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Raccolta record per il crowdinvesting

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Rita Annunziata
Rita Annunziata

18 Luglio 2019
Tempo di lettura: 3 min
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  • Alla data del 30 giugno 2018, l’equity crowdfunding ha superato la soglia degli 82 milioni di euro raccolti, mentre il lending ha ormai raggiunto la quota di 435 milioni

  • Le emittenti che hanno avuto successo nella raccolta sono imprese con team di due o tre persone e un’età media di 30-40 anni

  • Attesa la revisione del Regolamento Consob per l’equity crowdfunding. “Entro la terza settimana di settembre potrebbe essere approvato”, anticipa Toni Marcelli della segreteria tecnica di Consob

Il crowdinvesting raddoppia la raccolta, la fase 2.0 è ormai alle porte, ma l’Italia sconta ancora un ritardo rispetto al resto dei paesi europei. “Ci aspettavamo una crescita più esplosiva”, commenta Giancarlo Giudici in occasione della presentazione del quarto Report italiano sul Crowdinvesting

Record di raccolta per il crowdinvesting, la fase 2.0 è ormai alle porte, ma l’Italia sconta ancora un ritardo rispetto al resto dei paesi europei. In coerenza con le previsioni dello scorso anno, gli ultimi 12 mesi hanno avvalorato la crescita dell’industria, sia per l’equity crowdfunding che ha triplicato i valori, sia per il lending che ha più che raddoppiato i volumi. A confermarlo sono i dati del quarto Report italiano sul Crowdinvesting, realizzato dall’omonimo Osservatorio della School of Management del Politecnico di Milano.

Alla data del 30 giugno 2018, l’equity crowdfunding ha superato la soglia degli 82 milioni di euro raccolti, lasciato tuttavia indietro dal lending che ha ormai raggiunto la quota di 435 milioni. Numeri, però, che non entusiasmano ancora del tutto Giancarlo Giudici, direttore scientifico dell’Osservatorio crowdinvesting. “Il mercato è andato bene negli ultimi 12 mesi, ma non benissimo – commenta – Ci si aspettava una crescita più esplosiva”.

Ma quali sono le caratteristiche delle emittenti che hanno avuto successo nella raccolta? Il profilo tipico è quello di un’impresa con due o tre persone nel team, con un’età media di 30-40 anni e una scarsissima presenza femminile. Inoltre, non tutti i buoni propositi inseriti nei vari business plan sarebbero stati mantenuti. “Su 50 emittenti, solo cinque hanno mantenuto le promesse – spiega Giancarlo Giudici – Molte di queste imprese sono startup innovative. Il tasso di successo delle startup è molto basso, quindi non sono risultati che ci sorprendono”. Nell’equity crowdfunding, in particolare, si stanno facendo spazio tra le emittenti le piccole e medie imprese, ma le startup innovative dominano (72% di casi nell’ultimo anno), soprattutto in Lombardia, nel Lazio e in Emilia Romagna.

A crescere sono anche gli investimenti medi. Secondo il report, un quarto degli investimenti totali ha un importo molto basso, sotto i 500 euro, ma il 30% sono investimenti tra i mille e i cinquemila euro. Per quanto riguarda l’equity crowdfunding, fino ad oggi sono state organizzate 401 campagne da 369 diverse imprese e il tasso di successo ha superato i numeri del 2014: 75% nei primi sei mesi del 2019 contro il 71,7% di sei anni fa. Nel lending, invece, al 30 giugno 2019 risultavano attive sei piattaforme volte ai consumer (vale a dire al finanziamento di persone fisiche) e sette per le imprese (business), di cui tre specializzate nel real estate. A tal proposito, sono stati registrati buoni risultati anche per l’industria italiana del real estate crowdfunding, che oggi conta sei piattaforme attive per un totale di 15,6 milioni di euro raccolti nell’ultimo anno.

Se però il tasso di crescita relativo sembra dare all’Italia una speranza di rivalsa rispetto al resto d’Europa, il gap sui volumi abbandona il Belpaese nelle retrovie dell’Unione. I dati del 2019, infatti, ci pongono con un ritardo di tre anni rispetto alla Francia e alla Germania, e tra i sei e i sette anni rispetto alla Gran Bretagna. A peggiorare la situazione interviene il quadro regolamentare, che frenerebbe di fatto lo sviluppo degli operatori. “È molto frammentato e complesso – chiosa Sergio Zocchi, ceo di October Italia – oggi l’operatività delle piattaforme di crowdinvesting è regolata a livello nazionale, frenando lo sviluppo degli operatori. Dobbiamo andare verso l’uniformità delle regolamentazioni”. Sulla stessa linea d’onda anche Andrea Maffi, founder di Trusters, secondo il quale lo sviluppo delle piattaforme si scontrerebbe anche con la diffidenza degli investitori italiani. “In questi sette mesi di esperienza, abbiamo avuto modo di confrontarci con le titubanze e le diffidenze degli investitori – commenta Maffi – credo che gli investitori italiani siano pronti, ma le normative non ci aiutano. La chiarezza dal punto di vista legislativo è fondamentale: più siamo chiari e diretti, più la diffidenza si abbassa in maniera vertiginosa”. Sul tema interviene poi Giacomo Bertoldi, ceo di Walliance, secondo il quale il gap dimensionale tra il mercato italiano e quello europeo dovrebbe essere affrontato – infatti – dal punto di vista regolamentare, normativo e legislativo. Nello specifico, spiega Bertoldi, le piattaforme complessive di crowdfunding real estate hanno raccolto a livello mondiale più di 11,9 miliardi di euro, di cui 7,4 miliardi di dollari negli Stati Uniti e 1,85 miliardi in Europa. “In Italia siamo molto lontani non solo da punto di vista temporale ma anche per una questione di efficacia delle piattaforme di posizionarsi bene sul mercato”, continua Bertoldi.

Al centro del dibattito animato nell’aula magna del Politecnico di Milano da esponenti dell’equity e del lending crowdfunding, emerge poi la revisione del Regolamento Consob per l’equity crowdfunding. Al momento in consultazione, il regolamento lascia nell’aere il timore di possibili arbitraggi normativi, mentre resta forte l’attesa di una disciplina nell’ambito del lending. Alcune novità regolamentari, intanto, iniziano a farsi spazio, a partire dalla possibilità per i portali autorizzati di collocare titoli di debito e di offrire delle “vetrine” per la compravendita delle azioni sottoscritte. “Bisogna bilanciare la libertà d’iniziativa con la tutela del risparmio”, frena Toni Marcelli della segreteria tecnica di Consob, che anticipa: “la consultazione si chiuderà il 20 luglio. Finora è pervenuta un’unica osservazione, ma in genere arrivano sempre a ridosso del termine. Entro la terza settimana di settembre il regolamento potrebbe essere approvato”.

Ma cosa dobbiamo aspettarci per il futuro? “Sulla parte equity pensiamo che siamo alla fase 2.0, con le prime exit, i primi dividendi e i primi write-off. Prevediamo una raccolta nel 2019 vicina ai 60 milioni, e un target raggiungibile di 80 milioni nel 2020”, spiega Giancarlo Giudici, positivo anche sul lending: “Prevediamo fra un anno il sorpasso del segmento business rispetto a quello consumer, e un target raggiungibile di 130 milioni di euro”.

Rita Annunziata
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