Il rally delle azioni europee si è affievolito nei mesi estivi e anche la grande rotazione che aveva spinto gli investitori fuori dagli Stati Uniti e dentro il Vecchio continente sembra essere terminata. Tuttavia, le Borse europee sono posizionate per chiudere il 2025 con risultati solidi e valutazioni attraenti.
L’indice Morningstar Developed Europe All Cap Tme è in rialzo del 12,4% da gennaio e secondo gli analisti di Morningstar le azioni europee sono a sconto del 3% rispetto alla stima del fair value, mentre Wall Street è piuttosto cara dopo che a settembre ha toccato nuovi massimi storici.
“L’Europa si trova a un bivio. Sono in atto cambiamenti importanti, dall’aumento della spesa per la difesa e per le infrastrutture al mutamento del contesto fiscale, e la posta in gioco non è mai stata così alta”, afferma Francesco Paganelli, analista di Morningstar.
Eppure, gli investitori non sembrano del tutto convinti delle potenzialità della regione. Nel primo semestre, la raccolta dei fondi azionari Europa è stata positiva, ma nei mesi estivi è rallentata. Negli Etf specializzati sulle Borse del Vecchio continente sono entrati 1,3 miliardi di euro ad agosto, contro i 3,1 miliardi di luglio e gli 8,9 miliardi di marzo, che è stato il miglior mese del 2025 fino ad oggi. I flussi verso i fondi quotati sono generalmente un buon indicatore di come si stanno muovendo gli investitori.
Gestione attiva in declino in Europa
Il ritorno di fiamma per le azioni europee potrebbe essere stato solo momentaneo e in questo caso non cambierebbe la tendenza di lungo termine, che mostra un declino. Negli ultimi cinque anni, le categorie di fondi azionari europei hanno subito deflussi per 80 miliardi di euro. In sofferenza sono stati soprattutto i fondi attivi, mentre gli Etf e i fondi indicizzati hanno rapidamente guadagnato quote di mercato e ora rappresentano circa il 40% del patrimonio totale, il triplo rispetto a dieci anni fa. Morningstar ha stimato che i riscatti netti dai fondi azionari Europa gestiti attivamente sono stati pari a 120 miliardi di euro nell’ultimo quinquennio.
Il declino riguarda anche l’offerta dei prodotti. Il 2024 è stato un anno record per la chiusura o fusione di fondi azionari Europa, oltre 200, a fronte di debutti sempre più rari. Il consolidamento potrebbe durare ancora, dal momento che circa la metà dei 2 mila fondi ed Etf sul mercato ha meno di 100 milioni di asset in gestione, soglia che viene considerata critica per la sopravvivenza di un fondo.
Perché i gestori di fondi sono in difficoltà sul mercato europeo
Tra delisting di società, diminuzione dei debutti in Borsa e aumento del peso dei titoli americani negli indici globali, l’Europa sta perdendo rilevanza a livello internazionale. In meno di 20 anni, il peso delle aziende europee nell’indice Morningstar Global All Cap è sceso dal 30% di metà 2008 a circa il 15% di luglio 2025.
In questo contesto, i gestori attivi fanno sempre più fatica a creare valore per gli investitori. Il Barometro degli investimenti attivi/passivi di Morningstar mostra che il loro tasso di successo nella categoria degli Azionari Europa large cap blend è sceso negli ultimi dieci anni. Nel periodo 2015-2025, solo il 7% degli active manager è riuscito a battere i concorrenti passivi e sopravvivere a chiusure o liquidazioni.
Gli ultimi anni sono stati particolarmente sfidanti per i gestori attivi, in particolare per i cosiddetti stock picker, perché – come spiega Paganelli di Morningstar – ci sono state delle “limitate opportunità di sovraperformance in settori come quello tecnologico, farmaceutico e dei beni di consumo, che di solito si rivelano aree ricche di valore aggiunto attraverso la selezione dei titoli”.
“Oltre due terzi dei rendimenti quinquennali del mercato europeo sono stati trainati da due settori: servizi finanziari e industriali, con un forte contributo da parte delle banche e del settore aerospaziale e della difesa”, aggiunge l’analista di Morningstar, che ricorda anche il settore energetico tra i più performanti.
Large cap e titoli della difesa protagonisti sul mercato azionario
Un altro fattore sfavorevole per i gestori che basano la loro strategia sulla selezione dei titoli è stata negli ultimi anni la sottoperformance delle società a medio e piccola capitalizzazione rispetto alle large cap. Proprio in questo segmento, infatti, i fund manager trovano spesso le occasioni per creare valore rispetto alle gestioni passive, che replicano gli indici principali.
Infine, dallo scoppio della guerra in Ucraina, i titoli della difesa hanno registrato significativi rialzi e il trend si è accentuato con l’escalation di tensioni geopolitiche e il varo di programmi di spesa pubblica per la difesa. Molti portafogli di fondi europei, soprattutto quelli che adottano criteri Esg, hanno sottopesato il settore negli anni passati, con conseguente impatto sulle performance complessive.
Opportunità di investimento in Europa
Nonostante le sfide, vale ancora la pena guardare ai mercati europei. Secondo Michael Field, chief equity strategist di Morningstar, “l’Europa rimane una delle regioni più interessanti in termini di opportunità. Con un quadro macroeconomico in miglioramento, l’equazione rischio/rendimento appare favorevole – dice Field -L’Europa offre una proposta di valore interessante che è difficile trovare altrove. Settori come quello dei beni di consumo e del farmaceutico hanno attualmente prezzi interessanti e prevediamo che supereranno le recenti difficoltà, offrendo un potenziale vantaggio nella prima metà del 2026”.

