Collezionare gioielli, come fare: una guida per iniziare

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Una varietà di bracciali in oro e argento su uno sfondo rosa tenue. Presentano disegni intricati con pietre preziose, diamanti e motivi colorati. Ogni bracciale ha uno stile unico, dalle forme geometriche ai pois.

Al di là dell’intrinseco valore, non tutte le gioie e i monili posso definirsi da collezione. Come distinguerli, a cosa prestare attenzione? La presenza di pietre preziose è un plus? Ce ne parla uno dei migliori esperti del settore: Leo Criaco, head of department Milan, senior specialist, Christie’s

Indice

Gioielli e pietre preziose sono da molti anni protagonisti di aste dedicate presso le più blasonate case internazionali. Come approcciarsi a questo scintillante pleasure asset? Di certo servono studio e pazienza, ma da qualche parte bisogna iniziare. Ecco allora le prime dritte per iniziare a collezionare (o vendere) i propri tesori con criterio e discernimento.

Iniziare a collezionare gioielli: a cosa prestare attenzione

Il gioiello da collezione è un gioiello che vale la pena collezionare, secondo gli acquirenti. La sua principale caratteristica è la rarità, che può essere dovuta sia alla pietra – per esempio alla presenza di diamanti colorati, rarissimi – che all’epoca di provenienza e/o alla firma del creatore. C’è chi colleziona gioielli del 1800, non necessariamente firmati, semplicemente perché non si producono più da 200 anni; poi ci sono i Cartier, i Van Cleef, i Bulgari. Il Cartier Art déco è il gioiello da collezione per antonomasia, in quanto è la firma più importante del periodo più noto, popolare.

Del periodo Art déco (1919-1930 circa, ndr) sono da collezionare anche i gioielli Van Cleef, i Boucheron. Poi, sicuramente asset da collezione sono i Bulgari degli anni Cinquanta, Sessanta, Settanta… I Bulgari della Dolce Vita. La gente decide di collezionare sulla base del proprio gusto, ma se vuole iniziarlo a fare sul serio non può non considerare quanto un gioiello sia ricercato e raro sul mercato.

Vendere un gioiello da collezione: quando conviene?

Come in tutti i mercati, ci sono momenti in cui ha più senso vendere e altri in cui è meglio comprare. Ad esempio il diamante bianco in questo momento storico sarebbe meglio venderlo, perché sta scendendo da molto tempo e non ci aspettiamo che risalga in futuro. Mentre ci sono altre categorie come i diamanti colorati, i rubini birmani, che seguono un andamento altalenante, alternando momenti di discesa e di salita. Essendo preziosi molto rari, dopo un periodo di calo delle quotazioni ci si attende sempre una fase di risalita.

Collezionare gioielli: quali i trend attuali

Il mercato è estremamente selettivo. Molto più che in passato, la gente guarda alla qualità. I collezionisti sono attentissimi a dove allocano i propri soldi. Chi acquista oggi, lo fa valutando sempre la possibilità di rivendere l’oggetto in futuro. La scelta dunque ricade su gioielli di altissima qualità che nel tempo mantengono il proprio valore o lo aumentano. Penso ai rubini birmani, agli zaffiri birmani… A patto che siano puliti, ovvero privi di inclusioni. In passato, nelle pietre particolarmente preziose come queste, l’inclusione era tollerata. Oggi no, anche se il gioiello è decisamente bello. Un altro punto di forte attenzione in questo momento sono le firme. Gli acquirenti si fidano delle firme importanti, le solite: Bulgari, Cartier, Van Cleef, Boucheron, Chropard.

Come gestire un gioiello ricevuto in eredità

Innanzitutto, se non si sa esattamente con che cosa si ha a che fare, è sempre meglio far fare una valutazione. Da Christie’s per esempio ne facciamo tantissime. Su dieci collezioni che vediamo, per dire, solo due sono destinate alla vendita. Una volta che si ha la certezza del valore della collezione, si può decidere se vendere qualcosa, tutto, oppure se mantenerla. Certo non ha senso tenerla, se non si indossano gioielli: a seconda del momento di mercato si sceglierà se tenere la collezione in banca oppure se venderla subito. Il discorso cambia se la persona ha piacere di indossare i gioielli e se li vuole godere. Anche in questo caso però consiglio di passare da un momento valutativo.

di Leo Criaco

Trasferitosi a Londra nel 2006, Leo Criaco capita nel mondo dei gioielli quasi per caso, iniziando come garzone da Bentley&Skinner, gioiellieri storici di Mayfair, by Royal Appointment. L’inizio part-time diventa subito full-time: la gioielleria stava costruendo il famoso teschio di diamanti di Damien Hirst – “For the love of God” e aveva bisogno di extra security. Alla fine del progetto, il direttore gli propone di prendere il posto del suo apprendista. Inizia così la sua avventura nel mondo dei gioielli. Avventura per la seconda volta “benedetta” da Hirst: è proprio Leo infatti a selezionare i diamanti rosa per il secondo teschio, for Heaven’s sake: un anno e mezzo di lavoro. Dopo sette anni, per migliorare le conoscenze del mercato, Leo Criaco inizia a lavorare con un commerciante indipendente, grazie al quale entra in stretto contatto col mondo delle aste. Approda quindi da Christie’s Ginevra nel settembre del 2015, dove tuttora ricopre il ruolo di specialista, con un occhio di riguardo per il mercato italiano.

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