Nel 2025 la difesa ha battuto il mercato con ampio margine e il 2026 è partito con nuovi catalizzatori in grado di rilanciare gli acquisti degli investitori sulle azioni collegate alla spesa militare. Da inizio anno al 10 marzo, in appena sei sedute, l’indice Stoxx Targeted Defence, che riassume l’andamento delle azioni della difesa in Europa, ha guadagnato oltre il 14% (con un +62% negli ultimi 12 mesi, a fronte di un +10,4% dell’indice Stoxx 600). Anche negli Stati Uniti la difesa sta surclassando la media del mercato, con l’S&P Aerospace & Defense Select Industry Index in rialzo del 17% da inizio anno al 10 marzo contro il -0,7% dell’S&P 500.
Se nel mese di novembre l’intensificarsi dei contatti in vista del cessate il fuoco in Ucraina aveva rallentato la corsa della difesa, da dicembre l’orientamento è tornato favorevole. E con il più recente avvio delle ostilità in Iran da parte di Usa e Israele l’attenzione sul settore è tornata molto forte – risultando uno dei più resistenti alle ondate di vendite sui mercati azionari.
La strategia europea per la difesa traina gli investimenti sul settore
Da un lato, agli investimenti europei già annunciati con il piano ReArm Europe si è aggiunta la volontà di incrementare la spesa militare anche negli Usa: Donald Trump ha annunciato l’intenzione di approvare un budget Difesa da 1.500 miliardi di dollari nel 2027, in aumento di 500 miliardi rispetto al budget del Pentagono di quest’anno. Un incremento che dovrebbe passare dal Congresso e che, nei piani di Trump, dovrebbe finanziarsi con i proventi aggiuntivi derivanti dai dazi commerciali. Il budget Difesa ha già raggiunto 1.000 miliardi di dollari nel 2026, grazie a 150 miliardi aggiuntivi approvati dal Congresso tramite una legge di riconciliazione, con spesa spalmata su più anni. La spesa militare strutturale, secondo le stime di alcuni repubblicani, potrebbe arrivare al 4–5% del Pil americano, contro l’attuale 3,5%, ha riportato Politico.
Ad incrementare ulteriormente l’ipotesi di un rinnovato impulso al settore difesa sono state, più di recente, le mire degli Stati Uniti sul territorio autonomo della Groenlandia, parte del Regno di Danimarca. Il premier britannico Keir Starmer ha annunciato di valutare il dispiegamento di truppe in Groenlandia per rispondere alle preoccupazioni di sicurezza espresse dal presidente Usa Donald Trump. Questo dovrebbe rendere meno urgente un possibile intervento militare americano nell’area, che secondo Trump non sarebbe presidiata a sufficienza dalla difesa danese.
Si iniziano così a tracciare scenari un tempo impensabili: “I rischi per i Paesi europei di un divorzio dagli Stati Uniti sarebbero chiaramente molto elevati”, scrive sul Ft il commentatore geopolitico Gideon Rachman. “Sarebbe necessario muoversi rapidamente per istituire un nuovo patto di sicurezza che sostituisca la Nato… L’Unione europea e il Regno Unito, considerati insieme, dispongono di ricchezza e popolazione sufficienti a dissuadere la Russia. Tuttavia, ciò comporterebbe costi molto elevati e potrebbe richiedere scelte dolorose, come l’introduzione del servizio militare obbligatorio”.
Piaccia o meno, questo genere di timori sono musica per le orecchie delle imprese attive nel settore difesa in Europa, che potranno contare su una sommatoria di fattori favorevoli in grado di incrementare il proprio giro d’affari per molti anni a venire.
Difesa, una scommessa strutturale o tattica?
L’interesse degli investitori per le azioni del comparto difesa non appare una moda passeggera.
A sostenere questa tendenza di fondo è innanzitutto la crescita strutturale della spesa militare. Secondo il rapporto Trends in World Military Expenditure 2024 dello Stockholm International Peace Research Institute (Sipri), la spesa globale per la difesa ha raggiunto 2.720 miliardi di dollari, in aumento del 9,4% su base annua: il balzo più ampio dalla fine della Guerra Fredda.
Mentre le scelte dei governi si orientavano su orizzonti di lungo periodo, anche l’offerta finanziaria si è adattata. Secondo Scope Ratings, al 3 settembre 2025 i fondi tematici focalizzati sulla difesa gestivano 13,3 miliardi di euro, con 20 prodotti disponibili sul mercato — una platea cresciuta rapidamente negli ultimi tre anni.
Germania, Europa e il nodo della spesa strutturale
In Europa, la Germania resta uno degli snodi chiave. Lo scorso maggio, il ministro degli Esteri Johann Wadephul ha indicato come obiettivo una spesa militare pari al 5% del Pil, in linea con le richieste avanzate dal presidente Trump. Attualmente Berlino si colloca poco sopra il 2%: ogni punto percentuale aggiuntivo equivale a circa 45 miliardi di euro di nuova spesa.
Per il cancelliere Friedrich Merz è “giusto” che la Bundeswehr ambisca a diventare la principale forza militare convenzionale del continente, coerentemente con il peso economico e demografico tedesco. Anche se all’interno della coalizione di governo permangono posizioni più caute, questi obiettivi programmatici hanno contribuito a rafforzare il rally del settore, traducendosi in potenziali commesse pluriennali per l’industria europea della difesa.
Il piano ReArm Europe e il sostegno istituzionale
Sul fronte comunitario, la presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen ha preannunciato il piano ReArm Europe, un’iniziativa potenzialmente in grado di mobilitare fino a 800 miliardi di euro per rafforzare la sicurezza del continente. Un segnale politico che ha contribuito a dissipare i timori di un raffreddamento ciclico dell’interesse per il settore.
Secondo Morningstar DBRS, “l’aumento della spesa per la difesa è ora una priorità assoluta per i governi europei” e, nonostante i vincoli di capacità produttiva ereditati da decenni di sottoinvestimenti, le aziende del continente sono ben posizionate per beneficiare delle forniture locali. In questo contesto, lo strumento Security Action for Europe (Safe) — che prevede 150 miliardi di euro di prestiti per acquisti comuni — rappresenta un ulteriore supporto strutturale.
Leonardo e Rheinmetall al centro dei flussi
Sempre secondo Morningstar DBRS, Leonardo potrebbe intercettare tra il 30% e il 50% degli appalti pubblici aggiuntivi per la difesa in Italia, mentre Rheinmetall potrebbe aggiudicarsi tra il 30% e il 45% dei nuovi investimenti in Germania. Non sorprende, quindi, che questi due gruppi figurino stabilmente tra i titoli con il maggior peso nei portafogli dei fondi ed ETF tematici sulla difesa, come emerge dalle mappature di Scope.
Cosa raccontano le performance di Borsa
La nuova tabella aggiornata a gennaio 2026 fotografa con chiarezza questa dinamica. Sul fronte europeo, Saab e Rheinmetall guidano il settore con rialzi vicini o superiori al +200% su base annua, seguite da Leonardo e Rolls-Royce, entrambe oltre il +110%. Più contenute — ma comunque largamente superiori al mercato — le performance di BAE Systems, Thales, Safran e Airbus, che riflettono una maggiore esposizione a segmenti civili e a cicli industriali più ampi.
Negli Stati Uniti spicca il caso di Babcock International, che mostra una crescita esplosiva su dodici mesi, mentre Hensoldt, GE Aerospace e RTX evidenziano un andamento più graduale, ma coerente con il profilo di grandi contractor già maturi. Nel complesso, la dispersione delle performance segnala come il mercato stia premiando in modo selettivo le aziende più esposte ai programmi di riarmo europeo e ai segmenti a maggiore intensità tecnologica.
L’antefatto: il piano di incentivi al riarmo europeo
La presidente della Commissione, Ursula von der Leyen, ha preannunciato il piano ReArm Europe, un’iniziativa che potrebbe mobilitare fino a 800 miliardi di euro per rafforzare la sicurezza del continente. “Questo è un momento cruciale per l’Europa. E siamo pronti a fare un passo avanti”, ha dichiarato.
Alcune azioni della difesa europea da monitorare
Di seguito, alcune informazioni su alcune delle aziende che, alla luce delle analisi di Scope Ratings, risultano più presenti nei fondi tematici dedicati alla difesa militare – con particolare focus sull’Europa.
Airbus Defence & Space (Francia/Germania)
Airbus è leader nell’aerospazio e difesa, con un focus su velivoli da trasporto militare, satelliti e sistemi di sorveglianza. La divisione Military Aircraft è responsabile dell’A400M, del caccia Eurofighter (prodotto con BAE e Leonardo) e del drone Eurodrone. Airbus è un attore chiave nella difesa spaziale, con satelliti per telecomunicazioni e sorveglianza. Ha una partecipazione in MBDA, il principale produttore europeo di missili.
Rolls-Royce Defence (Regno Unito)
La divisione Defence di Rolls-Royce è specializzata nella propulsione per aerei da combattimento e navi militari. Produce il motore Eurojet EJ200 per l’Eurofighter e sistemi per velivoli da trasporto strategico come il Trent 700. È anche leader nella propulsione nucleare per sottomarini, fornendo i reattori per la Royal Navy. Il segmento Power Systems sviluppa generatori per basi militari e soluzioni di energia avanzate.
BAE Systems (Regno Unito)
BAE Systems è uno dei maggiori fornitori di sistemi di difesa globale, con un portafoglio che include aviazione militare, sistemi navali e veicoli corazzati. Il segmento Air sviluppa il caccia Eurofighter e il futuro programma Tempest. La divisione Maritime costruisce sottomarini nucleari e navi da guerra per la Royal Navy. Land Systems è responsabile di mezzi corazzati come il Challenger 3 e l’M109 Howitzer. BAE ha una forte presenza nella cyber warfare e nell’intelligenza artificiale per la difesa.
Rheinmetall (Germania)
Rheinmetall è il principale produttore europeo di veicoli corazzati, artiglieria e munizioni, ed è stata la best performer del comparto nel 2025 (+85% da inizio anno al 4 marzo).
L’ordine per le munizioni da 35mm HEI-T destinate al carro Gepard, commissionato dall’Ucraina nel dicembre 2024, è una chiara dimostrazione del ruolo di quest’azienda nella difesa del Paese. A questi dati si aggiungono i 55 carri Gepard forniti dalla Germania, che si sono rivelati essenziali nella difesa contraerea ucraina. Rheinmetall è anche il fornitore del sistema Skynex, una delle piattaforme di difesa aerea più avanzate in Europa. “Rheinmetall è il principale produttore mondiale di sistemi di difesa aerea basati su cannoni ed è l’unico fornitore di un’intera gamma di sistemi di controllo del fuoco, lanciamissili guidati protetti e integrati“.
Thales (Francia) – €45 miliardi
Thales è specializzata in elettronica militare e sistemi di difesa avanzati. Fornisce radar e sensoristica per aerei e navi, inclusi i radar AESA per il Rafale e le fregate francesi. La divisione Cybersecurity & Space offre soluzioni per la difesa cibernetica e satelliti militari. È anche attore chiave nei sistemi missilistici, grazie alla sua partecipazione in MBDA.
Leonardo (Italia)
Leonardo è un attore centrale nei settori aerospaziale, elettronico e difesa terrestre/navale. Il segmento Elettronica per la Difesa è il principale per ricavi, con radar, avionica e guerra elettronica. Le principali divisioni di Leonardo sono: elicotteri (29% dei ricavi), elettronica per la difesa (43%) e aeromobili (16%). Inoltre, detiene il 36% del programma Eurofighter, il più avanzato progetto aeronautico europeo.
Il 2024 è stato un anno di forte crescita per Leonardo, come dimostra l’aumento dei nuovi ordini nei suoi segmenti principali:
- Elettronica per la Difesa: +11,8% (€6,58 miliardi)
- Elicotteri: +6,4% (€5,87 miliardi)
- Spazio: +25,4% (€957 milioni)
- Cybersecurity: +20,4% (€833 milioni)
- Velivoli (inclusi Eurofighter): +20,8% (€2,89 miliardi)
Secondo Morningstar Dbrs, “Leonardo mostra solidi parametri creditizi, compatibili con un rating investment grade, e ha annunciato l’impegno a ridurre il debito del 50% entro il 2026. Nonostante la diversificazione, i margini EBIT sono inferiori a quelli di concorrenti come la britannica BAE Systems, e secondo PitchBook, la redditività dovrebbe restare stabile nei prossimi anni, dato l’investimento in capacità produttiva”.
Saab AB (Svezia)
Saab è noto per il caccia Gripen, che potrebbe in futuro essere inviato in Ucraina dal governo svedese. Il segmento Surveillance fornisce radar avanzati come il Giraffe e sistemi di comando e controllo. La divisione Dynamics sviluppa missili RBS 70, armi anticarro e siluri. Saab è un attore chiave nella difesa navale con il programma di sottomarini A26, oltre a essere attiva nella guerra elettronica.

