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Oro sempre più brillante: continua il rally, ma... Il commento di Dws

02 Luglio 2019 · Teresa Scarale · 2 min

  • Un importante fattore che ha contribuito al rally è la sincronizzazione con il tasso di interesse reale Usa

  • Il rendimento dei titoli di stato americani a 5 anni indicizzati all’inflazione nell’ultimo anno è sceso dall’1,15% allo 0,17%. Perciò, il costo opportunità di possedere oro è diminuito significativamente

  • A inizio luglio 2009, un’oncia troy valeva 927 dollari e lo S&P 500 era a 923 punti. Da allora, le azioni americane sono salite del 220%, fino a raggiungere quasi 3000 punti. L’oro, invece, è aumentato solo del 50%

  • Assumendo la volatilità come misura dell’incertezza, le due asset class nel lungo periodo non si differenziano molto l’una dall’altra

L’oro pare sempre più brillante e continua il rally dei prezzi. Ma non tutto luccica, e Dws, nel suo commento settimanale, dice perché

Per la prima volta in sei anni, l’oro ha superato i 1.400 dollari. Da un confronto con l’andamento dello S&P 500 negli ultimi 10 anni, però, secondo DWS, “è solo una piccola consolazione“.

Oro continua il rally

Per la prima volta da settembre 2013 l’oncia troy ha rotto la soglia dei 1.400 dollari. Si tratta di un traguardo importante per gli investitori, nonostante le banche centrali siano state dal 2010 grandi acquirenti di oro, nonostante la politica sia diventata molto più imprevedibile. e, infine, malgrado gli autoproclamatisi “beni rifugio” Bitcoin, proprio quest’anno siano saliti di oltre il 200%.

I numeri

Gli investitori in oro possono gioire per l’aumento del prezzo di circa il 10% in un anno. Un importante fattore che ha contribuito al rally è la sincronizzazione con il tasso di interesse reale Usa. Il rendimento dei titoli di stato americani a 5 anni indicizzati all’inflazione nell’ultimo anno è sceso dall’1,15% allo 0,17%. Perciò, il costo opportunità di possedere oro è diminuito significativamente.  E la Bce e la Fed con i loro recenti annunci hanno contribuito a rassicurare gli investitori in tal senso.

I dubbi

DWS crede che “lower-for-longer” potrebbe essere una descrizione della performance a lungo termine dell’oro. Il metallo giallo non sembra così brillante se si considera che, rispetto al picco del 2011, è ancora sotto di oltre un quarto. E per di più, esattamente dieci anni fa l’oro e le azioni americane si erano incontrate allo stesso livello.

A inizio luglio 2009, un’oncia troy valeva 927 dollari e lo S&P 500 era a 923 punti. Da allora, le azioni americane sono salite del 220%, fino a raggiungere quasi 3000 punti. L’oro, invece, è aumentato solo del 50%, raggiungendo attualmente poco più di 1.400 dollari. Non si può nemmeno dire che il minor guadagno sia stato compensato da una maggiore sicurezza, che è quello che i detentori d’oro di solito cercano (almeno, se si misura l’incertezza con la volatilità). Assumendo la volatilità come misura dell’incertezza, le due asset class nel lungo periodo non si differenziano molto l’una dall’altra. “Rendimenti più bassi con lo stesso rischio, chi li vorrebbe? Forse gli investitori che ascoltano le banche centrali citare i rischi recessione come ragione dell’ultima inversione di tendenza nei tassi di interesse”. E’ la chiosa dell’analisi.

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Courtesy Dws
Teresa Scarale
Teresa Scarale
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