Dividendi e plusvalenze: la manovra 2026 incrina la certezza fiscale

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Un quaderno con la scritta "Dividend Tax" scritta con pennarello nero su una pagina foderata, posto su una scrivania di legno accanto a una calcolatrice e a una penna. Il riferimento va alla stretta della manovra 2026 sui dividendi.

Il dibattito che ha accompagnato la legge di Bilancio, in materia di dividendi e plusvalenze, riapre il tema della stabilità delle regole fiscali e della certezza del diritto

Indice

Legge di Bilancio 2026 e tassazione di dividendi e plusvalenze

Nel consueto dibattito che come ogni anno ha accompagnato la legge di Bilancio, le novità della tassazione di dividendi e plusvalenze che hanno impegnato gli operatori del settore e il mondo politico nelle ultime settimane, sino all’ultimo, meritano attenzione soprattutto per l’incertezza trasmessa al mercato: sono state infatti rimesse in discussione regole che rappresentano, da tempo, un punto fermo del sistema tributario.

Il punto di arrivo della legge finanziaria è noto. I dividendi percepiti dai soggetti Ires continuano a beneficiare dell’esclusione dal reddito imponibile nella misura del 95%, ma a determinate condizioni. Per fruire del beneficio, infatti, occorre che la partecipazione detenuta raggiunga una soglia minima: il 5% del capitale sociale oppure, in alternativa, un valore fiscale non inferiore a 500.000 euro.
Analoghi requisiti si applicano alle plusvalenze realizzate mediante la cessione di partecipazioni.

Nuove soglie fiscali e limiti al regime di esenzione

Se ci si fermasse all’assetto finale raggiunto dalla manovra, il quadro potrebbe apparire relativamente lineare e in linea con l’obiettivo – ancorché non condivisibile – di circoscrivere il regime di favore a investimenti dotati di una certa consistenza. Il problema vero, tuttavia, risiede non tanto nella conclusione, e quindi nella definizione dei limiti e delle soglie, quanto nel percorso compiuto e nelle implicazioni prodotte sul piano della certezza del diritto.
Per alcune settimane, infatti, si è affacciata l’ipotesi di un intervento di ben altra portata, fondato sulla subordinazione del regime di esenzione a requisiti dimensionali significativamente più elevati. Una scelta dettata da esigenze di gettito e che avrebbe inciso su un equilibrio sinora mantenutosi senza modifiche nel tempo.

Certezza del diritto e impatto su holding e investitori

È proprio questo elemento a rendere la vicenda particolarmente delicata: intervenire su regimi che costituiscono uno dei pilastri della fiscalità d’impresa non significa soltanto modificare un’aliquota – o, come in specie, ridefinire una soglia di accesso a un determinato beneficio fiscale – quanto incidere sulle aspettative di lungo periodo sulle quali operatori e investitori hanno fondato le proprie scelte.

Basti pensare, a titolo esemplificativo, alle holding e ai family office che assumono decisioni su orizzonti temporali lunghi, presupponendo che le regole tributarie in essere, in quanto consolidatesi nel tempo, non siano soggette a ripensamenti improvvisi.

Il paradosso fiscale: poco gettito, meno fiducia

È in questo contesto che va letto il successivo ridimensionamento delle proposte iniziali, che ha certamente evitato un impatto immediato e generalizzato, ma non ha eliminato del tutto gli effetti collaterali prodotti.
Il risultato finale presenta infatti un paradosso evidente: a fronte di un gettito ridotto ad importi irrilevanti, si è incrinata la percezione di affidabilità del sistema tributario, senza che ciò abbia restituito a quest’ultimo quella stabilità che costituisce un presupposto essenziale per gli investimenti.

Stabilità fiscale e fiducia tra fisco e contribuente

A rendere la vicenda particolarmente significativa è anche il precedente che essa rischia di creare.
Se regimi fiscali di lungo periodo possono essere messi in discussione ex abrupto, viene meno la certezza che il sistema tributario dovrebbe avere anche al fine di orientare le scelte di investimento.
In un contesto, come quello attuale, nel quale si cerca correttamente di rafforzare il rapporto di fiducia tra fisco e contribuente, la vicenda della tassazione di dividendi e plusvalenze trasmette un segnale evidentemente opposto: che anche regole consolidate possano essere rimesse in discussione repentinamente, salvo essere corrette (seppur soltanto parzialmente) in un successivo momento.
Ed è questo, ancor di più delle nuove soglie previste dalla legge di Bilancio 2026, il profilo che desta maggiore preoccupazione.

(Articolo tratto dal magazine We Wealth n. 87 di febbraio 2026)

Domande frequenti su Dividendi e plusvalenze: la manovra 2026 incrina la certezza fiscale

Qual è il principale problema sollevato dalla Legge di Bilancio 2026 in relazione alla tassazione di dividendi e plusvalenze?

Il principale problema è l'incertezza che la Legge di Bilancio 2026 sembra trasmettere al mercato, rimettendo in discussione regole considerate stabili nel sistema tributario riguardanti la tassazione di dividendi e plusvalenze.

Quali soggetti sono particolarmente interessati dalle novità introdotte dalla Legge di Bilancio 2026?

Gli operatori del settore finanziario, il mondo politico, le holding e gli investitori sono particolarmente interessati dalle modifiche alla tassazione di dividendi e plusvalenze previste dalla Legge di Bilancio 2026.

Qual è l'impatto potenziale della Legge di Bilancio 2026 sulla 'certezza del diritto'?

La Legge di Bilancio 2026, modificando regole consolidate, rischia di incrinare la 'certezza del diritto' nel sistema tributario, generando potenzialmente meno fiducia tra fisco e contribuente.

Quale aspetto specifico della tassazione di dividendi e plusvalenze è stato rimesso in discussione dalla Legge di Bilancio 2026?

L'articolo indica che sono state rimesse in discussione regole che rappresentano, da tempo, un punto fermo del sistema tributario in materia di tassazione di dividendi e plusvalenze, senza specificare quali.

Quale tipo di dibattito ha accompagnato l'introduzione delle novità sulla tassazione di dividendi e plusvalenze?

Le novità sulla tassazione di dividendi e plusvalenze hanno generato un ampio dibattito che ha coinvolto operatori del settore e il mondo politico nelle settimane precedenti all'approvazione della Legge di Bilancio 2026.

FAQ generate con l'ausilio dell'intelligenza artificiale

di Marco Allena

Preside della Facoltà di Economia e Giurisprudenza dell’Università Cattolica del Sacro Cuore e professore ordinario di Diritto tributario. È membro di consigli di amministrazione e collegi sindacali di società di capitali.

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