Dal 12 al 14 maggio 2025 a Milano si è svolta la decima edizione di “Art for Tomorrow”, il forum globale che ogni anno ribadisce il potere dell’arte, dell’architettura e del design nel leggere e ripensare i grandi quesiti del presente. In questi giorni la Triennale é dunque diventata il cuore pulsante di un dibattito transnazionale sul ruolo delle arti nella costruzione di un mondo più equo, consapevole e umano.
Il tema scelto “Overcoming, Together”, è stato un invito a superare le crisi: dalle guerre al cambiamento climatico, dalla disuguaglianza alla frammentazione sociale, facendo leva proprio sull’immaginazione collettiva e sul dialogo tra linguaggi artistici e cultura civile. E non è un caso che l’evento, promosso dalla Democracy & Culture Foundation e moderato da giornalisti del New York Times, si sia intrecciato con l’inaugurazione della 24ª Esposizione Internazionale intitolata “Inequalities”: un doppio binario narrativo che ha indagato i meccanismi delle ingiustizie e le possibilità dell’arte come strumento di azione sociale.
Art for Tomorrow: le origini
Nata nel 2015 da un’idea di Achilles Tsaltas, allora Vicepresidente delle Conferenze Internazionali del New York Times, il summit è stato da subito configurato come una piattaforma di dialogo tra arte e società. Dopo le prime edizioni a Doha, in Qatar, l’evento si è evoluto sotto la guida della Democracy & Culture Foundation, fondata dallo stesso Tsaltas nel 2019, mantenendo stretti legami con il New York Times e i suoi giornalisti senior che contribuiscono alla curatela e alla moderazione delle sessioni.

L’edizione milanese di Art for Tomorrow
Molto interessanti sono stati gli ospiti che hanno animato la tre giorni meneghina caratterizzati da linguaggi diversi e provenienze geografiche lontane, a testimonianza dell’anima internazionale degli incontri. Tra gli altri: Jeff Koons, icona dell’arte contemporanea globale; Shirin Neshat, artista che ha fatto del corpo femminile un campo di resistenza; Theaster Gates, scultore e attivista, noto per le sue pratiche sociali comunitarie; l’architetto Norman Foster, voce visionaria del costruire sostenibile; Jiyoon Lee, curatrice coreana esperta di geopolitiche culturali.
Ma una delle presenze più significative è arrivata dal Golfo: H.E. Sheikha Al Mayassa bint Hamad bin Khalifa Al Thani, presidente del Qatar Museums, da anni tra le principali sostenitrici di progetti culturali a livello internazionale. La sua partecipazione non è stata solo simbolica: il Qatar, infatti, ha puntato sulla cultura come leva diplomatica e sociale, investendo in musei, iniziative educative e collaborazioni intercontinentali. E proprio questo “respiro” globale, emerso con forza nella struttura di Art for Tomorrow, ha reso visibile una molteplicità di prospettive troppo spesso assenti nei circuiti occidentali.
Il programma si è snodato lungo tre giornate fitte di incontri, tavole rotonde, dialoghi e performance. Il primo giorno si è aperto con riflettendo sul ruolo della cultura nei contesti di conflitto e nelle comunità colpite dalla violenza: si è parlato di Siria, Sudan, Ucraina, ma anche di come l’arte possa essere uno strumento di elaborazione collettiva del trauma. Il secondo giorno il dibattito si è spostato sull’intelligenza artificiale, la tecnologia e la biodiversità non come settori astratti, ma come ambiti in cui l’intervento artistico può cambiare la percezione pubblica, influenzare politiche e generare nuovi immaginari. Il terzo giorno si è parlato di collaborazione tra istituzioni pubbliche, artisti e comunità: un lavoro di relazioni che mira a costruire alleanze transnazionali per affrontare insieme le disuguaglianze globali.
La lectio magistralis di Jeff Koons
Tra i momenti aperti al pubblico é risultata molto interessante la lectio magistralis di Jeff Koons al Teatro Lirico: un’occasione unica per ascoltare l’artista americano riflettere sul rapporto tra arte e contemporaneità, tra iconografia pop e spirito collettivo. Intorno al summit, infine, una serie di appuntamenti diffusi ha accompagnato i partecipanti alla scoperta della scena artistica milanese: studio visit, mostre, laboratori, installazioni. Un modo eccellente per ribadire che Milano non ha solo ospito gli incontri, ma è stata anche parte attiva del dialogo.

Il premio
Uno dei momenti più significativi di questa edizione è stata l’assegnazione del “Creativity for Social Change Award”, lanciato congiuntamente dalla Democracy & Culture Foundation e dalla Moleskine Foundation per celebrare artisti emergenti e changemaker. Dopo aver ricevuto oltre 160 candidature da tutto il mondo, il riconoscimento, accompagnato da un premio in denaro di 10.000 €, è stato conferito all’artista angolano Kiluanji Kia Henda. Nato a Luanda, Kia Henda è noto per una pratica multimediale che intreccia arte, politica, guerra, colonialismo e speranza.
Le sue opere affrontano la complessa storia dell’Angola e, allo stesso tempo, toccano temi universali come la marginalizzazione, l’identità, lo sradicamento dei migranti e le cicatrici dell’eredità coloniale. Kiluanji Kia Henda è anche il fondatore di “Fuck-in’ Globo”, piattaforma indipendente che per quasi un decennio ha animato le stanze dell’ex Hotel Globo a Luanda, diventando un punto di riferimento creativi emergenti e affermati. Inoltre, ha co-fondato KinoYetu, un’associazione che promuove la formazione nel campo del cinema e delle arti visive.
In dieci anni, Art for Tomorrow ha costruito una rete globale che parla linguaggi diversi ma condivide un’urgenza: mettere la cultura al centro dei processi di trasformazione. E la decima edizione ne è forse stata la sintesi più potente. Perché l’arte, quando si fa collettiva, diventa davvero uno strumento per immaginare un domani che non sia solo sopravvivenza, ma possibilità.

