societario fornisce una prima linea di difesa contro l’escussione diretta, soprattutto in caso di eventi imprevisti o controversie giudiziarie.

Tuttavia, è bene sottolineare che tale protezione non è automatica in quanto l’effettiva separazione dipende dalla governance delineata, dalla puntuale tenuta della contabilità e dal rispetto dell’autonomia patrimoniale e funzionale della holding rispetto alla persona fisica. L’utilizzo improprio della holding (ad esempio, per finalità elusive o di interposizione fittizia) può esporre a contestazioni tanto sotto il profilo tributario quanto civilistico.

Crisi Fenice e aumento di capitale: un caso da manuale

Negli ultimi mesi si è molto parlato di un possibile aumento di capitale (poi, di fatto, avvenuto) da parte di una delle società operative riconducibili al gruppo Ferragni (nello specifico, Fenice srl), a causa delle ingenti perdite registrate in conseguenza delle vicende legate al pandoro Balocco e alle uova pasquali. Ne sono derivate una serie di criticità legate soprattutto alla posizione di uno dei soci, contrario all’aumento di capitale e intenzionato ad impugnare il bilancio e le delibere assembleari.

Il nodo dei soci: cosa succede senza patti parasociali

Da un punto di vista giuridico, tale dinamica apre a riflessioni sulla necessità di regolamentare in maniera adeguata l’assetto partecipativo mediante specifiche clausole statutarie (diritti di prelazione, gradimento, lock-up) e patti parasociali volti a tutelare la continuità del controllo e la coerenza della governance.

L’assenza di strumenti adeguati di protezione può esporre la holding a rischi di perdita di influenza strategica sulle operative, con ricadute anche in termini di tutela del patrimonio immateriale.

Responsabilità della holding e rischi in caso di crisi d’immagine

Un ulteriore nodo critico emerso è quello relativo alla responsabilità della capogruppo rispetto alle scelte strategiche delle controllate, specie in contesti ad alta esposizione mediatica. Le vicende commerciali di Chiara Ferragni hanno evidenziato quanto una governance non sufficientemente strutturata possa riflettersi negativamente non solo sull’immagine pubblica, ma anche sul valore economico e patrimoniale della holding.

Sotto il profilo civilistico, è bene sottolineare che, pur in presenza di una holding di mero godimento, il legislatore e la giurisprudenza riconoscono la possibilità che si configuri una responsabilità per direzione e coordinamento, qualora emergano atti di interferenza gestionale rilevante. Da ciò discende l’esigenza di implementare assetti di governance ispirati ai principi della segregazione funzionale e della corretta allocazione dei poteri decisionali, anche al fine di evitare sovrapposizioni tra la sfera giuridica della persona fisica e quella della società.

Conclusioni: il modello Ferragni tra opportunità e insidie

Il caso Ferragni evidenzia, in modo plastico, le potenzialità ma anche le criticità connesse alla costituzione e gestione di una holding personale.
Se ben strutturata, la holding si conferma strumento elettivo per finalità di pianificazione e protezione del patrimonio.
Tuttavia, le recenti vicende societarie e reputazionali di Chiara Ferragni dimostrano come la solidità di tale assetto dipenda, oltre che da scelte giuridiche corrette, da una governance consapevole, da assetti proprietari ben calibrati e da una visione strategica di lungo periodo.

di Angelo Ginex

Founder e managing partner di Ginex & Partners Studio legale tributario con sedi a Bari, Dubai e Milano. Svolge la professione di avvocato, family officer e trustee. Nel tempo ha acquisito le certificazioni di Tep (Full member of Step) e di qualified family officer. È altresì certified advisor della IICUAE di Dubai. Vanta expertise in materia di pianificazione, protezione e gestione di patrimoni, diritto tributario e diritto d’impresa.

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