Patto di famiglia e riassetto societario: cosa cambia

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Due persone che si stringono la mano su uno sfondo scuro, simboleggiano un accordo, una collaborazione o un saluto, un'immagine che ricorda un "patto di famiglia".

Anche la riorganizzazione societaria endofamiliare può integrare un patto di famiglia se finalizzata al trasferimento dell’azienda ai discendenti: la Cassazione n. 4376/2026 chiarisce i presupposti e ribadisce la nullità per difetto di atto pubblico

Indice

Patto di famiglia: cos’è e a cosa serve

L’istituto del patto di famiglia, introdotto nel codice civile dalla legge 14 febbraio 2006, n. 55, consente all’imprenditore di trasferire, in tutto o in parte, l’azienda o le proprie partecipazioni societarie a uno o più discendenti, in deroga al divieto dei patti successori di cui all’art. 458 c.c..

Lo scopo dell’istituto è assicurare la continuità dell’impresa oltre la vita dell’imprenditore, stabilizzando l’operazione mediante la partecipazione al negozio del coniuge e di tutti i soggetti che sarebbero legittimari ove in quel momento si aprisse la successione, con previsione di conguagli in denaro o in natura a favore dei non assegnatari e con esenzione dalla collazione e dalla riduzione.

La complessità dell’operazione e la componente di liberalità hanno indotto il legislatore a prescrivere, a pena di nullità, la forma solenne dell’atto pubblico ai sensi dell’art. 768-ter c.c..

La sentenza della Cassazione sul riassetto societario familiare

Con la sentenza 26 febbraio 2026, n. 4376, la Seconda Sezione civile della Corte di Cassazione è tornata a pronunciarsi sul perimetro applicativo dell’istituto, affermando che una riorganizzazione societaria endofamiliare può integrare un patto di famiglia quando sia diretta al trasferimento delle partecipazioni ai discendenti, indipendentemente dalla circostanza che questi ultimi siano già soci.

Il caso: società operative, immobiliari e accordi tra familiari

La vicenda trae origine da un accordo sottoscritto nel 2008 dai componenti di un nucleo familiare altoatesino, titolari di due società fra loro collegate: una operativa e una immobiliare.

L’intesa prevedeva la ridefinizione degli assetti proprietari, con l’assegnazione della società operativa a uno dei figli e dell’immobiliare agli altri, la previsione di conguagli mediante donazioni dei genitori, una scissione societaria asimmetrica a favore del figlio uscente dall’immobiliare e la costituzione di un diritto di abitazione e di una rendita vitalizia in favore dei genitori.

Uno dei figli eccepiva la nullità dell’accordo per difetto della forma solenne prescritta dall’art. 768-ter c.c..

Le decisioni di Tribunale, Corte d’Appello e Cassazione

Il Tribunale accoglieva l’eccezione, dichiarando la nullità dell’accordo e delle successive transazioni.

La Corte d’Appello di Trento riformava integralmente la decisione, escludendo la configurabilità di un patto di famiglia sul rilievo che i figli fossero già soci e mancasse la figura del disponente che trasferisce le partecipazioni di controllo ai discendenti.

La Suprema Corte ha cassato la sentenza impugnata, ritenendo giuridicamente non corretta la conclusione della Corte territoriale.

I giudici di legittimità hanno ricordato che i presupposti essenziali del patto di famiglia sono tre:

  • il trasferimento, anche solo parziale, dell’azienda o delle partecipazioni a uno o più discendenti;
  • la partecipazione al negozio del coniuge e di tutti coloro che sarebbero legittimari;
  • l’obbligo per gli assegnatari di liquidare ai non assegnatari la quota spettante ai sensi degli artt. 536 e ss. c.c., salvo rinuncia.

In particolare, la Corte ha censurato la sentenza d’appello per non aver valutato lo scopo complessivo dell’operazione, che pareva diretto a “ridisegnare la proprietà societaria, in vista della prosecuzione dell’attività d’impresa in capo ai figli”.

La preesistente qualità di soci dei discendenti non esclude la riconducibilità al patto di famiglia, poiché la legge contempla anche la cessione parziale; né rileva che i conguagli siano stati realizzati mediante liberalità dei genitori, trattandosi di un adempimento per conto d’altri.

Perché la pronuncia è importante

La pronuncia riveste notevole interesse pratico perché valorizza la sostanza economico-giuridica dell’operazione rispetto al dato meramente formale, ampliando l’ambito applicativo del patto di famiglia alle complesse riorganizzazioni societarie in ambito familiare.

Ne discende la necessità di una rinnovata attenzione nella strutturazione di tali operazioni: ove il complesso negoziale sia diretto a ridisegnare l’assetto proprietario per assicurare la prosecuzione dell’impresa in capo ai discendenti, sarà indispensabile il rispetto della forma dell’atto pubblico, pena la nullità dell’intera operazione.

(Articolo tratto dal magazine n. 90 di We Wealth di maggio 2026)

Domande frequenti su Patto di famiglia e riassetto societario: cosa cambia

Qual è lo scopo principale del patto di famiglia introdotto nel codice civile nel 2006?

Lo scopo principale del patto di famiglia è garantire la continuità dell'impresa oltre la vita dell'imprenditore. Permette di trasferire l'azienda o le partecipazioni societarie a uno o più discendenti, stabilizzando l'operazione attraverso la loro partecipazione.

In che modo il patto di famiglia si discosta dal divieto generale dei patti successori?

Il patto di famiglia consente all'imprenditore di trasferire l'azienda o le partecipazioni societarie a discendenti, derogando al divieto dei patti successori previsto dall'articolo 458 del codice civile. Questa deroga è stata introdotta dalla legge n. 55 del 14 febbraio 2006.

A chi può essere trasferita l'azienda o le partecipazioni societarie tramite un patto di famiglia?

L'azienda o le partecipazioni societarie possono essere trasferite, in tutto o in parte, a uno o più discendenti dell'imprenditore. Questo trasferimento avviene in deroga alle normali regole successorie.

Qual è il beneficio finanziario o di investimento principale derivante dall'utilizzo del patto di famiglia?

Il beneficio principale è la stabilizzazione del trasferimento di asset aziendali o partecipazioni societarie, assicurando la continuità operativa e potenzialmente preservando il valore degli investimenti familiari nel tempo. Questo evita incertezze legate alla successione tradizionale.

Quale legge ha introdotto l'istituto del patto di famiglia nel codice civile italiano?

L'istituto del patto di famiglia è stato introdotto nel codice civile italiano dalla legge 14 febbraio 2006, n. 55. Questa legge ha permesso di creare uno strumento specifico per la pianificazione della successione d'impresa.

FAQ generate con l'ausilio dell'intelligenza artificiale

di Maria Cristiana Felisi

Maria Cristiana Felisi è partner and head of the Milan office dello studio legale Charles Russell Speechlys, private client. Ha sviluppato una particolare competenza nella consulenza ai clienti su aspetti di diritto privato e di famiglia, tra cui il diritto delle successioni, i trust, le fondazioni, la pianificazione successoria, real estate, societario e relativo contenzioso. È una mediatrice professionale per le imprese, un Family Officer qualificato in Italia e membro dell’International Bar Association (IBA). È iscritta all’albo degli avvocati di Milano dal 1992 ed è patrocinatrice davanti alla Corte di Cassazione e ad altre giurisdizioni superiori.

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