I mercati dopo il voto: le elezioni in Francia e la destra che avanza

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Le previsioni su cosa potrebbe cambiare in Europa e in Francia dopo il voto: fra spread sovrani e il possibile ripensamento della transizione green

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Lo spostamento a destra dell’asse politico nell’Europarlamento non sembra sufficiente a modificare l’agenda europea, che potrà proseguire nel segno della continuità di una maggioranza europeista – anche se la riconferma di Ursula von der Leyen alla presidenza della Commissione non è garantita. Il vero evento di mercato, dopo il voto dell’8-9 giugno, è la sconfitta politica di Emmanuel Macron e la sua decisione di riportare la Francia al voto il 30 giugno: con un nuovo parlamento, il partito del presidente potrebbe perdere peso specifico e indebolire l’impulso di Macron sulla legislazione interna.

“Ciò potrebbe rendere ancora più difficile l’adozione delle misure fiscali necessarie per riportare sotto controllo il bilancio, che dal prossimo anno dovrà nuovamente rispettare le regole fiscali dell’Ue”, rafforzando la nostra opinione di un peggioramento delle prospettive di credito per la Francia e di una preferenza per altri paesi europei come Slovenia, Austria e Spagna”, hanno commentato Samuel Adams e Claudia Panseri, economista di Ubs e Cio di Ubs WM. Il segno di questo “azzardo” politico, con il quale Macron proverà a rilanciare la sua credibilità politica sul terreno nazionale, si è immediatamente tradotto in un calo della Borsa parigina (-1,85%) e in un aumento dei rendimenti del titolo di Stato francese decennale, che hanno toccato il 3,226%, il livello più alto dal novembre scorso. “L’impatto più immediato sul mercato deriva dall’ulteriore rischio sovrano in Francia”, ha dichiarato a We Wealth Elliot Hentov, Head of Macro Policy Research di State Street Global Advisors, il nuovo appuntamento elettorale comporta che “nel breve periodo, non vedremo l’introduzione di un programma di consolidamento fiscale né si affronteranno le riforme strutturali. Dato l’elevato deficit di bilancio del paese, l’assenza di miglioramenti implica un premio di rischio più elevato per le obbligazioni francesi e per tutti gli altri paesi sovrani più deboli dell’Eurozona”.

La sfida di Macron ha avuto impatti sugli spread sovrani anche per altri Paesi dell’Europa periferica, ha sottolineato a We Wealth il market analyst di eToro Gabriel Debach: sulla Francia “aumenta l’incertezza riguardo alla stabilità fiscale e politica… Questa instabilità si è riflessa anche nei mercati obbligazionari, dove abbiamo visto un marcato allargamento degli spread dei rendimenti sovrani periferici rispetto ai bund tedeschi. Il nervosismo è palpabile, come dimostrato dall’acuto rialzo del rendimento dei titoli decennali belga e francese e da un incremento considerevole, sebbene più contenuto, del Btp italiano” (+7 punti base a quota 140 sul bund tedesco decennale).

Se Macron potrà vincere la sua sfida e contare sulla maggioranza che ha sempre negato una maggioranza decisiva per il partito nazionalista di Marine Le Pen (Rn), è difficile affermarlo in assenza di sondaggi recenti sulle intenzioni di voto nazionali. “Con il nuovo slancio del voto europeo, il Rn potrebbe essere in grado di superare la sua attuale quota del 15% dei 577 seggi dell’Assemblea nazionale”, ha affermato Ubs, “tuttavia, una maggioranza assoluta sarebbe un traguardo molto alto da raggiungere: riteniamo che lo scenario più probabile sia un altro parlamento appeso a sostegno del presidente Macron”.

Il nuovo Parlamento Ue: continuità, nonostante l’asse più a destra

Secondo Hentov, la minore influenza dei liberali francesi sul futuro Europarlamento e, in generale, del presidente Macron, potrebbe persino rafforzare la prossima Commissione europea: “Se la von der Leyen riuscisse a essere riconfermata dal Parlamento europeo, ne uscirebbe rafforzata nel suo secondo mandato, dato che i governi nazionali sono concentrati sul piano interno e mancano di leadership a livello europeo. Ciò potrebbe rendere più forti le iniziative geopolitiche dell’Europa, ad esempio sull’Ucraina o sulle relazioni commerciali con la Cina”.

“Nonostante l’incremento dei seggi per i partiti di estrema destra, questi rimangono comunque una minoranza e storicamente si sono rivelati incapaci di agire all’unisono”, ha aggiunto Debach, “il centro politico, invece, resterà il centro-destra, con il Ppe che rimane il partito più grande e che probabilmente formerà una maggioranza centrista con l’Alleanza Progressista di centro-sinistra dei Socialisti e Democratici (S&D)”.

In termini di politiche europee, lo spostamento a destra potrebbe incidere maggiormente sull’agenda per l’ambiente, tipicamente messa in discussione dai partiti più conservatori dello spettro. “Le priorità emergenti dei leader dell’Ue sono la difesa e la competitività, mentre le preoccupazioni ambientali dovrebbero trovare meno spazio rispetto agli anni precedenti”, hanno affermato i due economisti di Ubs, per i quali von der Leyen ha “buone chance” di riconferma, “lo spostamento a destra del Parlamento europeo potrebbe esacerbare alcune di queste tendenze, ad esempio spingendo il dibattito politico verso un approccio più flessibile su questioni come la decarbonizzazione dei trasporti”.

A fronte di una sostanziale continuità politica per la nuova maggioranza che, presumibilmente, sosterrà la prossima Commissione, “l’eccezione è rappresentata dalla politica sul clima, che probabilmente sarà vittima della svolta a destra delle elezioni europee. In questo caso è probabile che le regole dell’Ue vengano attenuate, i sussidi tagliati e le sanzioni ridotte”, ha affermato Hentov, “non è chiaro se questo potrà essere vantaggioso o dannoso per la competitività europea a lungo termine”.

di Alberto Battaglia

Alberto Battaglia è giornalista professionista specializzato in macroeconomia, mercati finanziari e assicurazioni. Responsabile dell’area macroeconomica e assicurativa di We Wealth, ha maturato la sua esperienza nelle principali testate economiche italiane: Milano Finanza, Radio24, Wall Street Italia, SkyTg24 e Il Sole 24 Ore Plus24.

Laureato in Linguaggi dei Media all’Università Cattolica di Milano, ha conseguito il Master in Giornalismo alla stessa università, con una esperienza di formazione alla London School of Economics and Political Science (LSE).

Nel 2022 ha vinto il Premio ABI-FEduF-FIABA “Finanza per il Sociale”, riconoscimento patrocinato dal Consiglio Nazionale dell’Ordine dei Giornalisti, per la capacità di raccontare temi economici complessi con rigore e accessibilità. I suoi reportage sono stati pubblicati su Avvenire, Il Foglio e Il Fatto Quotidiano.

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