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Art flipping: quando l’arte è investimento speculativo

Art flipping: quando l’arte è investimento speculativo

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Andrea Concas
Andrea Concas

22 Febbraio 2020
Tempo di lettura: 3 min
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Ecco un gioco che non piace agli artisti e ai galleristi: l’art flipping. Un fenomeno che rischia di distorcere il mercato dell’arte. Ma ora viene in soccorso del sistema dell’arte una lista nera

Seppure apparentemente il nome possa richiamare alla mente uno dei giochi più romantici del passato, con un immediato pensiero ad una pallina che schizza velocemente in alto per poi riscendere altrettanto rapidamente, nel mondo dell’arte l’art flipping è uno degli incubi peggiori per galleristi, artisti e collezionisti.

Il fenomeno del flipping è molto diffuso tra ristretti gruppi di collezionisti, o pseudo tali, che acquistano opere di artisti, spesso emergenti, al minor prezzo possibile con
lo scopo di venderle nel minor tempo possibile al prezzo più alto possibile.

In questo modo vengono sovvertite interamente quelle regole e dinamiche non scritte del mercato dell’arte, creando notevoli danni all’artista, al gallerista e al collezionista appassionato, in quanto l’aumento vertiginoso del valore dell’opera e di conseguenza delle quotazioni dell’artista, non supportato da validazioni istituzionali quali mostre, musei, passaggi in asta e pubblicazioni, rischia di franare in una pericolosa ed irrefrenabile discesa e “bolla speculativa” dal quale diventa complesso risalire.

Lo spregiudicato flipper acquista le opere, spesso in grande quantità per ottenere un prezzo migliore, si impegna per la promozione dell’artista grazie ai suoi contatti, utilizzando social network e occasioni pubbliche per mostrare a collezionisti neofiti oppure occasionali l’opportunità di “investimento”, facendo leva sull’urgenza, opportunità e scarsità delle opere disponibili, al fine di concludere la vendita in cui soltanto lui sarà il maggiore beneficiario.

L’art flipping diventa quindi un fenomeno diffuso che mette a rischio l’intero mercato dell’arte, tanto da essere temuto e combattuto da artisti e galleristi, fino al punto che questi ultimi arrivano a creare e condividere tra operatori vere e proprie black list di art flipper.

Gli stessi artisti, compresi quelli più quotati e affermati, odiano letteralmente questo modus operandi, tanto che anche il più famoso street artist al mondo, Banksy, in occasione dell’apertura della sua ultima galleria online “The Gross Domestic Product” ha deciso di rilasciare i certificati di autenticità dopo ben due anni dall’acquisto, per evitare che le opere vengano immesse nel mercato addirittura ancor prima di averle ricevute.

Insieme a lui anche Shepard Fairey, noto a tutti come “OBEY” e autore dell’iconico ritratto/poster in mezzetinte dell’allora candidato presidente degli Stati Uniti Barack Obama, ha imposto controlli e bloccato l’acquisto delle sue limited editions, che, realizzate in oltre 400 copie, terminano online in pochi minuti per ritrovarsi pochi istanti dopo su eBay a quattro volte il prezzo d’acquisto.

Possiamo quindi serenamente affermare che questo gioco, a noi del mondo dell’arte, non ci piace proprio!

Andrea Concas
Andrea Concas
"Fondatore e CEO della startup dell’arte Art Backers e di Art Rights, piattaforma per la gestione e certificazione delle opere d’arte e di ArtCollateral, primo escrow agent per l’Art Lending. Autore di libri, docente e speaker, ogni giorno parla e scrive di Arte & Innovazione come divulgatore e tramite ProfessioneARTE, la prima community online per i professionisti del mondo dell’arte".
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