PREVIOUS ARTICLE NEXT ARTICLE

Il venture capital dopo il coronavirus sarà il primo a ripartire

Il venture capital dopo il coronavirus sarà il primo a ripartire

Salva
Salva
Condividi
Livia Caivano
Livia Caivano

27 Marzo 2020
Tempo di lettura: 3 min
Tempo di lettura: 3 min
Salva
  • “Chi ha investito nel retail si trova chiaramente in difficoltà, dato il blocco totale del commercio. Chi lavora invece nell’e-commerce ha avuto in queste settimane una grande crescita, così come tutto il comparto della logistica”

  • “Possiamo stimare che il 30% delle startup avrà bisogno dell’intervento di ricapitalizzazione per non fallire. È molto probabile che ci sarà un abbassamento delle valutazioni – forse assisteremo anche a dei down-round (round di finanziamento a valori inferiore al precedente aumento di capitali), che in Italia non si sono quasi mai visti”

Il mondo dei private market ha subito una dura battuta d’arresto nell’ultimo mese a causa dell’emergenza covid-19. Alcuni settori però se la stanno cavando meglio di altri. Giancarlo Rocchietti, presidente del Club degli Investitori, ci spiega quali

Cosa sta succedendo e cosa accadrà alle startup italiane?

“In questo momento gli effetti della pandemia si fanno sentire e temo che arriveremo a un fermo quasi totale delle attività di investimento da parte di fondi di venture capital, almeno per qualche mese. I motivi sono sostanzialmente due:

  1. dal lato degli imprenditori, è difficile oggi sostenere i valori di pre-money che venivano presentati fino a poche settimane fa – tutte le assunzioni di base sono saltate. Per le aziende che hanno a disposizione della cassa, in questo momento non è conveniente cercare investimenti sul mercato in questo contesto economico, sarebbero costretti a “svendere” con aumenti di capitale inferiori al valore reale dell’azienda;
  2. dal lato investitori, il contesto in teoria rende interessante investire sul mercato, ma ciascuno deve anche considerare il portafoglio delle aziende su cui ha investito – per questo per molti di noi del Club degli Investitori, in questi giorni l’interazione con le partecipate è diventata quotidiana. La durata della crisi è incerta, non solo a livello italiano, così come lo sarà la ripresa dei consumi: tutti gli investitori sono impegnati a sostenere le aziende più promettenti del proprio portafoglio. Anche dal lato investitori, quindi, il mercato è sostanzialmente rallentato.

Così come sono crollate le borse, anche il mondo di venture capital e private equity ha subito una battuta d’arresto. La ripartenza sarà lenta, ci sarà meno finanza da investire sulle nuove iniziative. Forse – ma ci vorranno almeno 12 mesi – sarà però proprio il mercato degli investimenti di venture capital il primo a ripartire, perché è più abituato ad assumersi dei rischi e perché cerca di cogliere le opportunità più interessanti nelle fasi di accelerazione.

L’opportunità di ripartire, soprattutto in Italia, potrebbe venire dai patrimoni privati, ma in questo momento (e non solo) per smuoverli occorrono degli incentivi. Nel Regno Unito è già stata presentata una proposta per raddoppiare gli incentivi in startup fino a fine 2020; in Francia il Governo intende allocare 4 miliardi di euro per sostenere le startup. Al momento, nel Decreto Cura Italia invece non ho visto incentivi specifici per queste imprese, anche se molti imprenditori – anche del nostro portafoglio – stanno facendo ricorso alle misure per le Pmi previste dal Decreto”.

Quali sono i settori maggiormente in difficoltà?

“Al di là di un ragionamento verticale per settori – turismo e commercio (esclusa la grande distribuzione organizzata) sono ovviamente in grave difficoltà – dobbiamo fare un ragionamento più orizzontale, azienda per azienda.

Chi ha investito nel retail si trova chiaramente in difficoltà, dato il blocco totale del commercio. Chi lavora invece nell’e-commerce ha avuto in queste settimane una grande crescita, così come tutto il comparto della logistica. Ad esempio, fra le startup del nostro portafoglio, Supermercato24 – a metà strada fra logistica ed e-commerce – ha avuto un’impennata degli ordini del 200% e le visite al sito sono cresciute di 10 volte. Una sfida che operativamente non è banale e con la quale gli imprenditori più capaci si stanno muovendo per superare le sfide operative e manageriali. Per citarne un’altra, anche Sfera Agricola – la più grande serra idroponica e hi-tech d’Italia – continua la propria produzione anche in questa fase proprio grazie al fatto di essere altamente tecnologica. Nel settore Life Science, dipende dalla fase di sviluppo: Genenta, che studia una terapia genica basata sull’ingegnerizzazione delle cellule staminali ematiche, prosegue le sperimentazione sui pazienti senza subire particolari ritardi – purtroppo le malattie non sono magicamente sparite per effetto della pandemia. Le società che si trovano in fase pre-clinica invece hanno più difficoltà, perché molti laboratori sono chiusi oppure hanno riorganizzato le attività per le ricerche sul covid-19; queste dovranno rivedere i piani per ripartire fra qualche mese.

Ogni caso è diverso, ma certamente chi è meglio capitalizzato ha certamente il fiato più lungo – anche se non può durare per sempre; soffre meno chi è ancora in fase di sviluppo e di pre-lancio, chi ha avuto la fortuna di chiudere un round recentemente e chi ha una piccola struttura. Chi è invece già sul mercato, cominciava a vendere e non fa parte di quei segmenti di forte crescita, certamente ha subito dei rallentamenti significativi ed è probabile che avrà bisogno di chiedere risorse ai propri soci”.

Quale futuro per le startup?

“Non c’è una regola generale, ma possiamo stimare che il 30% delle startup avrà bisogno dell’intervento di ricapitalizzazione per non fallire. È molto probabile che ci sia un abbassamento delle valutazioni – forse assisteremo anche a dei down-round (round di finanziamento a valori inferiore al precedente aumento di capitali), che qui in Italia non si sono quasi mai visti. Allo stesso tempo, lo dicono in tanti, l’emergenza ha accelerato alcuni processi già in corso e passata la crisi potrà aumentare l’adozione o la sedimentazione di nuovi “comportamenti digitali” che saranno un volano per alcuni settori. Forse cambierà anche l’approccio alle questioni legate alla sostenibilità sociale e all’ambiente, che prima dello scoppiare della pandemia erano uno dei temi principali – penso ad esempio all’economica circolare. Probabilmente cambierà la prospettiva con cui si lanciano nuove imprese, almeno per un certo periodo la salute, la digitalizzazione, il retail – solo per fare degli esempi – saranno temi sulla bocca di tutti. Credo che questo shock ci mostri che, pur avendo l’ambizione di andare su Marte, ci sono ancora tante cose da sistemare sul nostro pianeta.

Penso che vedremo una crescita dello sviluppo di nuove tecnologie orientate a risolvere i grandi problemi del nostro tempo. E sicuramente avremo un forte spostamento sugli investimenti di iniziative sulla sostenibilità. Quando? Molto dipenderà anche da quanto durerà la recessione. Già si guarda al 2021 e quest’anno sarà in qualche modo un anno di pausa, in cui gli investimenti saranno finalizzati ad arrivare a fine 2020”.

Cosa dobbiamo auspicare per il dopo-virus?

“Superata l’emergenza, sono convinto che tecnologia, ricerca e imprenditorialità saranno elementi cruciali per superare la crisi. Chissà come vivremmo questa situazione se non disponessimo delle persone, delle competenze e delle tecnologie che salvano molte vite? E come sarebbe se non esistessero le tante innovazioni tecnologiche che tanti di noi hanno adottato rapidamente nella vita di tutti giorni?

Per il rilancio, auspichiamo che il governo consideri una priorità investire sull’innovazione. È un elemento fondamentale per garantire la competitività della nostra economia e altri attorno a noi si stanno già muovendo. C’è la necessità di smuovere gli ingenti capitali privati – che sappiamo non ci mancano come Paese – e gli incentivi possono dare la spinta giusta a molti che sono quasi pronti a farlo. Confidiamo in questa spinta per la modernizzazione della nostra società e della nostra economia”.

Livia Caivano
Livia Caivano
Condividi l'articolo
LEGGI ALTRI ARTICOLI SU: Venture & Private Equity coronavirus