Nel momento in cui Anthropic si quoterà, in autunno, forse già a ottobre, potrebbe scalzare SpaceX e debuttare in Borsa con una valutazione record di 2mila miliardi di dollari. Un risultato, quello previsto da vari investitori raggiunti dal Financial Times, che andrebbe più che a raddoppiare la valutazione dello scorso maggio, quando lo sviluppatore del chatbot Claude era stato valutato 965 miliardi di dollari. L’AI è in piena espansione: cosa può andare storto per gli investitori che metteranno una fetta dei risparmi sui colossi dell’intelligenza artificiale?
La guerra dei prezzi arriva prima delle IPO
La quotazione di Anthropic e di OpenAI potrebbe arrivare con un tempismo particolarmente favorevole per le aziende pioniere dell’intelligenza artificiale made in Usa: infatti, soltanto di recente si è iniziato a parlare con maggiore insistenza del costo dei modelli e dell’effetto a lungo termine della concorrenza. Una ricchezza di alternative che potrebbe spingere gli utenti verso soluzioni più economiche. È una minaccia che le due aziende hanno già iniziato a riconoscere, anche se non in via ufficiale, rispondendo con decisi sconti sui modelli di base. GPT-5.6 Luna, ad esempio, è stato recentemente scontato dell’80%. Claude nel frattempo ha chiaramente differenziato i costi di accesso di Opus e di Fable 5, il modello più potente e due volte più caro, e rinviato un rincaro di Sonnet previsto a settembre. Secondo i numeri di Silicon Data citati dal Ft, il costo sostenuto dai consumatori sui modelli AI americani si è ridotto di quasi il 25% da metà luglio.
L’inizio dei saldi invita nuove riflessioni, in vista delle IPO di Anthropic e OpenAI, data la forza narrativa di poter diventare azionisti della tecnologia più trasformativa dai tempi di Internet. Se la concorrenza e l’evoluzione dei modelli low cost offriranno alle aziende strumenti “good enough”, capaci cioè di svolgere a costi inferiori il lavoro di cui necessitano, le proiezioni sui ricavi futuri dei pionieri del settore potrebbero rivelarsi troppo ottimiste? E anche qualora i ricavi continuassero a crescere a ritmi formidabili, una maggiore concorrenza potrebbe comprimere margini e multipli di valutazione, rendendo meno straordinario l’investimento rispetto alla tecnologia sottostante.
Al momento gli investitori di Anthropic non sembrano vedere il problema: se la società “cresce dell’800% all’anno, si potrebbe pensare che come minimo le azioni verrebbero scambiate a 30 volte i ricavi. Questo ne farebbe una società da 3mila miliardi di capitalizzazione”, ha riferito una fonte al Ft.
Per battere i leader non serve costruire il modello migliore
Parafrasando il vecchio detto britannico, l’AI è complessa, ma non è la “scienza dei missili”, per fare un confronto diretto con l’altra grande IPO messa in campo quest’estate, quella di SpaceX. Costruire modelli di frontiera richiede enormi quantità di capitale, potenza computazionale e talento, ma per erodere il pricing power dei leader non è necessariamente indispensabile replicarne integralmente le capacità. Può bastare offrire, per una quota crescente dei compiti richiesti da aziende e consumatori, un modello sufficientemente buono a un costo sensibilmente inferiore. Nei razzi, invece, le barriere tecnologiche, infrastrutturali ed economiche rendono più difficile mettere rapidamente in campo un’alternativa comparabile.
Un esempio è diventato celebre: la cinese DeepSeek, uno dei primi modelli cinesi ad aver guadagnato un’attenzione globale, avrebbe utilizzato proprio ChatGPT per addestrare il suo chatbot risparmiando drasticamente sui costi. O almeno, OpenAI ha dichiarato di averne le prove.
Le imprese hanno già iniziato a fare ragionamenti sui costi/benefici dell’accesso ai modelli più potenti o, comunque, passando da sottoscrizioni fisse a pagamenti a consumo determinati dalla potenza computazionale effettivamente utilizzata. Le sperimentazioni di alcune grandi imprese avrebbero coinvolto anche competitor cinesi meno costosi, per cercare il bilanciamento fra costi e benefici.
Il pavimento dell’AI continua a salire
In chiave futura uno dei limiti potenziali è determinato da quanto valore aggiunto potrà giustificare il costo dei modelli più potenti. Oggi le capacità di intelligenza stimate di un modello base possono paragonarsi e superare quello che, due anni fa, sarebbe stato un modello di punta. In futuro, insomma, il pavimento dell’AI potrebbe essere talmente innalzato e ricco di concorrenti, da risultare buono per tanti e redditizio per pochi.

