Successioni e donazioni, riforma 2025: cosa cambia per gli eredi

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Una lente di ingrandimento ingrandisce le parole "NUOVE REGOLE" su uno sfondo di paesaggio soleggiato. il riferimento va alle novità in tema di passaggio generazionale per holding e controllo

La riforma del 2025 ridisegna il rapporto tra tutela dei legittimari e circolazione dei beni. Viene meno il rischio restitutorio per gli acquirenti, mentre la tutela degli eredi si sposta sul piano obbligatorio. Ecco cosa cambia

Indice

La riforma del 2025 (legge n. 182/2025, in vigore dal 18 dicembre 2025) interviene in modo strutturale sulla disciplina delle successioni e delle donazioni, con l’obiettivo di stabilizzare la circolazione dei beni di provenienza donativa e successoria e rafforzarne la bancabilità.

Il cambiamento è profondo. La tutela dei legittimari viene in larga parte spostata dal piano reale a quello obbligatorio, con una riduzione significativa dell’esposizione dei terzi acquirenti. Non è solo un intervento normativo, ma una ricalibratura del sistema che ridefinisce l’equilibrio tra protezione familiare e certezza dei traffici giuridici.

Tutela dei legittimari nella riforma 2025: cosa cambia

Per anni, il sistema italiano ha privilegiato la tutela dei legittimari, consentendo loro di recuperare in natura i beni oggetto di donazione anche nei confronti dei terzi acquirenti.
Un’impostazione coerente con la centralità della famiglia nel nostro ordinamento, ma con effetti tutt’altro che neutri sul mercato. Gli immobili di provenienza donativa sono stati a lungo considerati problematici, difficili da vendere e finanziare, spesso accompagnati da complesse cautele contrattuali o coperture assicurative.
La riforma interviene su questo punto, spostando l’equilibrio verso una maggiore tutela dell’affidamento dei terzi, senza eliminare – ma ridimensionando – la protezione degli eredi.

Legittima nelle successioni: da diritto reale a credito dopo la riforma 2025

Nel sistema previgente, il legittimario leso poteva agire non solo contro il donatario, ma anche contro i terzi acquirenti, ottenendo la restituzione del bene.
Oggi questo meccanismo è superato. Se il bene è stato trasferito a terzi a titolo oneroso, il legittimario non può più recuperarne la proprietà. La sua tutela si traduce in un diritto di credito nei confronti del donatario.
Resta ferma la possibilità di agire nei confronti del donatario, ma secondo una logica diversa. Il bene può essere restituito anche se gravato da ipoteche o altri pesi, e la reintegrazione avviene attraverso una combinazione tra attribuzione del bene e compensazione economica.
La riforma realizza così una “monetizzazione” della tutela dei legittimari. La legittima non scompare, ma perde la sua tradizionale dimensione reale e viene ricondotta, nella maggior parte dei casi, a una pretesa per equivalente.

Immobili di provenienza donativa: cosa cambia per acquirenti e banche

Il superamento del diritto di seguito nei confronti dei terzi acquirenti segna l’intervento più significativo della riforma sul piano operativo.
Se il bene donato è stato trasferito a titolo oneroso, l’acquisto diventa, in sostanza, stabile. Il legittimario non può più ottenerne la restituzione, né incidere sulle garanzie reali che lo gravano.
La provenienza donativa cessa così di essere un fattore di rischio sistemico. Non significa soltanto facilitare le compravendite, ma anche restituire piena affidabilità agli asset. Gli immobili donati tornano ad essere utilizzabili come collateral, senza quelle incertezze che per anni ne hanno limitato l’impiego nelle operazioni di finanziamento.

Eredi e legittimari: nuovi rischi e tutela ridotta con la riforma 2025

Il nuovo assetto non elimina la protezione dei legittimari, ma la ridisegna.
Il rischio si sposta dal bene al patrimonio del donatario. La garanzia non è più reale, ma dipende dalla solvibilità del soggetto obbligato.
Se il bene è ancora nel patrimonio del donatario, la restituzione resta possibile, ma senza effetto purgativo sui pesi. Se invece è stato trasferito, la tutela si esaurisce in un credito.
Qui emerge il principale profilo di criticità. In caso di incapienza del donatario, la legittima rischia di restare insoddisfatta, almeno in parte. I rimedi alternativi (quali revocatoria e simulazione) restano, ma operano su un piano diverso e non replicano la forza della precedente tutela reale.

Regime transitorio riforma successioni 2025: quali regole si applicano

Uno degli aspetti più delicati riguarda la disciplina transitoria.
Rileva la data di apertura della successione, non quella della donazione. Pertanto, anche donazioni risalenti possono essere attratte nel nuovo regime, se la successione si apre dopo il 18 dicembre 2025, avendo il legislatore ancorato il sistema alla successione e non all’atto dispositivo.
Per le successioni già aperte prima del 18 dicembre 2025, il sistema previgente sopravvive solo se l’azione di riduzione (o l’opposizione alla donazione) viene esperita entro il 18 giugno 2026. Decorso questo termine, il nuovo regime si applica integralmente.
Una finestra temporale breve, destinata ad avere un impatto significativo sul contenzioso successorio.

Riforma successioni 2025: impatti su banche, compravendite e investitori

Per gli intermediari finanziari, viene meno uno dei principali ostacoli alla concessione di credito garantito. Gli immobili di provenienza donativa diventano pienamente finanziabili, senza la necessità di strutture contrattuali e assicurative particolarmente sofisticate.
Per acquirenti e investitori, si riduce drasticamente il rischio di azioni restitutorie, con una conseguente semplificazione delle verifiche legali e maggiore certezza nelle operazioni.
Per famiglie e family office, cambia l’approccio. Non basta più allocare i beni, ma diventa centrale assicurare la tenuta economica delle attribuzioni patrimoniali nel tempo.

Pianificazione patrimoniale e successioni: cosa cambia dopo la riforma 2025

In questo contesto, la pianificazione patrimoniale assume un ruolo ancora più centrale.
La riforma supera il modello tradizionale in cui il bene costituiva la garanzia “naturale” della legittima. Oggi la tutela degli eredi deve essere costruita in via preventiva, sul piano economico e strutturale.
La pianificazione patrimoniale non può dunque limitarsi alla scelta degli strumenti (donazioni, trust, patti di famiglia), ma deve essere finalizzata a una progettazione dinamica degli assetti familiari e patrimoniali capaci di reggere nel tempo, anche sotto il profilo della liquidità e della solvibilità.

Riforma successioni 2025: vantaggi e criticità del nuovo sistema

La riforma del 2025 segna un passaggio netto verso un modello in cui la stabilità dei traffici giuridici prevale sulla tutela reale dei legittimari. È una scelta di politica legislativa chiara, che avvicina il sistema italiano a logiche più orientate al mercato.
Il sistema diventa più efficiente e prevedibile, ma trasferisce il rischio sul piano economico, esponendo i legittimari alla variabile, non sempre governabile, della solvibilità del donatario.
È su questo terreno che si misurerà la tenuta della riforma, anche alla luce delle prime applicazioni giurisprudenziali.
In questo contesto, la pianificazione patrimoniale non è più soltanto uno strumento di allocazione dei beni, ma diventa il luogo in cui si costruisce, in via preventiva, l’equilibrio tra interessi familiari e stabilità degli assetti patrimoniali.

Ritratto illustrato in bianco e nero di Vincenzo Donadio, senior associate di Hogan Lovells Studio Legale, con camicia a righe, giacca e cravatta. L'uomo ha i capelli corti e scuri e la barba, e sorride leggermente, guardando direttamente l'osservatore.

di Vincenzo Donadio

Senior associate dello studio legale Hogan Lovells, si occupa di contenzioso commerciale e civile, compliance e white collar crimes. Assiste altresì high net worth individuals, enti no profit e università in contenziosi ereditari, spesso con profili cross-border. Specializzato in wealth management, supporta i propri clienti nella pianificazione successoria e nel passaggio generazionale, offrendo soluzioni per proteggere e valorizzare i grandi patrimoni.

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